C’è una scena in un film francese in concorso al Festival di Cannes 2026. Un anziano scrittore vive isolato in montagna, in una casa-eremo. Due donne arrivano. Una lo intervista. Lui parla della solitudine, della vecchiaia, della vita.
L’anziano scrittore è Erri De Luca. E nel film interpreta, più o meno, sé stesso.
“Sono poco più di una comparsa. È una piccola parte tagliata su misura. Quando la regista mi ha chiesto di partecipare mi è sembrato di poterlo fare. L’idea di passare qualche giorno da ospite in montagna mi ha attirato”, ha detto all’ANSA minimizzando, com’è nel suo stile. Il film si chiama La Vie d’une Femme della regista francese Charline Bourgeois-Tacquet — uno dei titoli in gara per la Palma d’Oro.
Poche settimane dopo, da Gerusalemme, ha rilasciato un’intervista al quotidiano israeliano Israel Hayom che ha fatto molto più rumore del cameo cinematografico. “Sono sionista e lo dico ad alta voce. Applicare il termine genocidio a Gaza è una distorsione storica.” Parole che nell’establishment culturale italiano hanno l’effetto di una pietra tirata in uno stagno.
Erri De Luca, del resto, non ha mai cercato il consenso facile.
Chi è Erri De Luca
All’anagrafe si chiama Enrico De Luca. È nato a Napoli il 20 maggio 1950 — ha appena compiuto 76 anni. Il soprannome Erri viene dallo zio Harry — una italianizzazione di quell’H americana che nella Napoli del dopoguerra suonava esotica e moderna.
Cresce in un appartamento borghese del quartiere Chiaia. Il padre tiene i libri ordinati lungo le pareti di uno stanzino — “materiale isolante ma anche protettivo e cordiale”, scriverà lui più tardi. Quella biblioteca infantile lo forma prima ancora che cominci la scuola vera. Liceo classico Umberto I a Napoli. Poi, nel 1968, la valigia e Roma.
Lotta Continua, gli anni duri e i mille mestieri
A Roma aderisce a Lotta Continua, il movimento di estrema sinistra che in quegli anni agita le piazze italiane. Ne diventa il responsabile capitolino. Otto anni di impegno militante, poi nel 1976 la scelta di uscire dalla politica — senza rimpianti pubblici, senza rinnegamenti rumorosi. Semplicemente, se ne va.
E inizia a lavorare con le mani. Operaio, muratore, magazziniere, camionista. Non per necessità letteraria — per necessità vera. Vive così per anni, in Italia e all’estero. Durante la guerra della ex Jugoslavia fa l’autista di convogli umanitari. Va dove c’è bisogno.
Nel frattempo studia da solo, come ha sempre fatto. Russo, yiddish, swahili, ebraico antico. Non per vantarsi — per leggere i testi originali. Traduce parti della Bibbia direttamente dall’ebraico, un lavoro che considera tra i più importanti della sua vita.
I libri: da Montedidio al Nobel mancato
Il primo romanzo arriva nel 1989 — Non ora, non qui, rievocazione dell’infanzia napoletana. Viene tradotto in francese, inglese, spagnolo e altre trenta lingue. Da quel momento pubblica quasi ogni anno, sempre con la stessa voce — densa, essenziale, senza parole di troppo.
I libri più famosi sono Montedidio (2001, Prix Femina étranger), In nome della madre (2006), Il giorno prima della felicità (2009), I pesci non chiudono gli occhi (2011). Ha scritto anche teatro, poesia, saggi. In tutto, decine di titoli pubblicati da Feltrinelli.
I premi internazionali sono tanti — il Prix France Culture, il Prix Laure Bataillon, il Premio Petrarca in Germania, il Prix Européen de la Littérature. Il Nobel non è mai arrivato, ma il suo nome è circolato nelle discussioni a Stoccolma. Nel 2009 il Corriere della Sera lo ha definito “lo scrittore d’Italia del decennio”.
Più di recente, il documentario L’Età Sperimentale — scritto e interpretato da lui — è andato su RaiPlay nel gennaio 2025.
La montagna, la scalata, il corpo
C’è un aspetto di Erri De Luca che sorprende chi lo conosce solo attraverso i libri. È un alpinista serio — non un escursionista della domenica. Scala da decenni, conosce le Alpi come le conosce la grammatica ebraica. La montagna non è per lui un’immagine poetica ma un posto fisico dove va davvero, spesso da solo, in silenzio.
Questo spiega il cameo nel film di Cannes — quando la regista gli ha proposto una parte ambientata in una casa di montagna, ha detto sì quasi istintivamente. “L’idea di passare qualche giorno in montagna mi ha attirato.” La recitazione era secondaria.
La vita privata: solo e senza rimpianti
Non si è mai sposato. Non ha figli — o meglio, c’è una storia dolorosa che ha raccontato raramente: in gioventù una compagna aspettava un figlio, ha scelto di abortire senza avvisarlo. De Luca ne ha parlato con una compostezza che dice tutto sulla sua capacità di tenere il dolore dentro.
“Quelle poche volte che mi è capitato di arrivare sull’orlo del matrimonio sono stato respinto. Provvidenzialmente respinto”, ha detto a Repubblica con quella vena di ironia amara che attraversa molte sue dichiarazioni.
Vive in una casa in campagna, fuori da Roma. Nessun profilo social attivo. Nessuna apparizione televisiva non necessaria. Una vita costruita per assomigliare ai suoi libri — essenziale, verticale, senza orpelli.
Le posizioni scomode
De Luca non appartiene a nessun campo. È stato di sinistra radicale, poi se n’è andato. Ha sostenuto i No TAV e ha rischiato un processo per incitamento al sabotaggio — assolto nel 2015. Ha partecipato a missioni umanitarie nei Balcani. Ha imparato l’ebraico e tradotto la Bibbia. E ora da Gerusalemme dice che è sionista — in un momento in cui quella parola nel mondo culturale italiano funziona come una scomunica.
“In Italia il sionismo è una maledizione, un insulto che ti lanciano per segnare i confini di ciò che è inaccettabile. Per me è il riconoscimento più semplice del diritto degli ebrei a una patria nazionale.”
Difficile da incasellare. Impossibile da ignorare.
FAQ
Chi è Erri De Luca? Scrittore, poeta, traduttore e giornalista italiano. Nato a Napoli il 20 maggio 1950, ha pubblicato il primo romanzo nel 1989 ed è tradotto in oltre trenta lingue. Ha 76 anni.
Qual è il vero nome di Erri De Luca? Enrico De Luca. Il soprannome Erri deriva dal nome dello zio Harry, italianizzato.
Erri De Luca è sposato? No. Non si è mai sposato e non ha figli. Ha detto in un’intervista: “Quelle poche volte che mi è capitato di arrivare sull’orlo del matrimonio sono stato respinto. Provvidenzialmente.”
Qual è il libro più famoso di Erri De Luca? Montedidio (2001), che ha vinto il Prix Femina étranger in Francia. Tra i più letti anche In nome della madre, I pesci non chiudono gli occhi e Il giorno prima della felicità.
Cosa ha fatto Erri De Luca a Cannes 2026? Ha recitato in un cameo nel film La Vie d’une Femme della regista francese Charline Bourgeois-Tacquet, in concorso per la Palma d’Oro. Interpreta uno scrittore solitario che vive in montagna.
Perché Erri De Luca ha fatto discutere nel 2026? Ha rilasciato un’intervista al quotidiano israeliano Israel Hayom da Gerusalemme dichiarandosi apertamente sionista e negando che la situazione a Gaza possa essere definita genocidio. Posizioni controcorrente rispetto al mainstream culturale italiano.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






