Leonarda “Dina” Alberizia ha 67 anni, ed è un’ ‘ex insegnante originaria di Albugnano, in provincia di Asti. E’ conosciuta, oltre che come docente, come attivista: sono tantissimi i progetti umanitari in cui ha collaborato, dedicandosi in particolare al sostegno della popolazione palestinese. Ma più in generale di coloro che sono colpiti dai conflitti. Il suo nome è finito al centro delle cronache nelle ultime ore dopo la scomparsa dei contatti con il convoglio internazionale “Global Sumud Flotilla”. Erano partiti con l’obiettivo di raggiungere Gaza trasportando medicinali, beni di prima necessità e aiuti destinati ai civili.
Il viaggio verso Gaza e il fermo in Libia
La strada era chiara, forse non semplice: si sarebbe attraversato il Nord Africa per arrivare fino al valico di Rafah, passando dalla Libia e poi dall’Egitto. Il convoglio, composto da attivisti e volontari provenienti da diversi Paesi, si è però trovato bloccato nella parte orientale della Libia. L’area è nota per il controllo esercitato dalle forze del generale Khalifa Haftar.
Gli organizzatori informano: il gruppo sarebbe stato fermato nei pressi di Sirte da uomini armati. In quel momento Dina, insieme ad altri attivisti, avrebbe cercato di ottenere le autorizzazioni necessarie per consentire al convoglio di proseguire il viaggio verso Gaza. Poco dopo, però, i contatti con alcuni membri della missione si sono improvvisamente interrotti.
Il trasferimento a Bengasi
Nelle ore successive sono emerse informazioni più precise sulla vicenda. Dina sarebbe stata fermata insieme all’attivista pugliese Centrone e trasferita a Bengasi dalle autorità della Libia orientale. Secondo le ricostruzioni diffuse dai media, ai due verrebbe contestato l’ingresso in un’area sottoposta a controlli particolarmente rigidi senza le necessarie autorizzazioni di sicurezza. Per questo motivo rischierebbero ora l’espulsione e il rimpatrio in Italia. La Farnesina si è subito attivata attraverso i canali diplomatici per verificare le loro condizioni e garantire assistenza consolare.
Le tensioni attorno alla missione umanitaria
La vicenda si inserisce in un contesto già molto delicato. Nei giorni scorsi diversi partecipanti alla “Global Sumud Flotilla” avevano raccontato di controlli continui, intimidazioni e momenti di forte tensione durante il passaggio in Libia. Alcuni attivisti hanno parlato anche di aggressioni e di sgomberi forzati nelle aree in cui il convoglio si era fermato temporaneamente. Prima dell’interruzione dei contatti, la stessa Alberizia aveva descritto le difficoltà incontrate dal gruppo, spiegando che i volontari erano bloccati in una situazione sempre più complicata e senza certezze sulla possibilità di proseguire il viaggio.
L’ansia ad Albugnano
Ad Albugnano, il piccolo centro dell’Astigiano dove Dina Alberizia è molto conosciuta, cresce intanto l’apprensione per quanto sta accadendo. Amici, conoscenti e associazioni seguono con attenzione gli sviluppi della vicenda, nella speranza che la situazione possa risolversi rapidamente e che l’attivista possa rientrare presto in Italia.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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