La malattia INPS 2026 torna al centro dell’attenzione, e non per un dettaglio da poco. Il punto non è solo l’assenza dal lavoro per motivi di salute, ma tutto quello che ruota intorno: certificato medico, visita fiscale, domicilio di reperibilità, controlli più rapidi e sanzioni.
E qui bisogna essere chiari subito: non basta avere il certificato per sentirsi al sicuro. Il lavoratore deve controllare che i dati siano corretti, deve rispettare le fasce di reperibilità, deve comunicare eventuali cambi di indirizzo e deve sapere cosa succede se il medico fiscale non lo trova a casa.
La novità più importante del 2026 è il rafforzamento del sistema dei controlli. Le aziende hanno strumenti più digitali per chiedere le visite fiscali, l’INPS ha procedure più tracciate e l’intero meccanismo diventa più veloce. Insomma, meno margine per errori, dimenticanze o leggerezze.
Malattia INPS 2026
La malattia INPS è la tutela prevista per il lavoratore che, a causa di un problema di salute, non può svolgere temporaneamente la propria attività. Il diritto all’indennità, però, non nasce in automatico da una semplice comunicazione al datore di lavoro.
Serve il certificato medico di malattia, rilasciato dal medico curante e trasmesso telematicamente all’INPS. Da quel momento parte il periodo di prognosi, cioè i giorni in cui il lavoratore risulta assente per malattia.
Ma attenzione: il lavoratore deve verificare che nel certificato siano corretti almeno due elementi fondamentali: i dati anagrafici e il domicilio di reperibilità. Un errore sull’indirizzo può creare problemi seri, soprattutto se viene disposta una visita fiscale.
La malattia, quindi, non è solo una questione sanitaria. È anche una procedura amministrativa precisa, con regole da rispettare dall’inizio alla fine.
Certificato medico
Il certificato di malattia viene normalmente inviato online dal medico all’INPS. Il lavoratore non deve consegnare l’attestato al datore di lavoro se la trasmissione telematica è andata a buon fine, perché l’azienda può consultarlo tramite i servizi dedicati.
Diverso è il caso in cui il certificato venga rilasciato in modalità cartacea. Può accadere in situazioni eccezionali, ad esempio per problemi tecnici o impossibilità di invio telematico. In quel caso il lavoratore deve muoversi subito: il certificato va presentato o inviato all’INPS e l’attestato al datore di lavoro entro due giorni dal rilascio.
Il ritardo non è una formalità. Può comportare la perdita del diritto all’indennità per i giorni non giustificati. Ecco perché una delle prime cose da fare è controllare sempre il numero di protocollo del certificato e conservare ogni riferimento utile.
Visite fiscali INPS
La visita fiscale INPS serve a verificare l’effettiva incapacità temporanea al lavoro. Può essere richiesta dal datore di lavoro oppure disposta direttamente dall’INPS.
Nel 2026 il tema diventa ancora più delicato perché il sistema dei controlli viene rafforzato. I datori di lavoro possono utilizzare procedure digitali per inviare la richiesta, consultare lo stato della visita, verificarne l’esito e annullare una richiesta non ancora eseguita.
Detta in modo semplice: chiedere e seguire una visita fiscale diventa più pratico. Questo non significa che ogni malattia verrà controllata, ma significa che il sistema è meno lento e più organizzato.
Per il lavoratore corretto non cambia il diritto alla tutela. Cambia però l’attenzione richiesta: durante la malattia bisogna sapere dove si deve stare, quando bisogna essere reperibili e cosa fare se si deve uscire per motivi giustificati.
Orari di reperibilità
Gli orari delle visite fiscali restano un punto fondamentale. Il lavoratore deve essere reperibile al domicilio indicato nel certificato nelle fasce:
dalle 10 alle 12
dalle 17 alle 19
Queste fasce valgono per tutti i giorni indicati nel certificato, compresi sabato, domenica e festivi. È qui che spesso nasce l’errore: molti pensano che nei giorni festivi la visita fiscale non possa arrivare. Invece può arrivare eccome.
Durante quelle fasce il lavoratore deve farsi trovare all’indirizzo comunicato. Se deve assentarsi per una visita medica urgente, un accertamento non rinviabile o un motivo serio e documentabile, dovrà poi essere in grado di giustificare l’assenza.
Fuori dalle fasce di reperibilità, in linea generale, il lavoratore può uscire, sempre rispettando lo stato di salute e le indicazioni mediche. Ma dentro quelle finestre orarie la presenza al domicilio è decisiva.
Cambio domicilio
Altro punto spesso sottovalutato: il cambio del domicilio di reperibilità.
Se durante la malattia il lavoratore deve spostarsi in un altro indirizzo, non basta avvisare un collega o mandare un messaggio informale. Bisogna comunicarlo correttamente sia al datore di lavoro, secondo le regole previste dal contratto, sia all’INPS attraverso il servizio dedicato.
Questo passaggio è essenziale perché il medico fiscale si presenta all’indirizzo indicato. Se il lavoratore si trova altrove e la comunicazione non è stata fatta in tempo, il rischio è di risultare assente alla visita.
E qui nasce il problema: anche se la malattia è reale, anche se il lavoratore sta davvero male, un errore nella comunicazione dell’indirizzo può far scattare conseguenze economiche.
Sanzioni malattia
Le sanzioni in caso di assenza ingiustificata alla visita fiscale possono essere pesanti.
Alla prima assenza non giustificata, il lavoratore rischia il mancato indennizzo fino a un massimo di dieci giorni di calendario dall’inizio dell’evento di malattia.
Alla seconda assenza non giustificata, può scattare la perdita del 50% dell’indennità per il restante periodo di malattia.
Alla terza assenza non giustificata, il rischio diventa ancora più serio: perdita totale dell’indennità dalla data della terza assenza.
Il medico fiscale, se non trova il lavoratore al domicilio, lascia normalmente un invito per la visita ambulatoriale. Anche questo appuntamento non va ignorato, perché l’assenza alla visita ambulatoriale può aggravare la posizione del lavoratore.
Indennità INPS
Per i lavoratori dipendenti, l’indennità di malattia segue regole precise. In molti casi i primi tre giorni, chiamati periodo di carenza, possono essere a carico del datore di lavoro se previsto dal contratto collettivo applicato.
Dal quarto giorno può intervenire l’indennità INPS. In linea generale, l’importo è pari al 50% della retribuzione media giornaliera dal quarto al ventesimo giorno e al 66,66% dal ventunesimo al centottantesimo giorno.
Bisogna però fare attenzione: il trattamento può cambiare in base alla categoria, al contratto collettivo, al settore e ad eventuali integrazioni aziendali. Per questo non sempre due lavoratori in malattia ricevono esattamente lo stesso trattamento economico.
Il punto centrale resta uno: l’indennità è legata alla correttezza della procedura. Certificato, reperibilità e controlli non sono aspetti separati, ma parti dello stesso sistema.
Gestione Separata
Per gli iscritti alla Gestione Separata INPS, le regole sono diverse rispetto ai lavoratori dipendenti. L’indennità spetta solo se ci sono determinati requisiti contributivi e reddituali.
Nel 2026 gli importi giornalieri dell’indennità di malattia per la Gestione Separata sono collegati alle mensilità di contribuzione accreditate nei dodici mesi precedenti l’evento.
Con 1-4 mensilità di contributi, l’indennità giornaliera è pari a 26,80 euro.
Con 5-8 mensilità, sale a 40,21 euro.
Con 9-12 mensilità, arriva a 53,61 euro.
Per la degenza ospedaliera o per alcune situazioni equiparate, gli importi sono più alti: 53,61 euro, 80,41 euro e 107,22 euro, sempre in base ai contributi accreditati.
Anche qui, però, non basta il certificato. Per alcune prestazioni può essere necessaria una domanda specifica, soprattutto in caso di degenza ospedaliera o situazioni particolari.
Aziende e UNIEMENS
La stretta del 2026 riguarda anche le aziende. Dal mese di competenza marzo 2026 sono operative nuove modalità di esposizione degli eventi di malattia e del conguaglio dell’indennità economica nel flusso UNIEMENS.
Per le aziende private significa una gestione più precisa dei dati legati alle assenze per malattia. In fase transitoria è possibile indicare, in alternativa al protocollo del certificato, la data di inizio malattia o, in casi eccezionali, un valore specifico previsto dalla procedura.
Sembra un dettaglio tecnico, ma non lo è. Queste comunicazioni servono a collegare correttamente assenza, certificazione, indennità e conguaglio contributivo. Più il sistema è digitale, più diventa importante che ogni informazione sia coerente.
Numeri in crescita
Il tema della malattia INPS è così caldo anche per i numeri. Nel secondo semestre 2025 i certificati medici di malattia hanno superato quota 14 milioni, con un aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La grande maggioranza dei certificati riguarda il settore privato, mentre le visite fiscali effettuate nello stesso semestre sono state circa 399 mila. Anche le visite di controllo risultano in aumento.
Il dato racconta bene il quadro: da una parte milioni di certificati ogni semestre, dall’altra un sistema che cerca di rendere più efficace la verifica delle assenze. Non per negare il diritto alla malattia, ma per distinguere la tutela legittima dagli abusi.
E forse è proprio questo il punto: la malattia resta un diritto, ma nel 2026 diventa ancora più importante rispettare ogni passaggio.
Cosa ricordare
La prima cosa da ricordare è semplice: il certificato medico deve essere corretto. Nome, dati personali e domicilio di reperibilità vanno controllati subito.
La seconda: durante la malattia bisogna rispettare le fasce di reperibilità, anche nei giorni festivi.
La terza: se si cambia indirizzo, bisogna comunicarlo prima e in modo corretto.
La quarta: un’assenza ingiustificata alla visita fiscale può costare cara, fino alla perdita dell’indennità.
La quinta: per aziende e lavoratori il sistema è sempre più digitale, quindi ogni dato inserito può pesare.
La malattia INPS 2026, insomma, non cancella tutele e diritti. Ma chiede più attenzione. E questa volta l’errore più piccolo può diventare un problema molto concreto.
FAQ
Quali sono gli orari delle visite fiscali INPS nel 2026?
Gli orari sono 10-12 e 17-19, tutti i giorni indicati nel certificato di malattia, compresi sabato, domenica e festivi.
Gli orari valgono anche per i dipendenti pubblici?
Sì, le fasce di reperibilità sono uniformate e valgono sia per il settore pubblico sia per il settore privato.
Cosa succede se il medico fiscale non mi trova a casa?
Se l’assenza non viene giustificata, possono scattare sanzioni economiche: dalla perdita dell’indennità fino a dieci giorni, al taglio del 50%, fino allo stop totale nei casi più gravi.
Posso cambiare domicilio durante la malattia?
Sì, ma il cambio va comunicato correttamente al datore di lavoro e all’INPS. Se il medico fiscale va al vecchio indirizzo e non trova nessuno, possono nascere problemi.
Il certificato cartaceo è ancora valido?
Sì, ma solo nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico. In quel caso va inviato all’INPS e al datore di lavoro entro due giorni dal rilascio.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






