I numeri, questa volta, fanno rumore. Non perché cambino tutto da un giorno all’altro, ma perché raccontano una cosa molto chiara: la partita politica italiana è tornata sul filo. Il centrodestra recupera terreno, il campo largo resta davanti ma di pochissimo, e Fratelli d’Italia continua a guardare tutti dall’alto.
La fotografia degli ultimi sondaggi politici del 21 maggio 2026 consegna un quadro tutt’altro che immobile. Giorgia Meloni resta saldamente alla guida del primo partito italiano, Elly Schlein tiene il Partito Democratico sopra il 22% in alcune rilevazioni, Giuseppe Conte con il Movimento 5 Stelle resta ago della bilancia, ma perde slancio proprio nella fase in cui il campo largo avrebbe bisogno di ogni decimale.
E allora la domanda è inevitabile: se si votasse oggi, chi vincerebbe davvero? La risposta, almeno guardando le ultime medie, è meno scontata di quanto sembri.
Centrodestra in rimonta: il dato che cambia il clima politico
La Supermedia aggiornata al 21 maggio 2026 fotografa un centrodestra in recupero. La coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati arriva al 44,9%, guadagnando un punto rispetto alla rilevazione precedente.
Il campo largo, invece, scende al 45,2%. La distanza? Appena 0,3 punti. Praticamente nulla, se si considera il margine di errore fisiologico dei sondaggi.
Questo è il dato politico più forte: il centrosinistra allargato è ancora avanti, ma il vantaggio si è quasi azzerato. Fino a poche settimane fa sembrava che l’alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Italia Viva potesse mettere davvero pressione alla maggioranza. Ora il centrodestra torna a respirare.
A trainare il recupero sono soprattutto Fratelli d’Italia e Lega. FdI sale al 28,2%, con un progresso dello 0,4%, mentre la Lega cresce fino al 7,1%, guadagnando mezzo punto. Forza Italia si muove poco ma resta sopra l’8%, al 8,3%.
Il segnale è chiaro: la coalizione di governo non è in fuga, ma è ancora pienamente competitiva.
Meloni resta prima: Fratelli d’Italia non molla la vetta
Il dato più stabile, ormai da mesi, è uno: Fratelli d’Italia resta il primo partito del Paese. Nella Supermedia è al 28,2%, nel sondaggio SWG per TgLa7 è al 28,5%, mentre nella rilevazione Noto per Porta a Porta arriva addirittura al 29,5%.
Quasi il 30%. Non è un dettaglio.
Nel sondaggio Noto, FdI guadagna mezzo punto rispetto alla precedente rilevazione e allunga sul Partito Democratico, fermo al 21,5%. Il distacco tra i due principali partiti sale così a 8 punti pieni. Una distanza pesante, soprattutto sul piano simbolico.
Certo, non tutti gli istituti raccontano la stessa identica dinamica. SWG, ad esempio, segnala un piccolo calo di FdI, che scende al 28,5%. Ma anche in quel caso il partito di Meloni resta nettamente primo.
La sostanza non cambia: la premier conserva un capitale elettorale robusto, anche in una fase in cui il centrodestra deve fare i conti con tensioni interne, concorrenza a destra e una Lega che prova a rialzarsi.
Il Pd tiene, ma non basta ancora per agganciare FdI
Il Partito Democratico resta il secondo partito italiano. Nella Supermedia è al 22,2%, nel sondaggio SWG sale sempre al 22,2%, mentre per Noto scende al 21,5%.
Numeri non drammatici, anzi. Il Pd si mantiene stabilmente sopra il 21-22%, ma il problema politico resta sempre lo stesso: Schlein non riesce ancora ad avvicinarsi davvero a Meloni.
Il distacco da Fratelli d’Italia oscilla tra i 6 e gli 8 punti, a seconda della rilevazione. Troppo per parlare di duello diretto tra i due partiti, abbastanza per dire che il Pd è ancora il perno dell’opposizione.
La vera forza del Pd, però, non sta solo nel suo dato singolo. Sta nella possibilità di costruire una coalizione larga. Ed è qui che il discorso diventa interessante.
Perché sommando Pd, M5S, AVS, +Europa e Italia Viva, il campo largo arriva intorno al 45-46%. In pratica: da solo il Pd non aggancia Meloni, ma dentro una coalizione può contendere il governo al centrodestra.
M5S, il partito che può decidere tutto
Il Movimento 5 Stelle è il vero snodo della partita. Non è primo, non è secondo, ma senza il M5S il campo largo non esiste.
La Supermedia lo dà al 12,5%, in calo di 0,7 punti. SWG lo vede sempre al 12,5%, ma in crescita rispetto alla settimana precedente. Noto lo colloca al 13%, con un arretramento di mezzo punto.
Insomma, il Movimento di Giuseppe Conte resta tra il 12 e il 13%, una fascia che può sembrare lontana dai vecchi tempi d’oro, ma che oggi vale tantissimo. Senza quel pacchetto di voti, il centrosinistra allargato non sarebbe competitivo contro il centrodestra.
Il punto è un altro: il M5S può essere alleato stabile del Pd? Nei numeri sì. Nella politica quotidiana, molto meno facilmente. Le distanze su temi economici, internazionali e identitari restano evidenti. Eppure, guardando i sondaggi, una cosa appare lampante: se Pd e M5S corrono separati, il centrodestra parte favorito. Se corrono insieme, la sfida diventa apertissima.
Non è curioso? Il partito che non guida la coalizione potrebbe essere proprio quello che decide se la coalizione può vincere.
Lega e Forza Italia, la battaglia dentro il centrodestra
Nel centrodestra si muove anche la sfida interna tra Lega e Forza Italia. La Supermedia vede Forza Italia al 8,3% e la Lega al 7,1%. Ma il sondaggio Noto racconta un’altra fotografia: entrambi i partiti sono al 7%.
È un passaggio da non sottovalutare. Forza Italia negli ultimi mesi aveva spesso superato la Lega, diventando la seconda forza della coalizione. Ora Salvini prova a recuperare terreno, mentre Tajani deve difendere lo spazio moderato.
La Lega, secondo la Supermedia, cresce di mezzo punto, il miglior movimento tra i partiti principali del centrodestra. Una piccola risalita che può avere due letture: da un lato la Lega prova a ricompattare il suo elettorato; dall’altro deve fare i conti con la concorrenza di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che in alcune rilevazioni oscilla tra il 3,6% e il 4,1%.
Ed è proprio qui che la destra si complica. Perché Vannacci, correndo da solo, può togliere voti soprattutto nell’area più identitaria, andando a pescare tra ex leghisti, delusi e astensionisti. Una sigla al 3-4% non governa da sola, ma può pesare molto sugli equilibri.
AVS stabile, Italia Viva e Azione sotto osservazione
Alleanza Verdi e Sinistra resta in una fascia solida per un partito medio-piccolo: 6,5% nella Supermedia, 6,7% per SWG, 5,5% per Noto. Non è un dettaglio, perché AVS può diventare decisiva nella costruzione di un campo largo competitivo.
Più complicata la situazione nell’area centrista e riformista. Azione viene stimata al 3% nella Supermedia, al 3,5% da SWG, al 2% da Noto. Italia Viva si muove intorno al 2,4-2,5%. +Europa resta più bassa, intorno all’1-1,5%.
Qui il tema non è solo numerico. È politico: questi partiti staranno dentro il campo largo, correranno separati o cercheranno un terzo spazio? La risposta può spostare parecchio, perché in uno scenario in cui le coalizioni sono separate da pochi decimali, anche un partito al 2% può diventare decisivo.
Campo largo avanti, ma il vantaggio è fragilissimo
Demopolis offre una lettura molto interessante: il campo largo viene stimato al 45,8%, mentre il centrodestra è al 45,3%. Anche qui, equilibrio quasi perfetto.
Secondo questa fotografia, la coalizione progressista avrebbe un piccolo vantaggio, ma non abbastanza da sentirsi tranquilla. Il punto debole è sempre lo stesso: chi guida il campo largo?
Tra gli elettori progressisti, più della metà ritiene necessarie le primarie per scegliere il candidato premier. E questo racconta una cosa semplice: l’elettorato anti-centrodestra esiste, ma vuole capire chi dovrebbe rappresentarlo.
Schlein? Conte? Una figura terza? Una candidatura civica? La questione non è secondaria, perché i numeri dicono che la coalizione può competere, ma la politica deve ancora darle una forma credibile.
Il dato nascosto: indecisi e astensione possono ribaltare tutto
C’è poi il grande convitato di pietra: chi non vota o non sa ancora cosa votare.
SWG segnala una quota di non espressi intorno al 27%. È un dato enorme. Vuol dire che più di un elettore su quattro, al momento, non si colloca chiaramente in uno schieramento.
E qui i sondaggi vanno letti con cautela. Perché un conto è misurare le intenzioni di voto oggi, un altro è capire cosa succede in campagna elettorale, davanti a nomi, programmi, alleanze e candidature reali.
Il centrodestra parte con un vantaggio importante: ha già una leadership riconoscibile. Il campo largo, invece, ha una potenziale somma competitiva, ma deve dimostrare di essere qualcosa di più di una semplice addizione di sigle.
Il quadro politico oggi: chi sale e chi scende
Mettendo insieme le rilevazioni più recenti, il quadro è questo: Fratelli d’Italia resta primo, il Pd tiene la seconda posizione, il M5S resta indispensabile ma non decolla, la Lega prova a risalire, Forza Italia difende il suo spazio moderato, mentre Futuro Nazionale continua a essere una variabile nuova e scomoda per il centrodestra.
Il campo largo ha numeri interessanti, ma deve ancora risolvere il nodo più importante: la leadership. Il centrodestra, invece, ha una guida chiara, ma deve gestire la concorrenza interna e la frammentazione alla sua destra.
La vera notizia, quindi, è questa: la politica italiana è tornata a essere una corsa sul filo dei decimali. Non c’è un vincitore certo, non c’è una coalizione davvero dominante, non c’è una partita chiusa.
FAQ
Chi è il primo partito nei sondaggi politici di oggi?
Il primo partito resta Fratelli d’Italia, che nelle ultime rilevazioni si muove tra il 28% e quasi il 30%, a seconda dell’istituto.
Il centrodestra è davanti al campo largo?
Non sempre. Le ultime medie danno il campo largo leggermente avanti, ma con un margine minimo. In alcune rilevazioni le due coalizioni sono praticamente alla pari.
Quanto vale oggi il Partito Democratico?
Il Pd oscilla intorno al 21,5-22,2%. Resta il secondo partito italiano, ma ancora distante da Fratelli d’Italia.
Il Movimento 5 Stelle è ancora decisivo?
Sì. Il M5S si muove tra il 12,5% e il 13% e resta fondamentale per rendere competitivo il campo largo.
Perché Futuro Nazionale può cambiare gli equilibri?
Perché viene stimato intorno al 3,6-4,1% e può sottrarre voti soprattutto all’area di centrodestra, in particolare alla Lega e a una parte dell’elettorato più identitario.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






