Pietro Bertino morto a 49 anni: addio al ricercatore che combatteva il mesotelioma, Alessandria sotto choc

Daniela Devecchi

Pietro Bertino morto a 49 anni: addio al ricercatore che combatteva il mesotelioma, Alessandria sotto choc

Pietro Bertino è morto a soli 49 anni, e ad Alessandria il suo nome non era quello di un professionista qualunque. Era un biologo, un ricercatore, un uomo che aveva legato buona parte della sua vita allo studio del mesotelioma maligno, una malattia che in Piemonte, soprattutto tra Alessandria e il Monferrato, non è mai stata solo una parola medica.

Era nato ad Alessandria il 17 luglio 1976. Si è spento nella sua città il 16 maggio 2026. L’ultimo saluto si è tenuto martedì 19 maggio nella Sala del Commiato della Casa Funeraria di via Parini, mentre il rosario era stato recitato nella chiesa parrocchiale di Spinetta Marengo.

Ma dietro le date, dietro le formule del lutto, c’è una storia molto più grande. Quella di un ricercatore che era partito, aveva studiato, era arrivato fino alle Hawaii, e poi aveva riportato a casa competenze e progetti su una delle battaglie sanitarie più dolorose del territorio.

Chi era Pietro Bertino: dagli studi ad Alessandria alla ricerca internazionale

Pietro Bertino aveva una formazione scientifica solida. Era laureato in Scienze Biologiche all’Università del Piemonte Orientale di Alessandria, aveva proseguito con una specializzazione in Igiene all’Università di Milano e un dottorato a Novara. Un percorso costruito passo dopo passo, senza scorciatoie, fino alla ricerca internazionale.

Dal 2007 aveva lavorato negli Stati Uniti, dedicandosi allo studio del mesotelioma. Il suo nome è stato legato alla John A. Burns School of Medicine dell’Università delle Hawaii, dove aveva ricoperto il ruolo di Associate Research Professor nel Department of Cell & Molecular Biology.

La battaglia contro il mesotelioma

Il nome di Pietro Bertino era associato soprattutto alla ricerca sul mesotelioma maligno, tumore raro e aggressivo spesso collegato all’esposizione all’amianto. Una patologia che ha ferito profondamente il territorio alessandrino e casalese, lasciando dietro di sé famiglie, storie, processi, attese e speranze.

Bertino lavorava allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche, in particolare attraverso studi preclinici. Tra i filoni più importanti c’era quello legato alla galectina-9, una molecola studiata per il suo ruolo nei meccanismi del tumore e nella risposta immunitaria.

Il suo lavoro riguardava anche l’anticorpo P4D2, capace nei modelli sperimentali di agire sulle cellule di mesotelioma e di influenzare il sistema immunitario. In parole più semplici: la sua ricerca cercava nuove strade per colpire il tumore non solo direttamente, ma anche stimolando una risposta più efficace dell’organismo.

Non erano studi facili da raccontare al grande pubblico. Eppure il senso era chiarissimo: trovare possibilità nuove dove per anni ce ne sono state troppo poche.

Il ritorno in Piemonte e il lavoro nei Laboratori DAIRI

Dopo gli anni negli Stati Uniti, Bertino aveva rafforzato il suo legame con l’Italia e con Alessandria. Era stato Coordinatore della Ricerca dei Laboratori DAIRI dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, realtà impegnata nelle attività integrate di ricerca e innovazione.

Il suo lavoro si inseriva in un percorso ampio, fatto di collaborazioni tra ospedali, università e centri di ricerca. Alessandria non era per lui solo il luogo delle origini: era anche il territorio in cui provare a trasformare la ricerca in qualcosa di concreto, vicino ai pazienti e alle famiglie.

Nel racconto del suo percorso torna spesso un’idea: creare un ponte. Un ponte tra Italia e Stati Uniti, tra laboratorio e ospedale, tra sperimentazione e possibile cura. E non è poco, soprattutto quando si parla di malattie complesse come il mesotelioma.

L’esperienza a Vercelli come Dirigente Biologo

Negli ultimi anni Pietro Bertino aveva lavorato anche nella sanità vercellese. Nel novembre 2023 aveva preso servizio all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli, presso la SCDU Anatomia Patologica, con il ruolo di Dirigente Biologo.

Anche questo dettaglio aiuta a raccontare meglio chi fosse davvero. Non solo un ricercatore da laboratorio internazionale, ma un professionista inserito nella sanità pubblica, con competenze maturate in anni di studio e lavoro sul campo.

Aveva alle spalle circa 14 anni di attività all’Università delle Hawaii, un periodo lungo, significativo, durante il quale si era occupato di ricerca oncologica e immunoterapie legate al mesotelioma pleurico.

Il dolore di colleghi, amici e comunità

La morte di Pietro Bertino ha provocato un cordoglio profondo. Colleghi, amici, professionisti della sanità e cittadini hanno ricordato il valore del suo lavoro e la sua presenza umana.

Tra i ricordi più significativi c’è quello del dottor Antonio Maconi, che ha sottolineato il contributo dato da Bertino soprattutto nell’area del mesotelioma e delle patologie asbesto-correlate.

Parole che pesano, perché arrivano da un ambiente che conosce bene quanto sia difficile fare ricerca, ottenere risultati, tenere insieme speranza e rigore scientifico.

A colpire è anche l’età: 49 anni. Troppo presto. Troppo poco per una vita ancora piena di progetti, per una carriera che aveva già dato molto e poteva ancora dare tantissimo.

La famiglia e l’ultimo saluto

Pietro Bertino lascia la moglie Simona, la mamma Piera, il papà Nino e i familiari che lo hanno accompagnato nel suo percorso. Nel ricordo pubblico della famiglia è emerso anche un ringraziamento agli amici e al personale dell’Hospice Il Gelso di Alessandria, insieme all’indicazione di non portare fiori ma destinare eventuali offerte all’associazione “Fulvio Minetti”.

Un dettaglio sobrio, ma molto umano. Perché spesso, nei momenti più duri, il modo in cui una famiglia sceglie di salutare una persona racconta qualcosa: il bisogno di gratitudine, il desiderio di trasformare il dolore in un gesto utile, la volontà di lasciare una traccia buona.

Perché la sua storia ha colpito così tanto

La morte di Pietro Bertino non è solo la scomparsa di un professionista stimato. Colpisce perché dentro la sua storia c’è qualcosa di simbolico.

Un uomo nato ad Alessandria. Una malattia, il mesotelioma, che ha segnato proprio quel territorio. Una carriera internazionale. Il ritorno in Piemonte. La ricerca di nuove cure. E poi una fine arrivata troppo presto.

È una vicenda che tocca scienza e comunità, ospedali e famiglie, ricerca e memoria collettiva. Perché il mesotelioma, in provincia di Alessandria, non è mai stato un tema distante. È entrato nelle case, nei racconti, nella vita reale di tante persone.

Bertino aveva scelto di lavorare proprio lì, in quel punto delicato dove la scienza prova a rispondere a una ferita sociale. Forse è anche per questo che il suo nome, oggi, viene ricordato con tanta commozione.

L’eredità scientifica di Pietro Bertino

Tra pubblicazioni, collaborazioni e progetti, Pietro Bertino lascia un’eredità importante nel campo della ricerca oncologica. I suoi studi hanno riguardato il mesotelioma pleurico maligno, l’immunoterapia, la galectina-9, gli anticorpi sperimentali e possibili approcci vaccinali.

Non tutto, nella ricerca, arriva subito al letto del paziente. Anzi, spesso il percorso è lungo, pieno di tentativi, verifiche, passaggi tecnici, attese. Ma ogni avanzamento serio costruisce un pezzo di strada per chi verrà dopo.

Ed è forse questo il modo più giusto per raccontarlo: non come un nome da ricordare solo nel giorno del lutto, ma come uno di quei ricercatori che hanno lavorato nel silenzio dei laboratori per aprire possibilità nuove.

Pietro Bertino aveva 49 anni. La sua vita si è fermata presto, troppo presto. Ma il suo lavoro resta dentro una battaglia che continua.

FAQ

Chi era Pietro Bertino?
Pietro Bertino era un biologo e ricercatore alessandrino, noto per il suo lavoro sul mesotelioma maligno e per l’attività svolta tra l’Italia e l’Università delle Hawaii.

Quanti anni aveva Pietro Bertino?
Aveva 49 anni. Era nato ad Alessandria il 17 luglio 1976 ed è morto il 16 maggio 2026.

Di cosa si occupava Pietro Bertino?
Ricerca sul mesotelioma maligno, con particolare attenzione a nuove strategie terapeutiche, immunoterapia e studi preclinici.

Dove lavorava Pietro Bertino?
Aveva lavorato all’Università delle Hawaii, nei Laboratori DAIRI dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria e, più recentemente, all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli come Dirigente Biologo.

Quando si è tenuto l’ultimo saluto a Pietro Bertino?
L’ultimo saluto si è tenuto martedì 19 maggio 2026 nella Sala del Commiato della Casa Funeraria di via Parini ad Alessandria.