Ci sono storie che, anche dopo anni, continuano a lasciare la sensazione che qualcosa non torni davvero: quella di Tony Drago è una di queste. Anche perché, l’interesse si è riacceso dopo la recente decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia parlando di indagini non sufficientemente efficaci. Un pronunciamento che, pur non riscrivendo ufficialmente quanto accaduto quella notte, ha riaperto interrogativi importanti.
Chi era Tony Drago
Tony Drago era un giovane militare siciliano originario di Siracusa. Aveva scelto la carriera nell’Esercito con convinzione e prestava servizio nei Lancieri di Montebello, storico reggimento con sede a Roma. Chi lo conosceva racconta di un ragazzo tranquillo, educato, molto legato alla madre e alla famiglia. La sua morte arrivò improvvisa, dentro un luogo che avrebbe dovuto rappresentare sicurezza e disciplina. Fin dalle prime ore successive al ritrovamento del corpo, gli investigatori parlarono di suicidio. Una conclusione che però la famiglia non ha mai accettato. Ed è da lì che comincia una battaglia lunga oltre dieci anni.
“Mio figlio non si è ucciso”: la battaglia di una madre
La madre di Tony, Rosaria Intranuovo, ha sempre sostenuto che il figlio non si sia tolto la vita. Negli anni ha continuato a chiedere nuovi accertamenti, convinta che ci fossero elementi trascurati o mai approfonditi davvero. Interviste, appelli pubblici, partecipazioni televisive: il suo dolore si è trasformato col tempo in una richiesta costante di verità. Una battaglia portata avanti spesso contro archiviazioni, silenzi e porte chiuse. Secondo la famiglia, alcuni dettagli emersi durante le consulenze tecniche non sarebbero mai stati chiariti completamente. Proprio quei dubbi hanno alimentato la convinzione che il caso sia stato liquidato troppo in fretta.
L’archiviazione e i dubbi mai spariti
Nel 2019 la Procura di Roma ha archiviato il caso. Per gli inquirenti non erano emersi elementi sufficienti per sostenere ipotesi diverse dal suicidio. Ma l’archiviazione non ha spento le polemiche. Anzi, per molti ha rappresentato l’inizio di una nuova fase della vicenda, quella combattuta fuori dai tribunali italiani. Assistita dall’avvocato Dario Riccioli, la famiglia ha deciso di rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sostenendo che lo Stato italiano non avesse svolto indagini adeguate sulla morte del giovane militare.
La decisione della Corte Europea
La svolta è arrivata tra il 2025 e il 2026. La Corte di Strasburgo ha infatti condannato l’Italia, ritenendo che le indagini sulla morte di Tony Drago non siano state sufficientemente efficaci. La Corte non ha stabilito cosa accadde realmente quella notte nella caserma romana, ma ha evidenziato criticità investigative considerate incompatibili con gli standard richiesti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Per la famiglia del caporale quella sentenza ha avuto un peso enorme. Non tanto perché abbia risolto il mistero, quanto perché ha riconosciuto che le loro richieste di approfondimento non erano infondate. Dopo anni di battaglie, dolore e porte chiuse, la decisione europea ha riportato il caso al centro dell’attenzione pubblica e mediatica.
Il ritorno a “Chi l’ha visto?”
La puntata di questa sera di Chi l’ha visto? ripercorrerà probabilmente tutte le tappe della vicenda: dalla morte del giovane militare alle battaglie della madre, fino alla recente sentenza europea. La trasmissione potrebbe tornare anche su alcune delle domande rimaste senza risposta in questi anni e sui punti che la famiglia considera ancora oscuri.
Nel tempo il caso Tony Drago è diventato uno dei più discussi tra quelli legati a morti avvenute in ambienti militari. Una storia che continua a colpire proprio perché, nonostante il passare del tempo, resta sospesa tra una verità giudiziaria definita e il dolore di una famiglia che quella verità non l’ha mai riconosciuta come completa. E forse è proprio questo che mantiene viva l’attenzione sul caso: la sensazione che, dietro quella morte avvenuta dentro una caserma romana nel luglio del 2014, ci siano ancora troppe domande rimaste senza risposta.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
www.linkedin.com/in/giorgia-tedesco-b781401b6
Per eventuali rettifiche scrivere a giorgia.tedesco@alphabetcity.it






