Rudy Guede, dalla notte del delitto Meredith Kercher ai nuovi processi: la parabola giudiziaria di uno dei volti piĂą discussi della cronaca italiana

Giorgia Tedesco

Rudy Guede è rimasto inghiottito, forse per sempre, da uno dei casi piĂą cruenti della storia italiana contemporanea. Parliamo proprio dell’omicidio di Meredith , la studentessa inglese uccisa a Perugia. E, benchĂ© siamo certi ve ne ricordiate tutti, oggi dedicheremo un momento a ripercorrere insieme a voi gli ultimi, tragici, vent’anni. Amanda e Raffaele sono stati assolti definitivamente, Guede, invece, è l’unico condannato in via definitiva per il delitto. E, anche se negli anni successivi alla scarcerazione aveva tentato di ricostruirsi una vita, oggi il suo nome, è tornato nei notiziari nazionali.

L’infanzia difficile e l’arrivo in Italia

Rudy ad Abidjan, in Costa d’Avorio, il 26 dicembre 1986. Arriva in Italia da bambino, raggiungendo il padre che viveva già nel nostro Paese. La sua crescita, secondo quanto emerso nel corso degli anni, fu segnata da una situazione familiare complessa e da continui spostamenti. Per un periodo vive a Perugia, dove frequenta ambienti giovanili legati al basket e alle uscite serali universitarie. La sua vita, però, era già attraversata da episodi problematici. Prima del caso Meredith, il suo nome era comparso in alcuni piccoli fatti di cronaca legati a furti e intrusioni in abitazioni e uffici. Elementi che, dopo il delitto Kercher, sarebbero tornati sotto i riflettori durante le indagini.

La notte che sconvolse Perugia

Tutto precipita quando viene ritrovato il corpo di Meredith, la studentessa arrivata a Perugia con il progetto Erasmus. Le indagini concentrano presto l’attenzione su Amanda, allora coinquilina della vittima, sul fidanzato Raffaele e su Rudy. Determinanti per gli inquirenti risultano le tracce biologiche di Guede rinvenute nella stanza della vittima e nel bagno dell’abitazione. Rudy scappa, e dopo alcuni giorni viene arrestato in Germania, a Coblenza. Sotto interrogazione Guede ammette di essere stato nella casa quella notte, assolutamente. Ma sostiene, categoricamente, di non aver ucciso Meredith. Spiegherà, poi, di aver avuto un rapporto intimo con lei e di essersi trovato improvvisamente davanti a una scena di violenza compiuta da altri. Una versione che non convinse i magistrati.

Il processo e la condanna definitiva

Rudy sceglie il rito abbreviato, che gli consente di ottenere uno sconto di pena in caso di condanna. Nel 2008 arriva la prima sentenza. Sono ben 30 anni di carcere, poi ridotti in appello a 16. La Cassazione rende definitiva la condanna nel 2010. Per la giustizia italiana, Guede partecipò materialmente all’omicidio di Meredith Kercher.

Contemporaneamente, prosegue il lunghissimo percorso giudiziario di Amanda e Raffaele. Che però, è completamente diverso. Ci sono condanne, assoluzioni e nuovi processi. Fino alla decisione definitiva della Corte di Cassazione, che assolve entrambi “per non aver commesso il fatto”.

Quel verdetto riaccende inevitabilmente il dibattito pubblico. Se Guede è stato condannato come concorrente nell’omicidio, chi sarebbero allora gli altri responsabili? Una domanda rimasta sospesa nell’opinione pubblica e che continua ancora oggi a dividere commentatori e osservatori del caso.

Gli anni in carcere e il tentativo di ricostruirsi una vita

Durante la detenzione, Guede ottiene progressivamente alcuni benefici previsti dall’ordinamento penitenziario. Lavora, studia e partecipa a programmi di reinserimento sociale. Nel corso degli anni rilascia anche alcune interviste televisive nelle quali continua a proclamarsi estraneo all’omicidio, pur riconoscendo la propria presenza nell’abitazione quella notte.

Nel 2021 termina definitivamente di scontare la pena. Dopo la scarcerazione cerca di mantenere un profilo basso, vivendo principalmente tra Viterbo e altre città del Centro Italia. Per un periodo lavora e prova ad allontanarsi dall’attenzione mediatica che lo aveva accompagnato per oltre un decennio. Ma la sua figura continua inevitabilmente a suscitare interesse pubblico. Ogni apparizione, dichiarazione o indiscrezione sul suo conto torna rapidamente a occupare le pagine di cronaca.

Le nuove accuse e l’inchiesta di Viterbo

Negli ultimi anni il nome di Rudy è tornato dentro un’aula di tribunale. L’ex compagna lo ha denunciato accusandolo di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni. Secondo la ricostruzione, la relazione sarebbe degenerata nel tempo in un rapporto caratterizzato da controllo psicologico e aggressioni. Guede ha respinto tutte le accuse.

L’anno scorso, poi, il giudice per l’udienza preliminare di Viterbo ha disposto il rinvio a giudizio. Il processo è così entrato nel vivo con le prime testimonianze ascoltate in aula. Tra i momenti piĂą delicati ci sono state proprio le dichiarazioni dell’ex compagna, che davanti ai giudici ha ripercorso episodi e dettagli della relazione. Testimonianze che hanno avuto un forte impatto mediatico. E che, inevitabilmente, hanno riportato Guede sotto i riflettori nazionali.

Un nome rimasto simbolo di uno dei casi più controversi d’Italia

A quasi vent’anni dall’omicidio Meredith Kercher, Rudy Guede continua a essere una figura inevitabilmente associata a quella tragedia. Da un lato la condanna definitiva per il delitto di Perugia, dall’altro le nuove accuse ancora al vaglio della magistratura. Rudy torna in scena, alimentando dibattiti, interrogativi e attenzione mediatica. Intanto il nuovo procedimento giudiziario è ancora in corso e sarà il tribunale di Viterbo a stabilire eventuali responsabilità. Fino a una sentenza definitiva, Guede resta formalmente innocente rispetto alle nuove contestazioni.