Raimondo Rossi stava facendo un lavoro semplice, uno di quelli che in tanti conoscono bene: sistemare l’erba vicino casa, prendersi cura di un pezzo di terreno, approfittare della mattinata per mettere ordine. Poi, in pochi istanti, tutto è cambiato. Una perdita di equilibrio, forse un passo falso, forse un malore improvviso. E quella giornata qualunque si è trasformata in una tragedia.
È morto così Raimondo Rossi, 69 anni, pensionato originario di Genova, da alcuni anni residente a Barbagelata, frazione montana del comune di Lorsica, in Val Fontanabuona. L’uomo è precipitato per diversi metri mentre si trovava nei pressi dell’abitazione in cui viveva in affitto insieme al figlio. Le ferite riportate nella caduta si sono rivelate troppo gravi. Dopo il trasporto d’urgenza all’ospedale San Martino di Genova. Eppure Rossi non ce l’ha fatta.
Chi era Raimondo Rossi
Raimondo Rossi aveva 69 anni ed era un pensionato. Era originario di Genova, che da qualche tempo aveva scelto di vivere a Barbagelata, una località immersa nella Val Fontanabuona, zona conosciuta per i suoi paesaggi verdi, le strade strette, i pendii e i borghi arroccati.
La tragedia nella mattinata del 18 maggio
L’incidente è avvenuto lunedì 18 maggio 2026, nella mattinata. Raimondo Rossi si trovava nei pressi della sua abitazione e stava tagliando o falciando l’erba. Un’attività normale, quasi domestica, ma resa rischiosa dalla conformazione del terreno.
Secondo la prima ricostruzione, l’uomo avrebbe perso l’equilibrio precipitando lungo un pendio per oltre dieci metri. Una caduta violentissima, aggravata dalla presenza di rocce e dislivelli. Dopo il primo volo, il corpo sarebbe finito più in basso, fino a raggiungere la strada sottostante, dopo un ulteriore salto di alcuni metri.
Un impatto durissimo. Rossi avrebbe riportato un grave trauma, in particolare alla testa. Le sue condizioni sono apparse fin da subito disperate.
Quello che resta da capire è cosa abbia provocato la caduta. Un passo falso? Un malore? Un giramento di testa? Una distrazione mentre lavorava sul terreno? Al momento nessuna di queste ipotesi può essere trasformata in certezza. Gli accertamenti servono proprio a ricostruire gli ultimi istanti prima della caduta.
I soccorsi a Barbagelata
Dopo l’allarme, la macchina dei soccorsi si è attivata rapidamente. La zona però non era semplice da raggiungere. Chi conosce l’entroterra ligure lo sa bene: certi interventi, tra strade strette, dislivelli e terreni scoscesi, diventano complicati anche per squadre esperte.
Sul posto sono intervenuti i sanitari della Croce Rossa di Cicagna, l’automedica, i Vigili del Fuoco di Chiavari e l’elicottero Drago, decollato da Genova. Una mobilitazione importante, segno della gravità della situazione.
Quando i soccorritori hanno raggiunto Raimondo Rossi, l’uomo era in condizioni critiche. Le operazioni sono state delicate, sia per il recupero sia per la necessità di stabilizzarlo prima del trasferimento. In casi come questo ogni minuto pesa, ma il trauma riportato era già molto serio.
Rossi è stato caricato sull’elicottero e trasportato in codice rosso all’ospedale San Martino di Genova, centro di riferimento per le emergenze più gravi.
La corsa al San Martino e il decesso
L’arrivo al San Martino non è bastato a salvargli la vita. Le ferite causate dalla caduta erano troppo gravi e Raimondo Rossi è morto poco dopo il ricovero.
Una corsa disperata, quella dei soccorritori, che purtroppo non ha avuto l’esito sperato. È uno di quei casi in cui la distanza tra un gesto normale e una tragedia sembra impossibile da spiegare. Un uomo esce per sistemare il terreno, compie un lavoro abituale, e non torna più.
La notizia della morte ha raggiunto rapidamente la Val Fontanabuona, lasciando sgomenta la piccola comunità di Barbagelata e chi conosceva il pensionato.
Le indagini sulla dinamica
Sulla vicenda sono in corso accertamenti da parte dei Carabinieri di Chiavari. L’obiettivo è chiarire con precisione la dinamica dell’incidente e capire se la caduta sia stata provocata da un semplice scivolamento oppure da un malore improvviso.
Al momento, la ricostruzione più prudente parla di una caduta accidentale mentre l’uomo stava lavorando sul terreno. Non risultano elementi che facciano pensare a responsabilità di terzi, ma saranno gli accertamenti a definire ogni dettaglio.
È importante, soprattutto in una storia così dolorosa, usare cautela. Dire che Raimondo Rossi sia morto “per un malore” sarebbe prematuro. Allo stesso modo, parlare solo di distrazione non basterebbe. La verità potrebbe essere in un dettaglio minimo: una zolla ceduta, un piede messo male, un capogiro, un movimento improvviso.
Barbagelata sotto choc
Barbagelata è una frazione piccola, di quelle dove la vita scorre lontano dal rumore delle grandi città. Proprio per questo una tragedia simile pesa ancora di più. Non è solo una notizia di cronaca: è un lutto che entra nella quotidianità di un luogo, nei discorsi delle persone, nel silenzio delle case vicine.
Raimondo Rossi era arrivato lì dopo una vita legata a Genova. Aveva scelto un contesto diverso, più appartato, più tranquillo. E in quel paesaggio di montagna, durante un lavoro ordinario, ha trovato la morte.
Non è curioso, e insieme terribile, quanto spesso le tragedie più gravi nascano da gesti normalissimi? Tagliare l’erba, sistemare un terreno, fare manutenzione vicino casa. Attività che sembrano innocue, ma che in zone scoscese possono diventare pericolose in un attimo.
Una morte che riapre il tema della sicurezza nei terreni impervi
La vicenda di Raimondo Rossi riporta l’attenzione anche sui rischi legati ai lavori domestici e agricoli nei terreni in pendenza. In molte zone dell’entroterra ligure, soprattutto nei borghi montani, le abitazioni sono circondate da fasce, dislivelli, muretti, passaggi stretti e tratti scivolosi.
Spesso chi ci vive è abituato a muoversi in quei luoghi e tende a considerarli familiari. Ma l’abitudine, purtroppo, non elimina il rischio. Basta una perdita di equilibrio per cadere in modo rovinoso, soprattutto quando ci si trova vicino a scarpate o pendii rocciosi.
La tragedia di Barbagelata non va trasformata in allarme generico, ma lascia una domanda concreta: quante persone, ogni giorno, svolgono piccoli lavori all’aperto senza protezioni, senza un’altra persona accanto, magari in zone isolate o difficili da raggiungere?
Nel caso di Raimondo Rossi, l’intervento dei soccorsi è stato rapido e massiccio, ma la gravità della caduta non gli ha lasciato scampo.
L’ultimo saluto ancora da definire
Al momento non risultano comunicati ufficiali sui funerali o sull’ultimo saluto a Raimondo Rossi. La comunità resta in attesa di conoscere eventuali disposizioni della famiglia.
Quello che rimane, intanto, è il dolore per una morte improvvisa e il ricordo di un uomo che aveva scelto Barbagelata come luogo di vita. Una mattina iniziata come tante, il rumore dell’erba da tagliare, il terreno da sistemare, poi il vuoto.
E una comunità intera che si ferma davanti a una domanda semplice, ma pesante: com’è possibile che tutto sia finito così in fretta?
FAQ
Chi era Raimondo Rossi?
Raimondo Rossi era un pensionato di 69 anni, originario di Genova e residente da alcuni anni a Barbagelata, frazione del comune di Lorsica, in Val Fontanabuona.
Com’è morto Raimondo Rossi?
È morto dopo una caduta da un pendio mentre stava tagliando o falciando l’erba vicino alla casa in cui viveva. Le ferite riportate, soprattutto dopo il violento impatto, sono state fatali.
Dov’è avvenuto l’incidente?
L’incidente è avvenuto a Barbagelata, frazione montana di Lorsica, nell’entroterra genovese.
Quando è successo?
La tragedia è avvenuta nella mattinata di lunedì 18 maggio 2026.
La causa della caduta è già stata chiarita?
No. Sono in corso accertamenti. Tra le ipotesi ci sono un passo falso, una perdita di equilibrio, un malore o una distrazione, ma al momento non c’è una causa definitiva confermata.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






