Per anni Raffaele Sollecito è il protagonista di uno dei casi di cronaca nera più discussi e mediatici della storia italiana recente: l’omicidio di Meredith Kercher. Ricordate la studentessa inglese uccisa a Perugia? Una vicenda che ha attraversato tribunali, televisioni e giornali di tutto il mondo. Uno studente universitario pugliese è diventato improvvisamente un criminale internazionale. Oggi, a distanza di quasi vent’anni dal delitto Meredith, Sollecito continua a far discutere. La sua recente partecipazione a “Belve Crime” con Francesca Fagnani ha riportato il suo nome al centro dell’attenzione pubblica: guarderete la puntata questa sera? Intanto, vi rinfreschiamo un po’ la memoria.
Gli anni a Giovinazzo e la vita prima del caso Meredith
Raffaele nasce il 26 marzo dell’84, a Giovinazzo, in provincia di Bari. La sua, è una famiglia molto conosciuta nel territorio: papà Francesco è un medico urologo stimato, la mamma lavora anch’essa nel settore sanitario. Cresce in un ambiente tranquillo e protetto. E’ lontano dai riflettori e dalla cronaca. Chi lo conosceva in quegli anni lo descrive come un ragazzo piuttosto riservato, introverso. Però, grande appassionato di informatica e tecnologia. Ama i computer, la musica e il cinema. Insomma, interessi normali che lo accompagnano anche durante gli anni universitari.
Dopo il liceo decide di trasferirsi a Perugia e frequentare la facoltà di Ingegneria Informatica. È una scelta importante. E’ il primo vero distacco dalla famiglia e dalla sua Puglia. E’ una nuova vita. E’ uno studente: ci sono le lezioni, le nuove amicizie e le serate con altri ragazzi fuori sede. Ed è proprio a Perugia che incontra Amanda Knox, studentessa americana arrivata in Italia per un programma di scambio universitario. Tra i due nasce rapidamente una relazione intensa. Lui ha 23 anni, lei 20. Una storia giovane che durerà appena poche settimane prima di essere travolta dalla tragedia.
Il delitto Meredith Kercher e l’arresto che sconvolge tutto
Il 2 novembre 2007 l’Italia trema: Meredith, studentessa britannica 21enne, viene trovata morta. Fin dai primi giorni le indagini attirano l’attenzione dei media internazionali. Il caso diventa rapidamente un fenomeno mediatico enorme. Telecamere, inviati e trasmissioni televisive si concentrano su Amanda e sul suo fidanzato Raffaele. Quattro giorni dopo, vengono arrestati. Si pensa siano gli assassini, insieme a Rudy Guede, giovane ivoriano che verrà poi condannato in via definitiva.
I processi, il carcere e le sentenze ribaltate
Due anni dopo, sotto Natale, arriva la prima sentenza. Knox e Sollecito vengono condannati per l’omicidio della Kercher. Per Sollecito la pena è di 25 anni di carcere. Sono anni durissimi. Raffaele passa circa quattro anni in detenzione preventiva, vivendo una situazione che lui stesso descriverà in seguito come devastante. Sia dal punto di vista psicologico che emotivo .Ma il procedimento giudiziario è tutt’altro che concluso. Arriviamo al 2011, e la Corte d’Appello di Perugia ribalta la sentenza. Vengono, entrambi, assolti.
L’assoluzione sembra chiudere il caso, ma non è così. Nel 2014 arriva una nuova condanna dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione. Il caso Meredith torna nuovamente al centro delle cronache internazionali. Alimentato, stavolta, da polemiche e discussioni sulla gestione dell’inchiesta. La svolta definitiva, però, c’è. E’ il 27 marzo 2015 e l’Italia si divide: la Corte di Cassazione assolve in via definitiva Amanda Knox e Raffaele Sollecito “per non aver commesso il fatto”. Nelle motivazioni i giudici parlano apertamente di:
- gravi errori investigativi,
- mancanza di prove certe
- e contraddizioni nell’impianto accusatorio.
L’unico condannato definitivamente per l’omicidio di Meredith resta Rudy. Ora, c’è da chiedersi, ma lascio a voi il pensiero su cui riflettere: perché Rudy rimane condannato? Serviva una testa?
Gli anni dopo l’assoluzione: una normalità difficile da ritrovare
Nonostante l’assoluzione definitiva, per Raffaele ricominciare non è stato semplice. In molte interviste ha raccontato quanto sia stato difficile tornare a una vita normale dopo anni passati in quella nuova vita. Per tutti, come racconta lui stesso, è ancora, e forse, sarà per sempre, l’assassino di Meredith.
Negli anni successivi ha cercato di riprendere in mano la propria vita. Chissà se ci si riesce davvero. Ma, comunque, comincia lavorando nel settore informatico. Lontano per quanto possibile dai riflettori. Ha però continuato anche a partecipare occasionalmente a programmi televisivi, interviste e documentari dedicati alla cronaca nera e ai grandi casi giudiziari italiani. Sollecito ha inoltre scritto libri autobiografici nei quali racconta la sua esperienza, il periodo trascorso in carcere e il peso mediatico della vicenda.
Il ritorno in tv con Francesca Fagnani
La sua partecipazione a “Belve Crime”, il programma della Fagnani dedicato ai protagonisti dei più noti casi di cronaca, ha riacceso ancora una volta l’interesse sulla sua figura. Nelle anticipazioni dell’intervista Sollecito torna a parlare del processo Meredith e del modo in cui quella vicenda continua ancora oggi a pesare sulla sua vita quotidiana. Tra le frasi più discusse ce n’è una che sintetizza il senso del suo racconto. Avete visto le anticipazioni?
“Sette italiani su dieci credono ancora che io sia colpevole”.
A quasi vent’anni dal delitto Meredith, quella vicenda continua a essere oggetto di documentari, libri, podcast e approfondimenti televisivi in tutto il mondo. Nel mezzo resta anche la figura di Raffaele. Simbolo di uno dei casi giudiziari più complessi e controversi della cronaca italiana contemporanea. Per alcuni un uomo travolto da un’enorme esposizione mediatica e poi assolto definitivamente. Per altri, un protagonista di un mistero che continua ancora oggi a suscitare interrogativi e discussioni. E voi, che idea vi siete fatti del caso Meredith?

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
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