Chi è Teresa Potenza, la misteriosa donna e madre che ha sfidato la mafia di Cerignola? La relazione con Mastrangelo, le violenze e la vita della testimone del processo Cartagine: questa sera a Belve Crime, con Fagnani ed Elisa

Giorgia Tedesco

Tra le ospiti più attese della puntata di Belve Crime, lo speciale di Rai 2 condotto da Francesca Fagnani dedicato ai grandi casi di cronaca nera e criminalità, c’è anche Teresa Potenza. Un nome forse meno noto al grande pubblico televisivo, ma che negli anni è diventato centrale in una delle più importanti inchieste contro la mafia foggiana.

La sua storia è quella di una donna cresciuta in un contesto dominato dalla paura. Dal silenzio. E dalla violenza più spietata. Per anni Teresa ha vissuto accanto al boss di Cerignola Giuseppe Mastrangelo, uno dei personaggi più influenti della criminalità organizzata pugliese tra gli anni Ottanta e Novanta. Poi la svolta: la decisione di parlare, collaborare con la giustizia e raccontare dall’interno il sistema criminale che aveva conosciuto da vicino.

Una scelta difficile, rischiosa e dolorosa, che le ha cambiato completamente la vita.

Chi è Teresa Potenza

Teresa è diventata nota alle cronache giudiziarie per il suo legame con Giuseppe Mastrangelo, boss della mafia foggiana legato alle dinamiche criminali di Cerignola. Per lungo tempo visse accanto a lui in un clima che, secondo quanto emerso negli anni dalle sue testimonianze, sarebbe stato caratterizzato da intimidazioni, controllo psicologico e violenze.

Nel corso delle indagini che hanno interessato la criminalità organizzata pugliese, il suo nome emerse progressivamente come quello di una testimone chiave. Teresa infatti decise di collaborare con magistrati e forze dell’ordine fornendo informazioni ritenute decisive per ricostruire assetti, alleanze e delitti maturati all’interno del clan.

La sua scelta rappresentò un evento raro in un territorio storicamente segnato dall’omertà. Non era semplice rompere il silenzio, soprattutto per una donna cresciuta in ambienti dove il potere mafioso si intrecciava con la vita quotidiana.

Il legame con Giuseppe Mastrangelo

Mastrangelo era considerato dagli investigatori uno dei nomi più temuti della criminalità di Cerignola. Attorno alla sua figura ruotavano traffici illeciti, intimidazioni e una lunga scia di sangue che avrebbe segnato il territorio foggiano per anni. Teresa ha raccontato di aver vissuto accanto a lui in una condizione costante di paura. Nelle sue deposizioni ha descritto un mondo chiuso, dominato dalla legge del clan e dalla violenza come strumento di controllo.

Secondo quanto ricostruito dalle inchieste, il boss avrebbe esercitato un forte dominio anche nella sfera privata. La donna parlò di maltrattamenti e soprusi subiti nel corso della relazione, episodi che contribuirono a spingerla verso la decisione di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni permisero agli inquirenti di approfondire diversi episodi criminali e di consolidare il quadro accusatorio contro il clan.

Il processo Cartagine e le sue testimonianze

Il nome di Teresa è legato soprattutto al cosiddetto “processo Cartagine”. Una delle operazioni giudiziarie più importanti contro la mafia foggiana. L’inchiesta coinvolse numerosi esponenti della criminalità organizzata locale e portò alla luce un sistema mafioso disumano. Profondamente radicato nel territorio e fatto di estorsioni, omicidi, traffici illeciti e intimidazioni.

Le dichiarazioni di Teresa furono considerate fondamentali per l’indagine. La donna raccontò dinamiche interne al clan, relazioni tra affiliati e dettagli su episodi criminali che contribuirono a rafforzare le accuse della procura. Nel corso degli anni, Giuseppe è stato condannato a diversi ergastoli per omicidi e reati mafiosi. Le dichiarazioni rese da Teresa Potenza ebbero un peso importante nella ricostruzione accusatoria.

La vita dopo la collaborazione con la giustizia

Collaborare con la giustizia in contesti mafiosi significa spesso rinunciare alla propria vita precedente. Dopo la decisione di parlare, Teresa ha dovuto affrontare una nuova esistenza fatta di protezione, anonimato e continui cambiamenti. Lasciare il proprio ambiente, interrompere rapporti personali e vivere sotto tutela rappresenta il prezzo che molti collaboratori e testimoni di giustizia si trovano a pagare.

Nel suo caso, la scelta sarebbe stata motivata soprattutto dalla volontà di proteggere sé stessa e suo figlio. Sottraendoli a un contesto segnato dalla criminalità e dalla violenza. La sua figura è chiaramente quella di una donna che, pur avendo vissuto per anni all’interno di un sistema mafioso, a un certo punto ha deciso di spezzare il silenzio.

Teresa ospite a Belve Crime

Nella puntata di Belve Crime, Teresa ripercorrerà proprio questi anni difficili davanti alle telecamere di Francesca Fagnani. Secondo le anticipazioni, l’intervista sarà particolarmente intensa e toccherà temi delicati come la violenza domestica, la paura vissuta accanto a un boss mafioso e il peso della scelta di collaborare con la magistratura.

Il format di Belve, noto per le domande dirette della conduttrice e per il tono spesso crudo delle interviste, offrirà spazio a un racconto personale ma anche a una riflessione più ampia sulla mafia foggiana, una realtà criminale meno raccontata rispetto ad altre organizzazioni mafiose italiane ma considerata dagli investigatori estremamente pericolosa.