Chi è Giuseppe Mastrangelo, boss di Cerignola: la storia con Teresa Potenza, Belve Crime, i tre ergastoli e il processo Cartagine

Daniela Devecchi

Chi è Giuseppe Mastrangelo, boss di Cerignola: la storia con Teresa Potenza, Belve Crime, i tre ergastoli e il processo Cartagine

Mastrangelo, conosciuto anche con il soprannome di “u cecato”, è indicato come uno dei boss della criminalità organizzata di Cerignola, figura legata alla stagione più buia della mafia cerignolana e al clan Piarulli-Ferraro-Mastrangelo.

Un nome pesante. Di quelli che, nel territorio foggiano, non appartengono soltanto alle carte giudiziarie, ma anche alla memoria di chi ha vissuto anni di paura, silenzi e omertà. Mastrangelo è stato condannato a tre ergastoli per quattro omicidi, anche grazie alle dichiarazioni di Teresa Potenza, la donna che ha rotto il muro e ha scelto di parlare.

E qui la storia diventa ancora più forte. Perché Teresa Potenza non è una testimone qualunque: è stata la donna che ha vissuto accanto a lui, che ha conosciuto dall’interno quel mondo feroce e che, a un certo punto, ha deciso di fuggire. Non per eroismo da film. Ma per sopravvivere. E soprattutto per dare a suo figlio una possibilità diversa.

Giuseppe Mastrangelo: il boss di Cerignola detto “u cecato”

Giuseppe Mastrangelo viene associato alla criminalità organizzata cerignolana, una realtà spesso inserita nel quadro più ampio della cosiddetta mafia foggiana. Il suo soprannome, “u cecato”, compare nelle ricostruzioni legate ai beni confiscati e alla storia criminale del territorio.

Cerignola, in quegli anni, non era solo una città attraversata da episodi di violenza. Era un terreno di scontro tra gruppi, interessi, vendette, gerarchie interne. Il clan Piarulli-Ferraro-Mastrangelo viene ricordato come una delle strutture criminali più rilevanti della zona, tanto da entrare nel cuore del processo Cartagine, uno dei passaggi giudiziari più importanti per il riconoscimento della natura mafiosa del gruppo.

Non è curioso come certi nomi riemergano anni dopo non solo per le sentenze, ma per le parole di chi è riuscito a salvarsi? È esattamente ciò che accade con Teresa Potenza.

Teresa Potenza e il racconto a Belve Crime

La puntata di Belve Crime del 19 maggio 2026 riporta al centro una vicenda durissima. Teresa Potenza si presenta a volto coperto e racconta gli anni vissuti accanto a Giuseppe Mastrangelo. Parla di violenze, umiliazioni, minacce, terrore quotidiano.

Il passaggio più scioccante riguarda un episodio in campagna, quando Mastrangelo, secondo il racconto della donna, l’avrebbe minacciata con una pistola. Parole pesanti, difficili anche solo da leggere. Eppure centrali per capire la portata della sua testimonianza.

Potenza racconta anche il momento della fuga, arrivato dopo settimane di sequestro e mentre aspettava un figlio da Mastrangelo. È lì che la paura cambia forma. Non sparisce, ma diventa decisione. La scelta di collaborare con la giustizia nasce anche dal desiderio di proteggere quel bambino, di sottrarlo a un destino già scritto.

Il triplice omicidio e la confessione raccontata da Teresa Potenza

Tra i punti più drammatici del racconto c’è il riferimento a uno dei delitti simbolo della guerra di mafia di Cerignola: il triplice omicidio di tre giovani poco più che ventenni, uccisi e fatti sparire perché visti in un bar con persone considerate vicine a un clan rivale.

Secondo quanto riferito da Teresa Potenza, Mastrangelo le avrebbe confessato quel delitto. Una rivelazione agghiacciante, che lei ha poi portato davanti alla giustizia. Ed è anche grazie alle sue dichiarazioni che la posizione del boss è diventata sempre più pesante sul piano giudiziario.

Questa è la parte che più colpisce: non solo la violenza mafiosa verso i nemici, ma la brutalità con cui veniva amministrata la paura. Bastava essere visti con le persone sbagliate. Bastava trovarsi nel posto sbagliato. Bastava poco, pochissimo, per diventare bersaglio.

Il processo Cartagine e il colpo alla mafia cerignolana

Il nome di Giuseppe Mastrangelo è legato al processo Cartagine, una maxi inchiesta considerata decisiva per colpire la mafia di Cerignola. Il processo ha segnato un punto di svolta perché ha contribuito al riconoscimento della natura mafiosa del clan Piarulli-Ferraro-Mastrangelo.

Per la criminalità cerignolana fu un passaggio storico. Prima ancora che mediatico, giudiziario. Perché dare un nome a un sistema significa anche smontare l’idea che si tratti solo di criminalità comune, di bande isolate, di episodi separati. No: c’era una struttura, c’erano ruoli, c’erano livelli, c’erano ordini.

Nelle ricostruzioni sul clan emerge una gerarchia interna: al vertice i Piarulli, poi figure come Giovanni Ferraro e Giuseppe Mastrangelo, quindi i gruppi operativi più bassi. Una macchina criminale organizzata, capace di controllare territorio, intimidire, punire, comandare.

La mafia foggiana e il peso di Cerignola

Quando si parla di mafia foggiana, spesso il pensiero va alla Società foggiana o ai clan del Gargano. Ma Cerignola ha avuto un ruolo criminale autonomo e fortissimo. La sua mafia, per anni, è stata raccontata meno rispetto ad altre organizzazioni del Sud, quasi come se fosse rimasta ai margini del racconto nazionale.

Eppure le inchieste hanno mostrato un quadro diverso: una criminalità radicata, violenta, capace di incidere sulla vita quotidiana delle persone. Estorsioni, omicidi, intimidazioni, controllo sociale. Un sistema che si reggeva anche sul silenzio.

E qui Teresa Potenza diventa una figura centrale. Perché rompere quel silenzio, in un contesto simile, non significa soltanto parlare. Significa esporsi. Rinunciare alla propria vita di prima. Vivere con la paura addosso. Cambiare tutto per provare a salvare almeno qualcosa.

I beni confiscati a Giuseppe Mastrangelo e la nascita di Terra Aut

C’è un altro pezzo importante in questa storia: i beni confiscati. In contrada Scarafone, a Cerignola, alcuni terreni sottratti a Giuseppe Mastrangelo sono diventati Terra Aut, un progetto di agricoltura sociale gestito dalla cooperativa Altereco.

Qui il racconto cambia tono, ma non perde forza. Perché un terreno appartenuto alla mafia, un luogo che rappresentava potere e controllo, viene trasformato in lavoro, inclusione, antimafia sociale. Non è solo un simbolo. È una risposta concreta.

Terra Aut comprende un terreno agricolo di circa otto ettari con fabbricato. Negli anni è diventato spazio di legalità, inserimento lavorativo, accoglienza e formazione. Un luogo dove la terra non serve più a segnare dominio, ma a costruire alternative.

Perché la storia di Teresa Potenza colpisce così tanto

Il racconto di Teresa Potenza colpisce perché non ha nulla di astratto. Non parla della mafia come concetto lontano, ma come presenza domestica, fisica, quotidiana. Una pistola. Una minaccia. Un corpo umiliato. La paura di morire. La fuga.

La sua testimonianza mostra anche un altro volto delle donne legate, loro malgrado, a contesti criminali: donne che vedono, ascoltano, subiscono, vengono usate come proprietà. E che, quando parlano, possono far crollare pezzi interi di un sistema.

Non è una storia semplice da raccontare. C’è il rischio di trasformarla in spettacolo, di fermarsi all’orrore. Ma il punto vero è un altro: Teresa Potenza non ha solo raccontato la violenza. Ha contribuito a colpire una struttura mafiosa. Ha scelto la giustizia quando il prezzo personale era altissimo.

FAQ

Chi è Giuseppe Mastrangelo?
Giuseppe Mastrangelo, detto “u cecato”, è indicato come un boss della criminalità organizzata di Cerignola, legato al clan Piarulli-Ferraro-Mastrangelo e alla mafia cerignolana.

Perché Giuseppe Mastrangelo è tornato nelle notizie?
Il suo nome è tornato al centro dell’attenzione per il racconto di Teresa Potenza a Belve Crime, dove la donna ha ripercorso gli anni vissuti accanto a lui e la scelta di collaborare con la giustizia.

Chi è Teresa Potenza?
Teresa Potenza è una testimone di giustizia che ha rotto il muro di omertà della mafia foggiana. Le sue dichiarazioni sono state decisive nell’ambito dell’operazione Cartagine.

Per cosa è stato condannato Giuseppe Mastrangelo?
Giuseppe Mastrangelo è stato condannato a tre ergastoli per quattro omicidi, anche grazie alle dichiarazioni rese da Teresa Potenza.

Che cos’è Terra Aut?
Terra Aut è un progetto nato su beni confiscati alla mafia a Cerignola, in contrada Scarafone. I terreni sottratti a Giuseppe Mastrangelo sono stati trasformati in spazio di agricoltura sociale, lavoro e legalità.