Salim El Koudri è italiano? La domanda che ha acceso il caso Modena
Salim El Koudri è italiano. Ed è proprio da qui che nasce una delle polemiche più forti dopo il drammatico episodio avvenuto a Modena, dove una Citroën C3 è piombata sui pedoni in pieno centro, provocando otto feriti, alcuni in condizioni gravissime.
Il nome di Salim El Koudri, 31 anni, è finito al centro delle cronache non solo per la gravità dei fatti contestati, ma anche per il dibattito politico esploso nelle ore successive. Nato in provincia di Bergamo, residente a Ravarino, nel Modenese, di origini marocchine, El Koudri risulta cittadino italiano. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché mentre una parte del centrodestra ha collegato il caso ai temi dell’immigrazione, dei permessi di soggiorno e della cosiddetta “remigrazione”, altri esponenti del governo hanno frenato: qui, hanno spiegato, non si parla di un permesso da revocare.
Una domanda, allora, resta sospesa: perché un fatto di cronaca già devastante è diventato nel giro di poche ore anche uno scontro politico sulla cittadinanza?
Cos’è successo a Modena
L’episodio è avvenuto sabato 16 maggio 2026 nel centro di Modena, lungo l’area di via Emilia Centro, una delle zone più frequentate della città. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’auto guidata da Salim El Koudri avrebbe travolto i passanti con una dinamica giudicata dagli inquirenti non casuale.
Il bilancio è pesante: otto persone ferite, quattro in condizioni gravi nelle prime ore successive ai fatti. Alcune vittime hanno riportato lesioni gravissime agli arti inferiori. Tra i feriti ci sarebbero anche cittadini stranieri, tra cui donne di nazionalità europea, finite improvvisamente dentro una scena di panico mentre camminavano in centro.
Dopo l’impatto, El Koudri avrebbe tentato la fuga. A bloccarlo sono stati alcuni cittadini presenti sul posto, insieme alle forze dell’ordine. Tra i nomi emersi c’è quello di Luca Signorelli, indicato come uno degli uomini intervenuti per fermarlo. Ma non sarebbe stato solo: anche persone di origine egiziana e pakistana avrebbero contribuito a immobilizzare il 31enne. Un elemento che ha reso ancora più delicato il dibattito successivo, soprattutto quando il caso ha cominciato a essere raccontato come una questione legata genericamente agli “stranieri”.
Chi è Salim El Koudri: età, origini, residenza e studi
Salim El Koudri ha 31 anni, è nato nel Bergamasco e viveva a Ravarino, comune in provincia di Modena. Le sue origini familiari sono marocchine, ma lui risulta cittadino italiano. È stato descritto come un uomo laureato in Economia aziendale, senza precedenti giudiziari noti e disoccupato al momento dei fatti.
Un altro aspetto emerso nelle ricostruzioni riguarda il suo passato sanitario. El Koudri sarebbe stato seguito in passato dai servizi di salute mentale, in particolare nell’area di Castelfranco Emilia. Gli inquirenti stanno valutando anche questo elemento per comprendere il quadro complessivo, ma è importante non confondere i piani: il disagio psichico, se confermato e rilevante nel procedimento, sarà materia degli accertamenti giudiziari e medico-legali, non una scorciatoia per spiegare tutto in poche righe.
Al momento, El Koudri è accusato di reati gravissimi. La Procura procede per strage e lesioni aggravate dall’uso di arma. Il linguaggio, qui, va maneggiato con attenzione: si parla di accuse, di indagini, di ipotesi investigative. Il processo dovrà stabilire responsabilità, capacità di intendere e volere, movente e dinamica completa.
Terrorismo? Cosa risulta finora
Nelle prime ore dopo i fatti si è inevitabilmente affacciata anche l’ipotesi della matrice terroristica. Succede quasi sempre quando un’auto viene usata contro i pedoni in un luogo pubblico. Ma, allo stato delle informazioni disponibili, non sarebbero emersi elementi solidi di radicalizzazione jihadista.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha collocato il fatto, per quanto noto finora, dentro un quadro più vicino al disagio psichiatrico che al terrorismo. Anche dagli accertamenti iniziali su casa, dispositivi e profili social non sarebbero arrivati riscontri tali da sostenere una pista estremista.
Questo non significa che il caso sia meno grave. Significa, semmai, che va raccontato per quello che è oggi: una vicenda drammatica, con feriti gravissimi, una città sotto choc e un’indagine ancora aperta. Chiamarlo terrorismo senza prove sarebbe una forzatura. Chiamarlo semplice “follia”, però, rischia di essere altrettanto riduttivo.
Le polemiche politiche: Salvini, Tajani, Piantedosi e Vannacci
La polemica più rumorosa è partita da Matteo Salvini. Il leader della Lega ha parlato di Salim El Koudri come di un “criminale di seconda generazione” e ha rilanciato il tema della revoca del permesso di soggiorno per chi commette reati gravi, con espulsione immediata.
Il punto è che, in questo caso, quel ragionamento si è scontrato con un dato di fatto: El Koudri è cittadino italiano. Non aveva un permesso di soggiorno da revocare. A dirlo in modo netto è stato Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, che ha ricordato come l’uomo sia nato, cresciuto e laureato in Italia.
Anche Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha preso le distanze da una lettura troppo rapida del caso in chiave immigrazione. La linea del Viminale è stata prudente: si sta lavorando su misure di sicurezza e controlli, ma il caso Modena, per come appare finora, riguarda altro. Non un migrante irregolare, non un permesso scaduto, non un’espulsione mancata.
Poi è arrivato anche Roberto Vannacci, che ha evocato la “remigrazione”, spingendo il dibattito ancora più in là. Una parola pesante, identitaria, capace di incendiare i social. Ma proprio qui il caso diventa scivoloso: come si applica uno slogan del genere a un cittadino italiano nato in Italia?
Non è curioso? Un fatto che avrebbe bisogno di silenzio, rigore e rispetto per le vittime è diventato nel giro di poche ore un terreno di battaglia tra partiti, alleati di governo e opposizioni.
Bignami e lo scontro sulla cittadinanza
Nel dibattito è entrato anche Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, con parole durissime. Secondo quanto riportato dalle cronache politiche, Bignami ha contestato l’idea di definire El Koudri italiano, insistendo sulle origini familiari e parlando di fallimento di un certo modello di integrazione.
La sua posizione ha provocato reazioni forti, anche a livello locale. Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha criticato chi ha usato il caso per alimentare rancore e generalizzazioni. Il messaggio dell’amministrazione comunale è stato chiaro: la città è ferita, ma non vuole diventare il palcoscenico di una caccia all’origine etnica.
E qui torna un dettaglio simbolico: tra chi ha aiutato a fermare El Koudri ci sarebbero anche cittadini stranieri o di origine straniera. Lo stesso contesto, quindi, smentisce la lettura più comoda e brutale: da una parte “gli italiani”, dall’altra “gli stranieri”. La realtà, come spesso accade, è più complicata.
Modena tra dolore, rabbia e prudenza
A Modena sono arrivati anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che hanno visitato i feriti e incontrato chi è intervenuto per bloccare l’uomo. Un gesto istituzionale importante, perché la città non si è trovata solo davanti a una cronaca nera, ma a una ferita collettiva.
Le immagini, i racconti dei testimoni, il numero dei feriti e la gravità delle lesioni hanno scosso profondamente l’opinione pubblica. Ma proprio per questo la prudenza diventa fondamentale. Il rischio, in casi simili, è trasformare un’indagine ancora aperta in una sentenza politica già scritta.
Salim El Koudri è accusato di un gesto gravissimo. Le vittime meritano giustizia, cure, attenzione e rispetto. Ma la giustizia non si costruisce confondendo cittadinanza, origine familiare, salute mentale, terrorismo e immigrazione in un unico calderone.
Perché il caso fa discutere così tanto
Il caso Modena tocca nervi scoperti: sicurezza nelle città, gestione del disagio psichico, cittadinanza, seconde generazioni, integrazione, propaganda politica. Tutto insieme. Ed è per questo che il nome di Salim El Koudri è diventato molto più di un nome dentro un fascicolo giudiziario.
Da un lato c’è una città che chiede risposte. Dall’altro c’è una politica che, almeno in parte, ha provato subito a incasellare l’episodio dentro categorie già pronte. Ma i fatti, per ora, raccontano una cosa precisa: l’uomo fermato è un cittadino italiano di origini marocchine, non risultano elementi confermati di terrorismo e il movente è ancora oggetto di accertamento.
Il resto appartiene al dibattito pubblico. Un dibattito legittimo, certo. Ma che non dovrebbe mai correre più veloce delle indagini, soprattutto quando ci sono persone ricoverate in ospedale e famiglie distrutte da pochi secondi di terrore.
FAQ
Salim El Koudri è italiano?
Sì. Salim El Koudri risulta cittadino italiano, nato in provincia di Bergamo e residente nel Modenese. Le sue origini familiari sono marocchine.
Quanti anni ha Salim El Koudri?
Ha 31 anni.
Dove viveva Salim El Koudri?
Viveva a Ravarino, in provincia di Modena.
Quante persone sono rimaste ferite a Modena?
I feriti sono otto, alcuni dei quali in condizioni molto gravi.
Cos’ha detto Salvini sul caso Modena?
Matteo Salvini ha parlato di “criminale di seconda generazione” e ha rilanciato la proposta di revocare il permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati gravi. La polemica è nata perché El Koudri risulta cittadino italiano.
Si parla di terrorismo?
Al momento non risultano elementi confermati di terrorismo o radicalizzazione. Le autorità hanno indicato come pista prevalente quella legata al disagio psichiatrico, ma le indagini sono ancora in corso.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






