È morto Giuseppe Chiarizia, per molti semplicemente Pino Chiarizia, architetto aquilano conosciuto per il suo lungo lavoro di studio, ricerca e valorizzazione dei castelli d’Abruzzo. Aveva 88 anni.
Giuseppe Chiarizia è morto il 17 maggio 2026 all’Ospedale Civile San Salvatore dell’Aquila. I funerali si svolgono lunedì 18 maggio 2026, alle 15.30, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Chi era Giuseppe Chiarizia, l’architetto aquilano legato alla storia dei castelli
Giuseppe Chiarizia era nato il 13 aprile 1938. Architetto di formazione, si era laureato a Firenze e aveva conseguito l’abilitazione professionale nel 1970.
Dal 1° dicembre 1980 risultava iscritto all’Albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia dell’Aquila.
Ma il suo nome resta soprattutto legato a un tema: le fortificazioni. Castelli, torri, borghi murati, rocche, resti medievali. Luoghi che spesso passano inosservati a chi li guarda di fretta, ma che per lui erano pagine aperte. E se ti dicessimo che dietro molti di quei profili in pietra, oggi fotografati dai turisti o attraversati distrattamente, c’è stato anche il lavoro paziente di studiosi come lui?
Il legame con L’Aquila e con il patrimonio medievale
Chiarizia era considerato una figura di riferimento per chi si occupava di architettura fortificata e di memoria medievale abruzzese. Il suo impegno non era soltanto tecnico. Aveva una dimensione culturale, quasi civile: conoscere i castelli significava conoscere l’identità dei luoghi, il modo in cui le comunità si erano difese, organizzate, trasformate.
L’Aquila, con la sua storia complessa e stratificata, è stata al centro di molti dei suoi interessi. Ma il suo sguardo si è allargato a tutto l’Abruzzo, una regione ricchissima di insediamenti fortificati, spesso nascosti tra montagne, altipiani e piccoli centri.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo colto, generoso nel confronto, capace di parlare di architettura senza renderla distante. Aveva quella qualità rara di chi studia tanto, ma non usa il sapere per creare distanza. Anzi, lo mette a disposizione.
I libri e gli studi sui castelli d’Abruzzo
Tra le opere più importanti legate al suo nome ci sono volumi diventati riferimenti per studiosi, amministratori locali e appassionati di storia del territorio.
Uno dei titoli più citati è “Abruzzo dei Castelli”, dedicato agli insediamenti fortificati abruzzesi dagli Italici all’Unità d’Italia. Un lavoro ampio, pensato per raccontare non solo le strutture architettoniche, ma anche il contesto storico in cui quelle fortificazioni sono nate.
Altro volume centrale è “Atlante dei Castelli d’Abruzzo”, repertorio sistematico delle fortificazioni regionali. Un’opera preziosa perché mette insieme schedature, dati storici, riferimenti architettonici e materiali utili per orientarsi in un patrimonio enorme, spesso frammentato.
Il nome di Chiarizia è legato anche a “Castelli d’Abruzzo” e ad altri lavori di carattere storico-territoriale, tra cui il volume “Capestrano nella valle Tritana”, curato insieme a Luca Iagnemma. Capestrano, con il suo castello e la sua posizione nella valle, è uno di quei luoghi che sembrano fatti apposta per raccontare il dialogo tra paesaggio e architettura.
Non è curioso? In Abruzzo molti castelli non sono soltanto monumenti. Sono segnali nel paesaggio. Stanno lì, spesso da secoli, a ricordare passaggi, confini, paure, poteri, famiglie, comunità. Chiarizia ha dedicato una parte importante della sua vita proprio a farli parlare.
Il ruolo nell’Istituto Italiano dei Castelli
Giuseppe Chiarizia è stato anche legato all’Istituto Italiano dei Castelli, in particolare alla sezione abruzzese. Il suo impegno in questo ambito conferma la direzione del suo lavoro: non solo progettazione e professione, ma anche divulgazione, studio e tutela.
Le iniziative dedicate ai castelli, alle rocche e alle architetture fortificate hanno avuto negli anni un ruolo importante nel far conoscere al pubblico luoghi che, senza un racconto competente, rischiano di restare semplici ruderi agli occhi di chi li visita.
Chiarizia sapeva bene che un castello abbandonato non è mai soltanto un rudere. È una domanda rimasta aperta: chi lo ha costruito? Chi lo ha abitato? Che cosa proteggeva? Perché è stato lasciato andare? Ed è proprio da domande così che nasce la passione per la storia locale.
Il cordoglio dell’Ordine degli Architetti dell’Aquila
La morte di Giuseppe Chiarizia ha suscitato il cordoglio dell’Ordine degli Architetti dell’Aquila. Il presidente Luca Carosi lo ha ricordato come una persona appartenente a un’altra stagione umana e professionale, un uomo con cui era piacevole confrontarsi e capace di lasciare un segno nel mondo dell’architettura e della conservazione.
Il dolore dell’Ordine non riguarda soltanto la perdita di un iscritto storico. Riguarda la scomparsa di una voce che ha contribuito a costruire memoria, a difendere il valore della ricerca, a tenere insieme competenza tecnica e amore per il territorio.
In una città come L’Aquila, dove il tema del patrimonio architettonico non è mai astratto ma entra nella vita quotidiana, figure come Chiarizia assumono un significato ancora più forte.
Il ricordo di Stefania Pezzopane
Tra i messaggi di cordoglio è arrivato anche quello di Stefania Pezzopane, che ha ricordato Giuseppe Chiarizia per il suo contributo alla conoscenza dei castelli aquilani e abruzzesi. Un rapporto fatto anche di incontri, convegni e occasioni pubbliche dedicate alla valorizzazione del patrimonio fortificato.
Nel suo ricordo emerge l’immagine di uno studioso appassionato, capace di mettere al centro non solo l’edificio storico, ma anche il territorio che lo circonda. Perché un castello non vive mai da solo: vive dentro una valle, una strada, un borgo, un sistema di relazioni.
La famiglia e l’ultimo saluto a Collemaggio
A piangere Giuseppe Chiarizia sono la moglie Vincenzina, il figlio Luigi, la nuora Barbara, il nipote Carlo, la sorella Maria Clara, i nipoti e i parenti tutti.
L’ultimo saluto si tiene nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, luogo profondamente legato all’identità aquilana. Una scelta che sembra quasi naturale per un uomo che ha dedicato tanta parte della propria vita alla storia, alla pietra, alla memoria dei luoghi.
Non sono state rese note, al momento, informazioni ufficiali sulla causa della morte. Per questo è corretto fermarsi ai dati confermati: la scomparsa, l’età, il luogo del decesso, il funerale e il ricordo pubblico di chi lo ha conosciuto.
Un’eredità fatta di pietre, studio e memoria
La morte di Giuseppe Chiarizia lascia un vuoto nel mondo culturale aquilano. Ma lascia anche un’eredità concreta: libri, ricerche, studi, incontri, percorsi di conoscenza. Un patrimonio che continuerà a servire chi vorrà capire meglio l’Abruzzo dei castelli, delle rocche e delle fortificazioni.
Ci sono persone che non occupano ogni giorno le prime pagine, ma costruiscono lentamente una traccia. Chiarizia apparteneva a questa categoria. Ha lavorato sulla memoria dei luoghi, e forse proprio per questo il suo nome resterà legato a un Abruzzo antico, severo, bellissimo. Quello delle pietre che resistono, anche quando il tempo sembra volerle cancellare.
FAQ
Chi era Giuseppe Chiarizia?
Giuseppe Chiarizia, detto Pino, era un architetto aquilano conosciuto per i suoi studi sui castelli, sulle fortificazioni medievali e sul patrimonio storico dell’Abruzzo.
Quanti anni aveva Giuseppe Chiarizia?
Aveva 88 anni. Era nato il 13 aprile 1938 ed è morto il 17 maggio 2026.
Dove è morto Giuseppe Chiarizia?
È morto all’Ospedale Civile San Salvatore dell’Aquila.
Quando e dove si svolgono i funerali?
Lunedì 18 maggio 2026, alle ore 15.30, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila.
Perché Giuseppe Chiarizia era conosciuto?
Era noto soprattutto per il suo lavoro di studio e valorizzazione dei castelli d’Abruzzo, delle architetture fortificate e della memoria medievale del territorio.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






