Neonata morta dopo lo sbarco a Lampedusa, il dramma nella notte: avrebbe perso la vita per ipotermia durante la traversata

Giorgia Tedesco

Lampedusa: una neonata è morta nelle prime ore del mattino. Era arrivata sull’isola insieme a un gruppo di migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale, sembra che la piccola sia deceduta per ipotermia poco dopo lo sbarco.

Lo sbarco nella notte a molo Favarolo

Questa mattina una motovedetta della Guardia di Finanza ha attraccato al molo Favarolo di Lampedusa con a bordo 55 migranti con uomini, donne e bambini provenienti da diversi diversi Paesi africani. Tra loro c’era anche una giovane donna ivoriana che stringeva a sé la sua bambina. Fin dai primi momenti, però, le condizioni della neonata sono apparse disperate. E’ stata trasferita con urgenza verso il Poliambulatorio dell’isola. Ogni tentativo di salvarla si è però rivelato inutile. Il suo cuore avrebbe smesso di battere poco dopo l’arrivo.

Un viaggio affrontato in condizioni estreme

Durante le successive ore, gli investigatori, hanno iniziato a delineare un quadro sempre più macabro. Il gruppo sarebbe partito dalla zona di Sfax-El Amra, in Tunisia. Uno dei principali punti di partenza delle imbarcazioni dirette verso l’Italia. I passeggeri avrebbero affrontato il viaggio a bordo di un piccolo barchino metallico lungo appena sette metri, sovraccarico di persone e privo delle minime condizioni di sicurezza, pagando tra i 400 e i 600 euro per salire sull’imbarcazione.

Il dolore della madre e lo choc dei soccorritori

Chi era presente al molo racconta scene di disperazione difficili da dimenticare. La madre della bambina, disperata, avrebbe continuato a chiedere aiuto mentre i sanitari tentavano disperatamente di rianimare la piccola. Anche per i soccorritori più esperti si è trattato di un intervento particolarmente duro. A Lampedusa, abituata ormai da anni agli sbarchi e alle emergenze umanitarie, la morte di un bambino resta ogni volta una ferita profonda.

Aperta un’inchiesta della Procura di Agrigento

Gli investigatori stanno ancora raccogliendo le testimonianze dei migranti arrivati con la stessa imbarcazione e ascolteranno anche la madre della piccola appena le sue condizioni psicologiche lo permetteranno. È stata comunque disposta un’ispezione della piccola, così da confermare ufficialmente l’ipotermia come causa del decesso. Gli inquirenti vogliono inoltre comprendere per quanto tempo la bambina sia rimasta esposta al freddo. E, magari, in quali condizioni abbia affrontato la traversata.

Una tragedia che riaccende il dibattito sul Mediterraneo

Sono milioni quelli che hanno perso la vita tentando di raggiungere le coste europee su imbarcazioni di fortuna. Troppo spesso inadatte ad affrontare il mare aperto. A pagare il prezzo più alto sono spesso i più fragili: donne incinte, bambini e neonati costretti a viaggi estenuanti in condizioni proibitive. Le partenze continuano nonostante i rischi, alimentate da guerre, povertà estrema, persecuzioni e instabilità politica nei Paesi di origine o di transito.

Il silenzio dopo la tragedia

Dopo le concitate fasi dei soccorsi, sull’isola è rimasto soprattutto il silenzio. Il silenzio di chi ha assistito impotente alla morte di una neonata. Il silenzio di una madre che aveva affrontato il mare sperando di offrire un futuro diverso a sua figlia. E il silenzio di una tragedia che, purtroppo, si aggiunge a una lunga lista di vite spezzate nel Mediterraneo. Dietro i numeri degli sbarchi, delle statistiche e delle emergenze, restano infatti storie umane fatte di paura, speranza e sofferenza. E quella della piccola morta a Lampedusa è destinata a lasciare un segno profondo in una comunità che da anni vive in prima linea il dramma delle migrazioni.