È morto Gianluca Maris, storico penalista milanese: aveva 76 anni, figlio del partigiano Gianfranco, dai grandi processi a Ruby bis

Daniela Devecchi

È morto Gianluca Maris, storico penalista milanese: aveva 76 anni, figlio del partigiano Gianfranco, dai grandi processi a Ruby bis

È morto a Milano Gianluca Maris, avvocato penalista tra i nomi più conosciuti del Foro milanese. Aveva 76 anni e per decenni ha attraversato alcune delle pagine giudiziarie più delicate d’Italia, sempre con quel profilo sobrio che spesso accompagna chi conosce bene i tribunali: poche parole fuori posto, molta sostanza, una presenza riconoscibile nei corridoi del Palazzo di Giustizia.

La notizia della sua scomparsa è arrivata nelle ultime ore e ha colpito profondamente il mondo forense milanese. Non solo perché Maris era un professionista stimato, ma perché il suo cognome portava con sé anche una storia familiare pesante, importante, legata alla memoria civile del Paese. Gianluca era infatti figlio di Gianfranco Maris, partigiano, deportato nei lager nazisti, poi figura politica e presidente dell’ANED, l’Associazione nazionale ex deportati.

Una vita, quella di Gianluca Maris, divisa tra aule di tribunale, processi complessi e impegno nella memoria della deportazione. Due strade diverse solo in apparenza: da una parte il diritto, dall’altra la storia. In mezzo, un’idea molto precisa di giustizia.

Chi era Gianluca Maris, il penalista milanese morto a 76 anni

Gianluca Maris era nato nel 1950 e si era affermato come avvocato penalista in una città, Milano, che negli ultimi quarant’anni è stata spesso al centro della cronaca giudiziaria italiana. Il suo nome compare accanto a procedimenti difficili, casi mediatici, vicende politiche e inchieste di grande peso.

Non era il tipo di avvocato costruito sulla spettacolarizzazione. Chi lo ha conosciuto lo descrive come una persona pacata, ironica, empatica, capace di muoversi nei processi con fermezza ma senza clamori inutili. Una figura riconoscibile, soprattutto in un ambiente dove la parola pesa e il silenzio, a volte, pesa ancora di più.

Nel corso della carriera ha assistito personalità politiche dell’area della sinistra, imputati coinvolti in grandi procedimenti e anche collaboratori di giustizia legati a inchieste sulla criminalità organizzata in Lombardia. Tra i nomi associati alla sua attività professionale c’è anche quello di Saverio Morabito, uno dei collaboratori che contribuirono a raccontare dall’interno dinamiche della ’ndrangheta.

Dai casi Calabresi a Mani Pulite: una carriera dentro la storia giudiziaria italiana

Dire che Gianluca Maris sia stato “solo” un penalista sarebbe riduttivo. La sua carriera è passata attraverso snodi giudiziari che hanno segnato la cronaca italiana. Tra i casi ricordati figurano vicende collegate al delitto Calabresi, agli anni di Mani Pulite, ai processi Enimont e Poggi Longostrevi.

C’erano processi tecnici, processi politici, processi carichi di tensione pubblica. E Maris, in ognuno di questi contesti, ha mantenuto una linea professionale molto chiara: difendere, studiare, entrare nei fascicoli senza trasformare l’aula in un palcoscenico personale.

Non è curioso come certi avvocati finiscano per diventare testimoni indiretti di un’epoca? Maris apparteneva proprio a quella categoria: professionisti che, processo dopo processo, finiscono per attraversare la storia del Paese quasi da dietro le quinte.

Ruby bis, Mediatrade e gli altri processi mediatici

Il nome di Gianluca Maris è stato legato anche a vicende molto seguite dall’opinione pubblica, tra cui il processo Ruby bis, nel quale fu tra i legali di Lele Mora. Una fase giudiziaria complessa, esposta ai riflettori, dove ogni parola fuori dall’aula diventava immediatamente titolo, commento, polemica.

Maris aveva lavorato anche su procedimenti collegati ai diritti Mediaset/Mediatrade, altro capitolo giudiziario molto discusso. La sua presenza in processi così diversi racconta la dimensione della sua carriera: non un percorso marginale, ma una lunga attività dentro alcuni dei fascicoli più osservati degli ultimi decenni.

Negli ultimi mesi il suo nome era comparso anche in relazione alla vicenda di Davide Simone Cavallo, lo studente milanese aggredito e accoltellato nell’ottobre 2025 fuori da una discoteca. Un caso recente, doloroso, che aveva riportato Maris ancora una volta al centro di una storia di cronaca giudiziaria forte.

Il peso del cognome Maris: il padre Gianfranco, la deportazione e la memoria

Per capire davvero chi fosse Gianluca Maris bisogna fermarsi anche sul padre, Gianfranco Maris. Non un dettaglio familiare qualsiasi, ma una radice profonda.

Gianfranco Maris fu partigiano, deportato a Fossoli, Bolzano, Mauthausen e Gusen, poi parlamentare del Pci e presidente dell’ANED. Una figura che ha dedicato la vita alla memoria della deportazione, alla testimonianza, alla difesa della democrazia nata dalla Resistenza.

Gianluca Maris ha portato avanti quel legame con discrezione e continuità, partecipando a iniziative legate alla Fondazione Memoria della Deportazione e al ricordo del padre. In questo, la sua figura assume un significato che va oltre la professione: non soltanto avvocato, ma anche custode di una memoria familiare e collettiva.

E forse è proprio qui che si coglie una delle chiavi della sua storia. Il diritto, per Maris, non era soltanto mestiere. Era anche responsabilità. Responsabilità verso le persone, verso i fatti, verso la memoria.

Il cordoglio del mondo forense milanese

La morte di Gianluca Maris ha suscitato commozione tra colleghi, amici e persone che lo avevano incontrato nel corso della sua lunga attività professionale. Nei ricordi emersi in queste ore torna spesso un’immagine precisa: quella di un uomo gentile, misurato, capace di ascoltare, mai sopra le righe anche quando i processi attorno a lui erano carichi di rumore.

Nel mondo degli avvocati, dove la reputazione si costruisce giorno dopo giorno, il suo nome era legato a una professionalità solida. Non cercava la scena a tutti i costi, ma sapeva reggere processi difficili. E questo, in un tribunale, conta più di molte dichiarazioni.

Un addio che chiude una pagina del Foro milanese

Con la morte di Gianluca Maris se ne va una figura che ha attraversato quarant’anni di giustizia italiana. Un penalista legato a Milano, ai suoi tribunali, alle sue inchieste, ai suoi processi più difficili.

Resta il ricordo di un avvocato che ha lavorato dentro casi enormi senza trasformarsi in personaggio da copertina. Resta il legame con una famiglia segnata dalla deportazione e dalla memoria antifascista. Resta, soprattutto, l’immagine di un uomo che ha abitato il diritto con rigore e misura.

Milano perde un professionista noto e rispettato. Il mondo forense saluta un collega che, nel bene e nel male delle grandi vicende giudiziarie italiane, c’era. E spesso c’era dove la storia diventava processo.

FAQ

Chi era Gianluca Maris?
Gianluca Maris era un avvocato penalista milanese, conosciuto per aver seguito importanti processi e vicende giudiziarie nazionali. Aveva 76 anni.

Quando è morto Gianluca Maris?
La notizia della morte è arrivata il 15 maggio 2026. Maris è morto a Milano all’età di 76 anni.

Qual è la causa della morte di Gianluca Maris?
Al momento la causa della morte non è stata resa nota. Non risultano dettagli ufficiali sulle circostanze del decesso.

Di chi era figlio Gianluca Maris?
Era figlio di Gianfranco Maris, partigiano, deportato nei lager nazisti, ex parlamentare e presidente dell’ANED.

In quali processi era stato coinvolto come avvocato?
Il suo nome è legato a vicende come il delitto Calabresi, Mani Pulite, Enimont, Poggi Longostrevi, Ruby bis, Mediatrade/Mediaset e ad altri procedimenti di rilievo nazionale.