Reggio Calabria si è svegliata con una notizia che pesa. Monsignor Antonino Iachino è morto all’età di 84 anni, lasciando un vuoto profondo nella Chiesa reggina e in tante persone che, negli anni, avevano incrociato il suo cammino.
Si è spento nelle prime ore del 13 maggio 2026, dopo una malattia che lo accompagnava da tempo. Non sono stati resi noti ulteriori dettagli clinici, e proprio per questo la causa della morte va raccontata con rispetto, senza forzature: don Antonino Iachino era malato da tempo, questo è quanto emerso finora.
Per molti non era solo un sacerdote. Era un punto di riferimento. Uno di quei volti che, anche senza fare rumore, finiscono per entrare nella storia di una città . E la sua storia, a Reggio Calabria, è legata a doppio filo alla carità , alla Chiesa di strada, all’ascolto dei più fragili.
Chi era Antonino Iachino: da Pellaro alla Chiesa reggina
Antonino Iachino era nato a Pellaro, Reggio Calabria, il 2 luglio 1941. Aveva 84 anni. La sua vita sacerdotale era cominciata il 17 luglio 1966, giorno della sua ordinazione.
Da allora, il suo nome è rimasto legato a molte pagine importanti della diocesi. È stato vicario generale, incarico delicato e centrale nella vita di una Chiesa locale. È stato anche direttore della Caritas diocesana, ruolo che ha segnato in maniera profonda la sua immagine pubblica e pastorale.
Il sacerdote degli ultimi
C’è una parola che torna spesso quando si parla di monsignor Iachino: ultimi. Non come formula bella da usare, ma come scelta di vita.
La sua formazione spirituale e pastorale si è intrecciata con figure molto importanti per la Chiesa reggina, tra cui monsignor Giovanni Ferro e don Italo Calabrò. Due nomi che, a Reggio Calabria, non hanno bisogno di troppe spiegazioni: rappresentano un modo di vivere il sacerdozio vicino alla gente, soprattutto a chi resta ai margini.
Iachino ha portato avanti questa eredità con il suo stile. Sobrio, diretto, concreto. La sua presenza è stata importante nelle parrocchie, nelle opere sociali, nei percorsi di volontariato e nei luoghi in cui la fragilità non è un concetto astratto, ma una faccia, un nome, una porta a cui bussare.
Dalla Caritas a Casa Corigliano: la scelta coraggiosa dell’accoglienza
Uno dei capitoli più significativi della sua vita è legato a Casa Corigliano, nata nel maggio del 1987. Fu una delle prime esperienze di accoglienza per pazienti psichiatrici dimessi, in un periodo in cui parlare di salute mentale e reinserimento sociale non era semplice come oggi.
Anzi, era una sfida enorme.
Iachino si mosse in un terreno complesso, fatto di diffidenza, paura, ostacoli e poche risorse. Eppure quella casa nacque. Nacque per dare dignità a persone che rischiavano di restare invisibili, sospese tra il passato degli istituti e un futuro ancora tutto da inventare.
Quel progetto racconta molto di lui. Don Antonino non guardava la fragilità da lontano. Cercava risposte. A volte piccole, a volte imperfette, ma reali. E in una città come Reggio Calabria, dove il disagio sociale ha spesso assunto forme dure e silenziose, quel tipo di presenza ha contato.
Parroco, rettore, canonico: una vita dentro la diocesi
Nel corso degli anni, monsignor Iachino ha ricoperto numerosi incarichi. È stato parroco a Pellaro, la sua terra d’origine, e poi parroco di Sant’Agostino. Ha guidato comunità , celebrato sacramenti, accompagnato famiglie, giovani, anziani, malati.
È stato anche rettore della Chiesa del Carmine, altro luogo significativo della sua presenza pastorale. In seguito ha ricoperto il ruolo di canonico penitenziere del Capitolo Metropolitano e ha diretto la Rivista Pastorale Diocesana.
Un percorso lunghissimo, iniziato negli anni Sessanta e arrivato fino agli ultimi tempi. Più di mezzo secolo di sacerdozio.
Il legame con il diaconato e la formazione
Un altro aspetto importante della sua attività riguarda il diaconato permanente. Iachino è stato presidente del Centro diocesano per il Diaconato permanente e delegato per i Ministeri istituiti.
Il San Giorgio d’Oro e il riconoscimento della cittÃ
Nel 2018 monsignor Antonino Iachino aveva ricevuto il San Giorgio d’Oro, uno dei riconoscimenti più importanti della città di Reggio Calabria.
Quel premio non fu soltanto un omaggio formale. Fu il segno di una gratitudine pubblica per il suo impegno pastorale, sociale e civile. La sua figura venne riconosciuta come quella di un sacerdote capace di stare accanto alle famiglie, ai giovani, alle persone in difficoltà , ma anche di denunciare arroganza, prepotenza e ingiustizia.
Reggio Calabria perde una voce familiare
La morte di monsignor Iachino colpisce non solo la diocesi, ma anche una parte importante della memoria cittadina. Reggio Calabria perde un sacerdote che ha attraversato decenni di storia locale, entrando in contatto con generazioni diverse.
Chi lo ha incontrato in parrocchia, chi lo ha conosciuto attraverso la Caritas, chi lo ricorda per le opere sociali, chi lo ha visto celebrare, ascoltare, intervenire, oggi ritrova lo stesso pensiero: don Antonino c’era.
C’era nei momenti istituzionali, certo. Ma soprattutto c’era dove serviva una presenza discreta e concreta.
Funerali e ultimo saluto
Al momento, le informazioni sulle esequie non risultano ancora complete. La comunità diocesana attende di conoscere data, orario e luogo dell’ultimo saluto.
Domande frequenti
Chi era monsignor Antonino Iachino?
Uno storico sacerdote della Chiesa di Reggio Calabria-Bova.
Quanti anni aveva Antonino Iachino quando è morto?
Antonino Iachino è morto a 84 anni. Era nato a Pellaro, Reggio Calabria, il 2 luglio 1941.
Qual è stata la causa della morte di Antonino Iachino?
È stato riferito che monsignor Iachino era malato da tempo. Non sono stati diffusi dettagli clinici precisi, quindi non è corretto indicare una causa specifica non confermata.
Quando è morto monsignor Antonino Iachino?
Monsignor Antonino Iachino è morto il 13 maggio 2026, nelle prime ore della giornata.
Perché Antonino Iachino era così conosciuto a Reggio Calabria?
Era conosciuto per il suo lungo servizio nella Chiesa reggina, per l’impegno nella Caritas, per l’attenzione agli ultimi e per le opere di accoglienza legate al disagio sociale e alla fragilità .

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






