Chi era Pino Faraca: il ciclista-pittore di Cosenza che vinse la maglia bianca al Giro d’Italia del 1981 — la statua, il Memorial e il Giro che torna dopo dieci anni

Serena Comito

Chi era Pino Faraca: il ciclista-pittore di Cosenza che vinse la maglia bianca al Giro d'Italia del 1981 — la statua, il Memorial e il Giro che torna dopo dieci anni

Cresciuto in cima a un cucuzzolo del centro storico di Cosenza, in una casa da cui per uscire si scendeva e per tornare si saliva. Dai e dai, è diventato uno scalatore. La logica è quasi perfetta — e racconta già tutto di Pino Faraca, il ciclista più amato che la Calabria abbia mai avuto.

Nato il 27 agosto 1959 a Cosenza, morto il 4 maggio 2016 a soli 56 anni per un tumore al cervello. In mezzo, una carriera straordinaria, una caduta che lo cambiò per sempre, una vita dopo le bici costruita tra pennelli e tele. E una città che ancora oggi, dieci anni dopo, gli ha dedicato una statua e lo celebra ogni volta che il ciclismo passa da quelle parti.

Una famiglia di ciclisti, una passione ereditata

Il ciclismo in casa Faraca era di famiglia. Il padre Francesco era stato dilettante, aveva corso al nord nella San Pellegrino coi tempi di Gastone Nencini. Poi erano arrivati gli zii Ippolito e Carmine, e i fratelli. Pino era circondato da bici prima ancora di saper pedalare.

La prima bici — «normale», specificava sempre lui — era una 14 color verde tipo Legnano. Gliel’avevano rubata davanti a casa. Una ferita che non si chiuse mai del tutto. La prima bici da corsa, un’Atala, gliela comprò il padre. Formalmente. «Ma Pino sapeva che era destinata a lui, luminosa come una eredità, brillante come una missione», scrisse di lui il giornalista Marco Pastonesi.

A 13 anni era già ai blocchi di partenza. Nei Giochi della Gioventù del 1972 e del 1973 arriva alle finali di Roma. Poi la progressione diventa inarrestabile: dagli esordienti agli allievi, poi ai dilettanti juniores, dove accumula 65 vittorie in circa 170 gare. Scalatore formidabile, ma anche passista e veloce nelle cronometro. Un corridore completo, raro per quegli anni.

Il grande salto e la maglia bianca del Giro 1981

Nel 1979, dopo aver vinto 27 corse con la G.S. Passerini Colnago, Faraca era pronto. Due anni dopo, nel 1981, arriva la chiamata della Hoonved-Bottecchia-Herdal di Dino Zandegù — squadra di livello nazionale, con Mario Beccia come capitano.

Al primo Giro da professionista, Pino non sapeva nemmeno cosa fosse la maglia bianca. La scoprì indossandola. Nella quarta tappa, quella che arrivava a Recanati, Guidone Bontempi — che portava quel simbolo — arrivò in ritardo. Faraca lo scalzò dalla classifica dei giovani e indossò la casacca bianca. «Quando sono partito per l’avventura del Giro, neppure sapevo cosa fosse la maglia bianca!» confessò anni dopo.

Alla fine di quella corsa, Pino Faraca chiuse undicesimo in classifica generale e primo tra i neoprofessionisti — conquistando definitivamente la maglia bianca. Davanti a lui, in classifica, solo mostri sacri: Giovanni Battaglin, Tommy Prim, Roberto Visentini, Bernard Hinault. Il 22 maggio di quel 1981, la tappa si concluse a Cosenza dopo 231 km e la città esplose. «L’apoteosi», lo chiamarono i giornali.

Quella performance mise Pino nel mirino di Alfredo Martini, che lo aveva segnato sul taccuino in vista del Mondiale di Praga. La convocazione sembrava certa.

La caduta, il coma, e la fine anticipata

Poi arrivò il Giro dell’Appennino. Una caduta al rifornimento di Gavi, un trauma cranico violento. Faraca entrò in coma per una settimana. Quando si svegliò, ricordava solo sua madre.

Ce la fece a tornare in sella. Si presentò alla partenza del Giro dell’82, poi ancora l’anno successivo. Ma non era più lo stesso corridore del 1981 — fisicamente e forse anche dentro. «Quando mi stavo riprendendo ho avuto altri incidenti, altre disavventure, che non mi hanno consentito di ritornare ai livelli dell’81», raccontò. Nel 1986, a 27 anni, appese la bici al chiodo. Aveva corso per Hoonved, Dromedario e Ariostea.

Il ciclista-pittore: la galleria d’arte nel centro storico

Pino Faraca non era solo un fuoriclasse della bicicletta. Al liceo artistico aveva coltivato una passione per la pittura che non lo abbandonò mai. «Fin da quando ero piccolo, le cose che m’incantavano di più erano i paesaggi, i tramonti, i mari in tempesta, e quando scoprii Picasso fu una folgorazione», diceva.

Dopo il ritiro aprì una galleria d’arte nel centro storico di Cosenza, dove vendeva bici — alcune firmate da lui, le Faraca — e dove le sue opere pittoriche ottennero un discreto successo di critica e di mercato. Quando gli chiedevano cosa avrebbe fatto se avesse vinto la lotteria, la risposta era sempre la stessa: «Sicuramente compro un quadro di Picasso del periodo blu».

Il soprannome, inevitabilmente, era ciclista-pittore. Un’identità doppia, perfetta.

La morte e il ricordo di Cosenza

Otto mesi prima di morire fu colpito da un tumore al cervello. Un primo intervento, un secondo. Il 4 maggio 2016, poco prima delle 18, Pino Faraca si spense a Cosenza, nel cuore del centro storico che aveva percorso in bici per tutta la vita. Aveva 56 anni.

Cosenza non lo ha dimenticato. Ogni anno il Memorial Faraca ricorda il suo nome. Nel 2026, in occasione dell’arrivo del Giro d’Italia in città dopo 37 anni di assenza, il sindaco Franz Caruso ha inaugurato una statua collocata poco prima del traguardo di Viale Trieste — a dieci anni esatti dalla sua scomparsa. «Un campione, un uomo di cultura ed un cosentino verace», ha detto il sindaco.

Il conduttore Rai Alessandro Fabretti, presente all’arrivo di tappa, ha detto quello che pensavano tutti: «È evidente l’amore per il ciclismo di questa città e per Pino Faraca».

FAQ

Chi era Pino Faraca? Era il più grande ciclista calabrese di sempre. Nato a Cosenza il 27 agosto 1959, professionista dal 1981 al 1986, è noto soprattutto per la maglia bianca conquistata al Giro d’Italia del 1981 come miglior neoprofessionista. Era anche pittore, soprannominato il ciclista-pittore.

Quando è morto Pino Faraca? Il 4 maggio 2016 a Cosenza, stroncato da un tumore al cervello a soli 56 anni.

Qual è stato il risultato più importante di Pino Faraca? La maglia bianca al Giro d’Italia 1981, vinta come miglior neoprofessionista, abbinata all’undicesimo posto in classifica generale — un risultato straordinario per un debuttante.

Perché Cosenza gli ha dedicato una statua? In occasione dell’arrivo del Giro d’Italia 2026 a Cosenza — il primo dopo 37 anni — e a dieci anni esatti dalla sua morte, il Comune ha inaugurato una statua lungo il percorso della tappa in Viale Trieste.

Cosa faceva Pino Faraca dopo il ritiro dal ciclismo? Aveva aperto una galleria d’arte e un negozio di biciclette nel centro storico di Cosenza, producendo e vendendo le sue bici Faraca e dedicandosi alla pittura, sua grande passione fin dall’infanzia.