C’è un modo di correre che appartiene solo a lui. Scattare quando gli altri non se lo aspettano, attaccare dove nessuno osa, vincere con la testa prima ancora che con le gambe. Paolo Bettini — soprannominato il Grillo, o semplicemente Paolino — è uno dei ciclisti italiani più vincenti di sempre. Un uomo di Toscana, cresciuto tra le colline e il mare, che ha portato la maglia azzurra sul tetto del mondo due volte di fila.
E poi c’è tutto il resto. Perché la storia di Bettini non è solo una storia di vittorie.
Origini, età e crescita: dalla Toscana al mondo
Paolo Bettini è nato il 1° aprile 1974 a Cecina, in provincia di Livorno. Ha quindi 51 anni. È cresciuto a La California, piccola frazione del comune di Bibbona, tra il mare tirrenico e le dolci colline della Maremma toscana. Oggi vive a Riparbella, a pochi chilometri dalla città natale — non si è mai allontanato troppo da quella terra.
La passione per la bici arriva dal padre Giuliano, primo grande tifoso di casa. Poi c’è Sauro, il fratello maggiore di dieci anni, anche lui ciclista, che più di chiunque altro vuole che Paolo diventi un campione. Quella figura sarà centrale per tutta la carriera — e la sua assenza, quando arriverà, sarà devastante.
Da dilettante non esplode subito. Corre con la maglia della Monsummanese e poi con la Grassi-Mapei — dove si mette in evidenza solo nell’ultima stagione, nel 1996, con una tappa al Girobio e un quarto posto al Mondiale Under 23 di Lugano. Abbastanza per convincere Giancarlo Ferretti, che lo porta tra i professionisti con la MG-Technogym per il 1997.
La carriera: 74 vittorie e un palmarès da brividi
Professionista dal 1997 al 2008, dodici stagioni, 74 vittorie. Non una cifra da capogiro rispetto ai grandi cannibali del ciclismo — Eddy Merckx ne conta cinque volte tante — ma quelle di Bettini sono vittorie pesanti, quasi tutte nelle corse più dure, contro i migliori del mondo.
I titoli più importanti parlano da soli:
- Campione olimpico su strada ad Atene 2004, battendo il portoghese Paulinho in una gara che l’Italia costruì a perfezione
- Campione del mondo 2006 a Salisburgo, battendo Zabel e Valverde in uno sprint ristretto
- Campione del mondo 2007 a Stoccarda, con una volata su Kolobnev e Schumacher
- Due Liegi-Bastogne-Liegi (2000, 2002)
- Due Giri di Lombardia (2005, 2006)
- Una Milano-Sanremo (2003)
- Tre Coppe del Mondo consecutive (2002, 2003, 2004) — unico nella storia ad esserci riuscito
- Due titoli italiani in linea (2003, 2006)
Vincere due Mondiali di fila lo mette in una compagnia ristrettissima: prima di lui solo Georges Ronsse, Rik Van Steenbergen, Rik Van Looy, Gianni Bugno e poi Peter Sagan. E l’unione tra oro olimpico e titolo mondiale è riuscita nella storia solo a Ercole Baldini e all’olandese Hennie Kuiper, oltre che a Bettini.
Come correva: l’attacco come filosofia
Non era uno sprinter puro, non era uno scalatore da Alpi. Era qualcosa di diverso e più difficile da catalogare. Attaccava sul Poggio per vincere la Sanremo. Scattava sulla Redoute per vincere la Liegi. Andava in fuga solitaria al Lombardia in maglia iridata, in lacrime, con il pensiero a suo fratello morto pochi giorni prima.
«Non sono un ciclista classico», disse una volta. «Sono uno che corre d’istinto». L’istinto, abbinato a una lettura tattica della corsa sopraffina, lo rendeva imprevedibile. E nel ciclismo, l’imprevedibilità è tutto.
Atene 2004: la medaglia d’oro più bella
L’Olimpiade di Atene è forse il capolavoro collettivo della sua carriera. L’Italia si presenta con una squadra stellare — Moreni, Nardello, Pozzato, Paolini — e la lavora attorno a Bettini come un orologio svizzero. La squadra azzurra riprende ogni fuga, neutralizza ogni attacco, fino al momento in cui Paolo scatta in salita e si porta dietro solo il portoghese Paulinho, ormai esausto. In volata non c’è storia. Dodici anni dopo l’oro di Casartelli, l’Italia torna sul gradino più alto del podio olimpico. Quella vittoria gli vale anche la cittadinanza onoraria di Atene.
Il dolore più grande: la morte di Sauro
Il 24 settembre 2006 Paolo vince il primo Mondiale a Salisburgo. È il giorno più bello della sua carriera sportiva. Dieci giorni dopo, il 2 ottobre, suo fratello Sauro muore in un incidente stradale lungo la Variante Aurelia, a pochi metri da casa, nella frazione de La California. Ha 42 anni. Lascia la moglie e un figlio di 10 anni, già appassionato di bici come lo zio.
Era stato Sauro a trasmettere a Paolo la passione per il ciclismo. Era il suo primo tifoso, il promotore della festa per i Mondiali che il Comune di Bibbona stava organizzando. «È un momento durissimo», disse Paolo attraverso un comunicato della sua squadra. «Voglio solo dire a tutti coloro che desiderano ricordare Sauro di non inviare fiori, ma di dare quello che possono in beneficenza. Sauro avrebbe voluto questo».
Poche settimane dopo, Bettini corre il Giro di Lombardia in maglia iridata e vince in solitaria. Taglia il traguardo in lacrime. Quella vittoria la dedica a Sauro. È uno dei momenti più intensi nella storia del ciclismo moderno.
Il secondo Mondiale del 2007: tra dolore e accuse
L’anno del secondo titolo iridato a Stoccarda non è semplice. Bettini deve fare i conti con il lutto del fratello e, proprio a pochi giorni dal Mondiale, con alcune accuse legate all’inchiesta sul doping che aveva travolto il ciclismo dell’epoca. Lui smentisce, corre, e vince. In volata su Kolobnev e Schumacher, con la stessa lucidità fredda di sempre.
Il ritiro e la carriera da dirigente
Il 27 settembre 2008, alla vigilia del Mondiale di Varese, convoca una conferenza stampa e annuncia il ritiro. Commosso, come raramente lo si era visto. «Ha scelto il giorno del Mondiale per l’ultima recita», scrissero i giornali. L’indomani corre per l’ultima volta da professionista, arriva ventottesimo. Poi si ritira ufficialmente il 9 novembre 2008 alla Sei giorni di Milano, vinta in coppia con lo spagnolo Joan Llaneras.
Dal 2010 al 2013 è commissario tecnico della Nazionale italiana, subentrando dopo la morte improvvisa di Franco Ballerini in un incidente rally. Poi lascia anche quel ruolo e torna alla vita privata, in Toscana.
La vita privata: la figlia Veronica e il divorzio
Ha divorziato dalla moglie Monica Orlandini, con la quale ha avuto una figlia, Veronica, nata nel 2003. Vive a Riparbella, tra Cecina e la Maremma. Lontano dai riflettori, vicino alla sua terra.
In un’intervista recente aveva raccontato di aver scoperto il paesaggio solo dopo aver smesso di correre: «Le prime volte che mi sono trovato a pedalare con gli amici, mi è venuto spontaneo fermarmi per ammirare il panorama. E loro mi dicevano: Paolo, è sempre stato così. Solo che tu andavi troppo forte e non avevi tempo».
FAQ
Chi è Paolo Bettini? È un ex ciclista professionista italiano, nato a Cecina il 1° aprile 1974. Soprannominato il Grillo, è stato campione olimpico ad Atene 2004 e campione del mondo nel 2006 e nel 2007. Considerato uno dei più grandi specialisti delle classiche nella storia del ciclismo.
Quante vittorie ha in carriera Paolo Bettini? 74 vittorie in dodici stagioni da professionista (1997–2008), tra cui due Mondiali, un oro olimpico, tre Coppe del Mondo, due Liegi-Bastogne-Liegi, due Giri di Lombardia e una Milano-Sanremo.
Come mai Bettini dedicò il Giro di Lombardia 2006 al fratello? Pochi giorni dopo aver vinto il primo Mondiale a Salisburgo, suo fratello Sauro morì in un incidente stradale vicino a Bibbona il 2 ottobre 2006. La vittoria solitaria al Lombardia, corsa in maglia iridata e con le lacrime agli occhi, fu la sua dedica più toccante.
Dove vive Paolo Bettini oggi? Vive a Riparbella, in provincia di Pisa, non lontano da Cecina dove è nato.
Cosa ha fatto Paolo Bettini dopo il ritiro? Dal 2010 al 2013 è stato commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo, subentrando dopo la scomparsa di Franco Ballerini. Successivamente si è dedicato alla vita privata e ad attività legate alla promozione del territorio toscano.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






