Se cerchi i nomi che hanno fatto grande il ciclismo italiano degli anni Ottanta e Novanta, trovi sempre lo stesso uomo alle spalle. Marcello Massini, nato e vissuto nello storico borgo di Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa. Un paese piccolo, una collina toscana, e da lì una carriera lunga cinquant’anni che ha attraversato tutto il ciclismo italiano. È morto il 9 maggio 2026, classe 1942. Aveva 83 anni.
I funerali si terranno domenica 10 maggio alle 15.30 presso la chiesa Cristo Salvatore a Ponticelli di Santa Maria a Monte.
Da ragazzo a corridore: l’inizio di tutto
La storia di Massini comincia come quelle dei grandi — con poco e con tanta voglia. In famiglia non si navigava certo nell’oro: suo padre aveva un cavallo con annesso barroccio e girava le zone a vendere la legna. Quando un amico lo convinse a inforcare una bici da corsa, in casa non tutti furono contenti. Nel 1959 fu tesserato come Allievo dal GS Santa Croce — erano appena in due in squadra. Da dilettante, nel 1961, vinse una bella gara a Castagneto Carducci.
La carriera da corridore aprì la strada a quella da tecnico. L’opportunità di passare in ammiraglia si creò nel 1971, e fino alla fine del 1981 fece tutta la trafila delle categorie giovanili. Al dilettantismo arrivò nel 1982 e, come disse lui stesso, non se ne sarebbe più andato. Divo Confezioni, Magniflex, Grassi-Mapei: quante soddisfazioni.
Il Giro d’Italia del 1995 e la vittoria più bella
Tra le mille gare seguite dall’ammiraglia, una rimane su tutte. La vittoria più prestigiosa — come Massini stesso ha sempre riconosciuto senza esitazione — fu quella al Giro d’Italia del 1995 con Giuseppe Di Grande. Un successo costruito nella semplicità tipica di chi non ha mai avuto bisogno di fare rumore per farsi sentire.
I campioni che ha formato: una lista da capogiro
Chiedi a chiunque lavori nel ciclismo italiano chi sia stato Marcello Massini, e la risposta arriva sempre con un elenco. Bartoli, Bettini, Bennati, Balducci, Bettiol, Guidi, Nocentini, Lelli, Selvaggi, Tafi — e tanti altri ancora, con le scuse anticipate a chiunque fosse stato dimenticato.
Non nomi qualunque. Michele Bartoli, vincitore di due Frecce Valloni e una Liegi-Bastogne-Liegi. Paolo Bettini, campione del mondo 2006 e 2007. Andrea Tafi, vincitore della Parigi-Roubaix 1999. Daniele Bennati, velocista da grandi classiche. Tutti sono passati per le mani di quell’uomo sull’ammiraglia.
Bartoli, che lo conobbe da giovanissimo, raccontò un aneddoto rivelatore: «Marcello aveva il chiodo fisso della masticazione e nei periodi invernali ci spediva da un dentista di Firenze per farci eliminare quei problemi che, secondo lui, avrebbero danneggiato le nostre prestazioni sportive. Alla fine anch’io dovetti farmi limare alcuni denti». La cura maniacale per ogni dettaglio. Il segno di chi sa che la differenza si fa nelle cose che gli altri trascurano.
Il rimpianto di Riccardo Biagini
In ogni carriera lunga come la sua c’è un rimpianto che non passa. Per Massini aveva il nome di Riccardo Biagini, pistoiese. «Il mio rimpianto più grande. Sette anni con me, avrebbe strameritato il passaggio tra i Pro, essendosi dimostrato atleta completo e grintoso. Purtroppo nessuno gli ha offerto una chance e fa rabbia avere visto diventare Professionisti atleti molto meno forti di lui». Parole che dicono molto sull’uomo: uno che misurava il proprio valore non solo con i campioni arrivati, ma con i talenti che il sistema aveva lasciato per strada.
Vera, i figli e la famiglia che ha reso tutto possibile
Dietro cinquant’anni di ammiraglie, trasferte, raduni e telefonate notturne c’era una famiglia. «Vera, mia moglie, per anni e anni ha fatto da mamma a quei ragazzi che ospitavamo in casa: li ha messi a tavola, li ha visti crescere, li ha perfino aiutati e consolati quando avevano problemi di cuore con le fidanzate. Senza Vera e senza i miei due figli, Romina e Davide, non avrei saputo come fare. Insieme ci siamo divertiti tanto». Una confessione che vale più di qualsiasi curriculum.
Gli ultimi anni: ancora lucido a 83 anni
Da qualche mese combatteva per la sua salute, ma la lucidità quando parlava dei corridori era la stessa che in altri anni mostrava Alfredo Martini. Ancora in contatto con le squadre, ancora a seguire i giovani, ancora con il telefono in mano a smontare programmi di allenamento e a rimontarli meglio. Una vera e propria istituzione del ciclismo, capace di lasciare dopo cinquant’anni di carriera avendo visto passare sotto le sue mani generazioni intere di campioni.
Il ciclismo toscano perde oggi uno dei suoi ultimi grandi maestri. Quelli che formavano i campioni non con le analisi del sangue e i wattmetri, ma con le parole giuste al momento giusto, con la pazienza, con la vita vissuta insieme. Santa Maria a Monte perde uno dei suoi figli più illustri.
Ciao Marcello.
FAQ
Chi era Marcello Massini? Era uno dei più grandi direttori sportivi del ciclismo toscano e italiano, classe 1942, originario di Santa Maria a Monte (Pisa). In oltre 50 anni di carriera ha formato campioni come Bettini, Bartoli, Tafi, Bennati e Nocentini.
Quando è morto Marcello Massini? Il 9 maggio 2026, all’età di 83 anni.
Quando sono i funerali di Marcello Massini? Domenica 10 maggio 2026 alle 15.30, nella chiesa Cristo Salvatore a Ponticelli di Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa.
Qual è stata la vittoria più importante di Marcello Massini? Il Giro d’Italia 1995 vinto con il corridore Giuseppe Di Grande, da lui considerata la soddisfazione più grande della sua lunga carriera.
Con quali squadre ha lavorato Marcello Massini? Tra le principali, la Magniflex e il GS Grassi-Mapei. Negli ultimi anni era ancora attivo con il Gragnano Sporting Club.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






