Hantavirus sulla nave MV Hondius, 3 morti e 8 casi: cos’è il virus Andes, quali sintomi provoca e perché in Italia il rischio resta basso

Daniela Devecchi

Hantavirus sulla nave MV Hondius, 3 morti e 8 casi: cos’è il virus Andes, quali sintomi provoca e perché in Italia il rischio resta basso

C’è una nave partita dalla fine del mondo, Ushuaia, giù in Argentina. C’è un viaggio tra Antartide e isole sperdute dell’Atlantico. E poi, all’improvviso, ci sono febbre, malori, ricoveri, tre morti e una parola che basta da sola a far scattare l’allarme: hantavirus.

La vicenda riguarda la MV Hondius, nave da spedizione partita il 1° aprile 2026. A bordo c’erano passeggeri e membri dell’equipaggio di varie nazionalità. Nel corso del viaggio sono stati segnalati 8 casi compatibili con hantavirus, di cui 5 confermati. Il dato più pesante, quello che ha trasformato la storia in una notizia internazionale, è il bilancio delle vittime: 3 persone morte.

Il virus individuato è l’Andes virus, un tipo di hantavirus presente soprattutto in Sud America. Non è un virus nuovo, non è sconosciuto alla scienza e non si comporta come un comune virus respiratorio. Però può essere molto serio, soprattutto quando provoca la cosiddetta sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una forma rara ma potenzialmente grave.

E allora la domanda arriva subito, senza girarci troppo intorno: c’è un rischio per l’Italia? Al momento, secondo le valutazioni sanitarie disponibili all’8 maggio 2026, il rischio per la popolazione generale europea e italiana resta molto basso.

Cosa è successo sulla MV Hondius

La MV Hondius era partita da Ushuaia, uno dei punti di accesso più noti per le rotte verso l’Antartide. Il viaggio prevedeva tappe in aree remote, tra Argentina, Antartide e isole dell’Atlantico meridionale.

I primi sintomi sarebbero comparsi tra il 6 e il 28 aprile 2026. All’inizio, nulla che potesse far pensare immediatamente a un focolaio raro: febbre, dolori, disturbi gastrointestinali, malessere generale. Sintomi che possono assomigliare a tante cose. Poi però, in alcuni casi, il quadro è peggiorato in fretta.

Si parla di polmonite, difficoltà respiratoria, shock, insufficienza respiratoria acuta. Situazioni da ospedale, non da semplice isolamento in cabina.

Il primo elemento che ha insospettito le autorità è stato proprio il raggruppamento dei casi: più persone con sintomi importanti, nello stesso viaggio, nello stesso contesto chiuso. Una nave non è una città, ma nemmeno una casa: è un ambiente particolare, con spazi condivisi, personale in servizio, passeggeri che si incrociano, cabine, ristoranti, corridoi, aree comuni.

Non è difficile capire perché il caso abbia richiesto una risposta coordinata.

Perché si parla di Andes virus

Quando si dice hantavirus, in realtà si parla di una famiglia di virus. Alcuni sono più frequenti in Europa e Asia, altri nelle Americhe. Quello collegato al caso della MV Hondius è l’Andes virus, noto soprattutto in alcune aree del Sud America.

Di solito gli hantavirus arrivano all’uomo attraverso i roditori. Non serve immaginare scene estreme: il contagio può avvenire respirando polvere contaminata da urine, feci o saliva di roditori infetti. Può succedere in luoghi chiusi, magazzini, case abbandonate, ambienti poco ventilati, zone rurali o spazi dove i roditori sono passati senza essere notati.

L’Andes virus, però, ha una particolarità che lo rende diverso dagli altri hantavirus: può, in rare circostanze, trasmettersi anche da persona a persona. Questo punto va spiegato bene, perché è quello che più facilmente viene travisato.

Non significa che basti stare accanto a qualcuno per infettarsi. Non significa che il virus si diffonda come un raffreddore. La trasmissione interumana, quando documentata, è legata soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e ravvicinati con una persona malata.

Eppure, su una nave, questo dettaglio pesa. Perché a bordo i contatti si ripetono, gli spazi sono condivisi e le persone viaggiano poi verso Paesi diversi.

I sintomi da non sottovalutare

L’hantavirus può iniziare in modo poco riconoscibile. La persona infetta può avere febbre, brividi, dolori muscolari, mal di testa, nausea, vomito o diarrea. Insomma, sintomi che a prima vista possono sembrare una brutta influenza, una gastroenterite, uno stato virale qualsiasi.

Poi, nei casi più gravi, arriva la parte respiratoria. Ed è lì che la situazione cambia.

Possono comparire tosse, dolore al petto, fiato corto, pressione bassa, accumulo di liquidi nei polmoni. Quando la malattia evolve nella forma cardiopolmonare, il paziente può aver bisogno di ossigeno, ventilazione assistita e cure intensive.

Un altro aspetto delicato è l’incubazione. I sintomi non compaiono sempre subito. Per l’Andes virus possono passare diversi giorni, anche settimane, prima che la malattia si manifesti. Per questo le persone a bordo della MV Hondius e i loro contatti vengono seguiti anche dopo lo sbarco.

Il rischio non si misura solo guardando chi sta male oggi. Bisogna capire chi potrebbe sviluppare sintomi domani, tra una settimana, o più avanti.

Tre morti su otto casi: perché il dato colpisce

Il numero che più ha attirato l’attenzione è quello dei decessi: 3 morti su 8 casi segnalati. È un dato forte, inevitabilmente. Ma va letto con cautela.

Un focolaio piccolo non permette di fare grandi statistiche. Basta un caso in più o in meno per cambiare completamente le percentuali. Inoltre, nei cluster individuati perché ci sono casi gravi, spesso i casi lievi o non riconosciuti restano fuori dal conteggio iniziale.

Questo non vuol dire minimizzare. L’Andes virus può essere pericoloso, e la sindrome cardiopolmonare da hantavirus può avere un decorso rapido e severo. Ma non bisogna nemmeno trasformare un dato parziale in una previsione generale.

La cosa giusta, oggi, è dire che il focolaio è grave, che va seguito, che richiede prudenza. Ma anche che non ci sono elementi per parlare di rischio diffuso per la popolazione.

Il rischio in Italia è davvero basso?

Sì, allo stato attuale il rischio in Italia viene considerato molto basso.

Il motivo è abbastanza concreto. L’Andes virus ha un serbatoio naturale legato a roditori presenti soprattutto in Sud America. Non è un virus che si mantiene facilmente nell’ambiente europeo, perché il suo ciclo naturale dipende da specie animali che non fanno parte della fauna italiana.

In più, la trasmissione da persona a persona, pur possibile per l’Andes virus, resta rara e collegata a contatti stretti. Non siamo davanti a un virus che circola liberamente tra la popolazione.

Per quanto riguarda la MV Hondius, inoltre, non risultano passeggeri italiani coinvolti. Le autorità italiane hanno comunque rafforzato l’attenzione ai punti di ingresso, una misura normale quando c’è un evento sanitario internazionale con viaggiatori distribuiti in più Paesi.

Quindi no, non c’è motivo di immaginare scenari da panico. C’è motivo, invece, di seguire gli aggiornamenti con serietà.

Perché non è “un nuovo Covid”

Sui social, quando compare una parola poco familiare e ci sono dei morti, il salto è quasi automatico: “nuova pandemia”, “nuovo Covid”, “virus misterioso”. Ma in questo caso il paragone non regge.

L’hantavirus non è nuovo. L’Andes virus è conosciuto. Le modalità di contagio sono molto diverse da quelle del coronavirus. E soprattutto non si parla, al momento, di una diffusione ampia nella popolazione generale.

Il caso della MV Hondius è un episodio serio e raro, nato in un contesto molto specifico. Una nave, un viaggio internazionale, persone provenienti da Paesi diversi, alcuni casi gravi. Tutto questo basta a spiegare perché sia scattata una risposta sanitaria importante.

Ma importante non significa fuori controllo.

Come si cura l’infezione da hantavirus

Non esiste una cura antivirale semplice e specifica, come una pillola capace di bloccare subito la malattia. Nei casi seri, il trattamento è soprattutto di supporto.

Questo vuol dire che il paziente viene seguito in ospedale, spesso in terapia intensiva, con ossigeno, ventilazione assistita, controllo della pressione, monitoraggio dei liquidi e supporto agli organi coinvolti.

La diagnosi precoce può fare la differenza. Riconoscere il quadro in tempo permette ai medici di intervenire sulle complicanze prima che diventino ingestibili.

È anche per questo che i passeggeri e l’equipaggio della nave vengono monitorati: non per creare allarme, ma per evitare ritardi se dovessero comparire nuovi sintomi.

Come si previene

La prevenzione dell’hantavirus passa soprattutto dal rapporto con gli ambienti contaminati dai roditori. Non bisogna toccare direttamente feci, urine o materiali sospetti. Non bisogna spazzare a secco polvere in luoghi dove potrebbero essere passati roditori, perché il rischio è sollevare particelle infette e respirarle.

La regola è semplice: arieggiare, proteggersi, pulire in modo sicuro, evitare il contatto diretto, sigillare cibo e rifiuti, impedire l’ingresso dei roditori negli ambienti chiusi.

Per chi invece è stato a contatto stretto con una persona malata di Andes virus, la cosa più importante è il monitoraggio dei sintomi nelle settimane successive.

Febbre, difficoltà respiratoria, forte debolezza o disturbi importanti dopo un’esposizione sospetta vanno segnalati subito ai sanitari. Non perché ogni febbre sia hantavirus, ci mancherebbe. Ma perché, in un contesto di esposizione nota, il tempo conta.

La situazione aggiornata all’8 maggio 2026

Il quadro, oggi, è questo: 8 casi segnalati, 5 confermati, 3 decessi, focolaio collegato alla MV Hondius, virus identificato come Andes virus.

Le autorità sanitarie stanno seguendo passeggeri, equipaggio e contatti. Alcuni Paesi hanno previsto isolamento o monitoraggio per i propri cittadini rientrati dalla nave. La nave e i viaggiatori restano al centro delle verifiche.

Per la popolazione generale, però, il rischio resta basso. E per l’Italia, al momento, non ci sono elementi che indichino un pericolo diretto.

La vicenda merita attenzione perché un virus raro, in un contesto insolito, ha causato casi gravi e morti. Ma merita anche precisione. Perché tra prudenza e paura c’è una differenza enorme, e in mezzo ci sono i fatti.

Che cos’è l’hantavirus?
È una famiglia di virus trasmessi soprattutto dai roditori. L’uomo può infettarsi respirando particelle contaminate da urine, feci o saliva di animali infetti.

L’hantavirus è arrivato in Italia?
Al momento non risultano passeggeri italiani coinvolti nel focolaio della MV Hondius. Il rischio per la popolazione italiana viene considerato molto basso.

L’hantavirus può diventare una pandemia?
Le informazioni disponibili non indicano questo scenario. L’Andes virus può trasmettersi tra persone solo raramente e in condizioni di contatto stretto e prolungato.