Morto Tullio Serpillo, da Amalfi a Palazzolo Dello Stella: una vita dedicata al lavoro, all’ospitalità e al contatto con la gente

Giorgia Tedesco

C’è un dolore, profondo e immenso, che va da Amalfi al Friuli Venezia Giulia per la scomparsa di Tullio Serpillo, imprenditore noto a Palazzolo dello Stella. Negli anni aveva costruito la propria vita personale e professionale mantenendo però sempre vivo il legame con la sua terra d’origine, la costiera amalfitana.

Chi era Tullio Serpillo

Serpillo era noto nel territorio friulano come esercente e titolare della “Immobiliare Friulana Di Serpillo Tullio S.a.s.”, ma la sua figura era legata soprattutto a una storia familiare fatta di sacrificio, ristorazione, spirito imprenditoriale e grande attenzione verso il rapporto umano. Chi lo conosceva lo descrive come una persona instancabile, sempre disponibile, profondamente innamorata del proprio lavoro e della quotidianità vissuta a contatto con le persone.

Le origini amalfitane e il legame con la Costiera

Nonostante la vita trascorsa in Friuli, Tullio Serpillo aveva mantenuto un forte rapporto con Amalfi e con le sue radici campane. La famiglia Serpillo proveniva infatti dalla costiera amalfitana, terra alla quale è rimasta sempre profondamente legata anche dopo il trasferimento al Nord Italia avvenuto decenni fa.

Un legame che non si era mai spezzato e che continuava a emergere nei racconti familiari, nelle tradizioni tramandate e soprattutto nella passione per la cucina e per l’accoglienza, considerate non semplicemente attività lavorative ma un vero modo di vivere.

Tullio aveva frequentato il Liceo Scientifico “E. Marini”, percorso che aveva preceduto l’ingresso nel mondo del lavoro e delle attività di famiglia. Negli anni aveva poi costruito il proprio cammino imprenditoriale tra commercio, gestione immobiliare e ristorazione, diventando una figura conosciuta nella realtà di Palazzolo dello Stella.

Una famiglia simbolo della ristorazione a Palazzolo dello Stella

Il nome Serpillo è infatti legato da tempo al settore della ristorazione friulana. In particolare alla storica pizzeria “Da Michele”, attività fondata dal padre Michele Serpillo dopo il trasferimento dalla Campania al Friuli negli anni Settanta.

Quella della famiglia Serpillo è stata una storia costruita passo dopo passo, tra sacrifici, lunghe giornate di lavoro e il desiderio di creare qualcosa di stabile lontano dalla propria terra d’origine. Negli anni l’attività era diventata un punto di riferimento per molti residenti della zona, grazie a una cucina semplice, genuina e profondamente legata ai valori dell’ospitalità.

Accanto alla pizzeria, la famiglia aveva sviluppato anche altre attività legate alla ristorazione e all’accoglienza, contribuendo a costruire nel tempo una presenza importante nel tessuto commerciale locale.

“La cucina era una missione”

Tra gli aspetti che più vengono ricordati da chi ha conosciuto Tullio Serpillo c’è il suo rapporto quasi viscerale con il lavoro. Per lui il contatto con la gente rappresentava una componente essenziale della vita quotidiana. Parlare con i clienti, accogliere le persone, offrire un servizio curato e creare un ambiente familiare erano elementi che viveva con autentica partecipazione.

La cucina, in particolare, era molto più di una professione. Era una missione da portare avanti con dedizione assoluta, con rispetto per la tradizione e con quella mentalità tipica di chi considera il lavoro un valore umano prima ancora che economico.

Chi lo ha incontrato nel corso degli anni ricorda la sua presenza costante, la disponibilità, l’attenzione verso gli altri e la volontà di far sentire ogni persona accolta. Un approccio che aveva contribuito a renderlo stimato non solo come imprenditore ma anche come uomo.

Il ricordo delle comunità

Nelle ore successive alla diffusione della notizia della sua scomparsa, numerosi messaggi di affetto hanno iniziato a circolare. Tutti, conoscenti e amici si sono mostrati esterrefatti e addolorati per la perdita.

Il suo nome era conosciuto non soltanto grazie all’attività, ma soprattutto per aver, negli anni, costruito relazioni solide e sincere. In molti stanno ricordando la sua gentilezza, la capacità di instaurare rapporti umani. E l’immensa passione con cui affrontava ogni impegno.

La sua morte lascia un vuoto profondo in chi gli ha voluto bene e in tutti coloro che hanno incrociato il suo percorso umano e professionale tra Amalfi e il Friuli, due luoghi rimasti uniti nella sua storia personale fino all’ultimo giorno.