Morta Marilena Dellavalle, addio alla celebre professoressa di Torino: il mondo del servizio sociale perde una delle sue figure più autorevoli, l’ultimo saluto a un perno istituzionale

Giorgia Tedesco

C’è un grande senso di vuoto, in queste ore, per la morte della professoressa Marilena Dellavalle, docente stimata, studiosa apprezzata e punto di riferimento umano e professionale. Scomparsa all’ospedale Molinette di Torino, lascia dietro di sé un’era di attenzione verso le persone più fragili.

Una morte inaspettata, un morte che spegne i sorrisi

La sua perdita scorre veloce, inarrestabile, grazie soprattutto a tutti coloro che non smettono di elogiarla in ogni dove. A ricordarla sono stati l’Università degli Studi di Torino, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, i suoi colleghi, i suoi studenti e tanti professionisti del suo calibro. Gli stessi che nel corso degli anni avevano avuto modo di lavorare con lei. Per molti, Marilena non era soltanto una docente. Era una donna in grado di accompagnare gli studenti nella crescita personale oltre che professionale e di trasmettere un’idea del servizio sociale basata sull’ascolto, sul pensiero critico e sulla responsabilità verso gli altri.

Una carriera costruita tra università, ricerca e impegno sociale

Professoressa associata presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società aveva dedicato la sua vita all’insegnamento e alla formazione nel campo del servizio sociale. Nel corso della sua carriera aveva ricoperto anche il ruolo di presidente del Corso di Laurea in Servizio Sociale, ma non si era mai limitata a questo, anzi. Chi l’ha conosciuta racconta di una docente profondamente coinvolta nel rapporto con gli altri, attenta ai percorsi individuali e convinta che il servizio sociale dovesse mantenere un legame forte con la realtà più concreta.

L’esperienza nel Tribunale per i Minorenni

Dopo il ruolo di docente, Marilena aveva affrontato un’importante esperienza nell’ambito della tutela dei minori. Aveva infatti svolto il ruolo di giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Torino, portando anche in quell’ambito la propria competenza e la sua sensibilità più profonda.

La sua attenzione era rivolta soprattutto alle fragilità. Quindi, ai percorsi familiari complessi, alle difficoltà educative e ai temi legati alla protezione dei più giovani. Questioni che aveva affrontato non solo nella pratica professionale, ma anche nelle sue ricerche e nelle pubblicazioni.

Marilena Dellavalle: una docente stimata e amata dagli studenti

In queste ore sono tanti i messaggi comparsi sui social e negli ambienti universitari. Si racconta di una donna rigorosa ma profondamente umana. Una donna capace di stimolare il confronto senza mai perdere attenzione verso le persone. C’era chi apprezzava la sua ironia, chi la lucidità con cui affrontava temi complessi, chi invece ricorda soprattutto la capacità di ascoltare e di incoraggiare i ragazzi. Ed è questo che emerge in modo deciso dai messaggi: una docente sensibile, ma capace di trasmettere passione, senso critico e rispetto per la professione.

Il contributo al servizio sociale italiano

Nel corso della sua attività scientifica, Dellavalle si era occupata in particolare di metodologia del servizio sociale, processi di aiuto, formazione professionale e trasformazioni del welfare. Temi ai quali aveva dedicato anni di studio, ricerca e approfondimento. Tra le sue pubblicazioni più note figura il volume “Il processo di aiuto nel servizio sociale”, pubblicato quattro anni orsono e utilizzato in diversi percorsi universitari e formativi. Lavoro scritto con un approccio che aveva contribuito a renderla una figura autorevole nel panorama nazionale.

Il ricordo dell’Università di Torino e dell’Ordine degli Assistenti Sociali

L’Università l’ha ricordata come “una protagonista del servizio sociale italiano”, sottolineando il valore del suo contributo, sotto svariati aspetti. Anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali ha voluto dedicarle un messaggio di cordoglio, definendola “maestra di servizio sociale”. Parole che raccontano bene il ruolo che aveva assunto negli anni all’interno della professione. Non soltanto docente e studiosa, ma punto di riferimento per colleghi, operatori e studenti. La sua morte lascia tanta amarezza e impotenza, ma resta il segno del suo lavoro, della sua attività di ricerca e soprattutto dell’impronta lasciata nelle persone che l’hanno vissuta e amata.