C’è un nome che continua a tornare nel dibattito politico europeo, ogni volta con una scintilla diversa: Ilaria Salis. Prima il carcere in Ungheria, poi l’elezione al Parlamento europeo, quindi l’immunità confermata per un soffio. Ora il nuovo fronte: la Germania chiederebbe la revoca dell’immunità parlamentare, o almeno così viene raccontato da una parte del dibattito politico e mediatico.
Ma è davvero così? La vicenda è piena di sfumature. Al momento non risulta una richiesta formale della Germania al Parlamento europeo per togliere l’immunità a Ilaria Salis. Esiste però un nodo tedesco, e non è secondario: una segnalazione legata al sistema Schengen, il richiamo alla cosiddetta Hammerbande e una pressione politica che, soprattutto a destra, sta riportando il caso Salis al centro dello scontro.
Il punto è proprio questo: tra richiesta ufficiale, pressione politica e ricostruzioni giornalistiche c’è una differenza enorme. E in una storia così delicata, quella differenza conta.
Il nuovo caso Salis parte dalla Germania, ma la revoca non è ancora un atto formale
Il passaggio più importante è questo: la Germania entra nella vicenda attraverso una segnalazione di polizia, non attraverso una richiesta pubblica e ufficiale di revoca dell’immunità parlamentare. La segnalazione avrebbe portato al controllo effettuato a Roma, in un hotel, nei confronti di Ilaria Salis.
L’eurodeputata ha raccontato l’episodio come un controllo molto pesante, avvenuto all’alba, con domande sulla sua presenza nella Capitale e sulla manifestazione alla quale avrebbe partecipato. Dalla Questura, invece, è arrivata una versione diversa: si sarebbe trattato di un atto dovuto, limitato all’identificazione, interrotto quando è emerso il suo status di parlamentare europea.
Ecco perché il titolo “la Germania chiede la revoca” funziona solo se messo al condizionale. La Germania avrebbe riacceso il dossier Salis, questo sì. Ma dire che Berlino abbia già formalmente chiesto di toglierle l’immunità sarebbe, ad oggi, una forzatura.
Non è una sfumatura da poco. Perché una segnalazione Schengen e una richiesta di revoca dell’immunità sono due cose diverse: la prima riguarda la cooperazione di polizia, la seconda passa da procedure politiche e istituzionali molto precise dentro il Parlamento europeo.
Che cos’è la Hammerbande e perché viene tirata in ballo
Il nome che continua a circolare è Hammerbande, letteralmente “banda del martello”. In Germania è associato a un’inchiesta su ambienti dell’estrema sinistra militante, accusati di aggressioni contro esponenti o simpatizzanti dell’estrema destra. Nel racconto politico più duro, Ilaria Salis viene avvicinata a quel contesto. Ma anche qui serve cautela.
Secondo alcune ricostruzioni, il nome di Salis comparirebbe in atti o fascicoli collegati alle indagini tedesche. Questo però non equivale automaticamente a una condanna, né a una prova di appartenenza a un’organizzazione criminale.
Salis era già finita al centro di un procedimento in Ungheria per presunte aggressioni avvenute a Budapest nel febbraio 2023, durante giornate segnate dalla presenza di gruppi neonazisti e antifascisti provenienti da vari Paesi europei. Lei ha sempre respinto le accuse. La sua elezione al Parlamento europeo, nel 2024, ha poi cambiato completamente il quadro.
L’immunità parlamentare confermata per un solo voto
Il passaggio decisivo è arrivato nell’autunno 2025. Il Parlamento europeo ha votato sul mantenimento dell’immunità di Ilaria Salis e il risultato è stato tesissimo: 306 voti a favore del mantenimento, 305 contrari, 17 astensioni.
Un solo voto. Basta questo numero per capire quanto la vicenda sia politicamente esplosiva.
L’immunità parlamentare non è pensata come un privilegio personale. Serve, almeno nella teoria istituzionale europea, a proteggere l’indipendenza del Parlamento e dei suoi membri da procedimenti che potrebbero avere un carattere politico o persecutorio. Nel caso Salis, il tema del fumus persecutionis è stato centrale: il sospetto, cioè, che il procedimento in Ungheria potesse essere condizionato dal clima politico.
Ed è qui che lo scontro si fa durissimo. Per una parte della sinistra, Salis è diventata un simbolo… di una battaglia sui diritti, sulle condizioni carcerarie e sulla deriva autoritaria dell’Ungheria di Viktor Orbán. Per la destra, invece, l’immunità rischia di trasformarsi in uno scudo capace di sottrarre un’eurodeputata alla giustizia.
Due narrazioni opposte. In mezzo, una vicenda giudiziaria ancora piena di ombre, accuse, atti da verificare e passaggi politici delicatissimi.
Il processo ungherese e la chiusura del procedimento
Nell’aprile 2026, Ilaria Salis ha annunciato che il tribunale ungherese avrebbe chiuso il procedimento a suo carico proprio in conseguenza del mantenimento dell’immunità europea. La chiusura, però, non significa necessariamente che il caso sia scomparso per sempre.
La stessa Salis ha spiegato che, in teoria, un processo potrebbe essere riaperto, ma dovrebbe ripartire da capo. Questo dettaglio è importante, perché mostra quanto la questione sia ancora viva sul piano politico, anche se sul piano giudiziario ungherese il fascicolo ha subito una battuta d’arresto.
E ora arriva il nodo tedesco. Non come copia identica del procedimento ungherese, ma come possibile nuovo elemento nel racconto pubblico: la Germania avrebbe segnalato Salis, la destra europea chiede chiarezza e il tema dell’immunità torna a fare rumore.
La Lega spinge sul caso: “serve chiarezza”
In Italia, il fronte più attivo è quello della Lega. Alcuni esponenti del partito hanno rilanciato il tema chiedendo alla Commissione europea di fare chiarezza sui rapporti tra Salis e gli ambienti dell’estrema sinistra radicale europea.
Il punto politico è semplice: se emergessero nuovi elementi rilevanti, secondo questa linea, il Parlamento europeo dovrebbe rivalutare la posizione dell’eurodeputata. Ma anche qui bisogna distinguere: una richiesta politica non è una procedura istituzionale già avviata.
La domanda vera, allora, è un’altra: può una segnalazione tedesca riaprire il caso immunità? In teoria, una nuova richiesta formale potrebbe arrivare se un’autorità giudiziaria competente decidesse di muoversi in quella direzione. Ma fino a quel momento siamo nel campo della pressione politica, non dell’atto compiuto.
Salis, tra simbolo politico e bersaglio mediatico
La vicenda Salis non è mai stata solo giudiziaria. È diventata, quasi subito, un simbolo. E quando una persona diventa simbolo, tutto si ingigantisce: ogni frase, ogni controllo, ogni post, ogni voto parlamentare.
Per i suoi sostenitori, Ilaria Salis rappresenta una donna passata da condizioni detentive durissime a un seggio europeo, trasformando una vicenda personale in una battaglia politica. Per i suoi critici, invece, rappresenta il caso opposto: una candidatura usata per evitare il processo e ottenere uno scudo istituzionale.
La verità, come spesso accade, è meno comoda degli slogan. Salis è un’eurodeputata eletta, gode dell’immunità parlamentare e non può essere trattata come una cittadina qualunque sul piano procedurale. Allo stesso tempo, le accuse e i fascicoli che la riguardano continuano ad alimentare un dibattito legittimo sull’uso dell’immunità.
È una linea sottile. Ma è proprio lì che si gioca tutta la storia.
La cifra dello stipendio e la polemica sui soldi pubblici
Dentro il caso è tornata anche la polemica sullo stipendio degli eurodeputati. Sui social circola spesso la cifra dei 18 mila euro al mese, usata come arma politica contro Salis. Ma anche qui la realtà è più articolata.
Lo stipendio base di un parlamentare europeo è inferiore a quella cifra, anche se tra indennità, rimborsi e diaria il costo complessivo può aumentare molto. Dire che Salis “prende 18 mila euro al mese” come stipendio netto è quindi una semplificazione. Funziona nei post polemici, meno in un articolo che vuole restare aderente ai fatti.
Eppure quella cifra racconta qualcosa: la rabbia di una parte dell’opinione pubblica verso l’idea che una persona finita sotto accusa possa essere pagata con soldi pubblici e, allo stesso tempo, protetta dall’immunità. È un sentimento politico forte, che non va ignorato. Ma va raccontato senza trasformarlo in verità matematica.
Cosa c’è davvero oggi sul tavolo
A oggi, il quadro più corretto è questo: non risulta una richiesta formale tedesca di revoca dell’immunità, ma risulta un coinvolgimento tedesco nella vicenda attraverso una segnalazione di polizia e attraverso il più ampio filone investigativo sulla Hammerbande.
La destra italiana ed europea sta usando questi elementi per riaprire il dibattito. La sinistra, invece, difende Salis e denuncia un accanimento politico. In mezzo c’è il Parlamento europeo, che ha già votato una volta e che, almeno per ora, ha lasciato l’immunità al suo posto.
La domanda resta sospesa: la Germania passerà davvero dalla segnalazione alla richiesta formale? Per ora non c’è prova pubblica che questo sia accaduto. Ma politicamente il caso è tutt’altro che chiuso.
FAQ
La Germania ha chiesto davvero la revoca dell’immunità di Ilaria Salis?
Al momento non risulta una richiesta formale della Germania al Parlamento europeo. Risulta invece un collegamento tedesco tramite una segnalazione di polizia e il filone investigativo sulla Hammerbande.
Perché si parla di Hammerbande nel caso Ilaria Salis?
Perché il nome di Salis sarebbe stato citato in ricostruzioni legate ad atti e indagini tedesche sulla cosiddetta Hammerbande, gruppo associato ad ambienti dell’estrema sinistra militante. Questo, però, non equivale a una condanna o a una prova automatica di appartenenza.
Ilaria Salis ha ancora l’immunità parlamentare?
Sì. Il Parlamento europeo ha confermato il mantenimento dell’immunità con un voto molto stretto: 306 favorevoli, 305 contrari e 17 astenuti.
Il processo in Ungheria contro Ilaria Salis è chiuso?
Secondo quanto comunicato dalla stessa eurodeputata, il procedimento ungherese è stato chiuso dopo la conferma dell’immunità. In teoria, però, potrebbe essere riaperto in futuro ripartendo da capo.
Perché il caso Salis divide così tanto la politica?
Perché tocca insieme giustizia, antifascismo, immunità parlamentare, rapporti con l’Ungheria di Orbán e sicurezza europea. Per alcuni Salis è vittima di un procedimento politico; per altri è una parlamentare che dovrebbe rispondere alle accuse senza protezioni.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






