In pochi giorni sono arrivate due sentenze che stanno rimescolando le carte nel settore fotovoltaico italiano. Da un lato la Corte di Cassazione, dall’altro il TAR del Lazio. Due pronunciamenti diversi, due questioni diverse — ma entrambi destinati a pesare su migliaia di proprietari di impianti, operatori del settore e procedure concorsuali in corso.
La Cassazione: i proventi GSE sono frutti civili del proprietario
Con l’ordinanza n. 11085 del 25 aprile 2026, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha affrontato e risolto una delle questioni più spinose del settore: a chi spettano i proventi erogati dal GSE — il Gestore dei Servizi Energetici — quando la proprietà e la gestione dell’impianto fotovoltaico non coincidono?
La risposta è netta. Quei proventi — sia le tariffe incentivanti del Conto Energia che i ricavi del Ritiro Dedicato dell’energia prodotta — sono frutti civili dell’impianto, e come tali spettano al proprietario, non a chi lo gestisce o lo utilizza. Il principio si basa sull’articolo 1148 del Codice Civile: così come i canoni di affitto sono frutti civili di un immobile, i proventi GSE sono i frutti economici di un impianto fotovoltaico.
Il caso concreto che ha originato la sentenza riguarda una società proprietaria di due impianti fotovoltaici, già oggetto di un contratto di leasing poi risolto. Il Fallimento della società utilizzatrice aveva continuato a percepire i proventi GSE come Soggetto Responsabile, trattenendoli. Il Tribunale di Ancona aveva dato ragione al Fallimento. La Cassazione ha ribaltato tutto.
Il principio stabilito è chiaro: anche quando il Soggetto Responsabile nei confronti del GSE è un soggetto diverso dal proprietario — un gestore, un affittuario, persino un curatore fallimentare — i proventi tornano al proprietario. In mancanza di accordi specifici che prevedano diversamente, la proprietà dell’impianto porta con sé anche la proprietà dei suoi frutti economici.
Le implicazioni pratiche sono enormi. Per chi ha un impianto in leasing o in affitto, per chi ha subìto il fallimento del gestore, per chi sta valutando un investimento nel fotovoltaico — questa sentenza chiarisce una volta per tutte dove sta il baricentro economico. E lo mette sulla proprietà.
Il TAR Lazio: il GSE non può tagliare gli incentivi senza prove solide
La seconda pronuncia importante arriva dal TAR del Lazio, con la sentenza n. 7600 del 27 aprile 2026. Questa volta la questione riguarda il cosiddetto artato frazionamento degli impianti fotovoltaici — una delle contestazioni più frequenti con cui il GSE ha ridotto o annullato gli incentivi riconosciuti nell’ambito dei Conti Energia.
Il caso: un impianto da 986,70 kW a Lanciano, in provincia di Chieti, ammesso alle tariffe del Quarto Conto Energia. Il GSE aveva ritenuto che quell’impianto dovesse essere considerato insieme a uno adiacente da quasi 994 kW, riconducibile a una società collegata — sostenendo che i due impianti fossero in realtà una sola iniziativa imprenditoriale frazionata artificialmente per accedere a tariffe più favorevoli.
Il TAR ha accolto parzialmente il ricorso dell’operatore e annullato il provvedimento del GSE. La sentenza non nega il divieto di artato frazionamento — che esiste ed è legittimo — ma stabilisce che non basta la vicinanza geografica, i legami societari o le pratiche amministrative parallele per provarlo. Servono riscontri oggettivi concreti: la condivisione dello stesso POD, della stessa cabina di consegna, dello stesso misuratore di scambio. Senza elementi strutturali condivisi, l’accertamento non regge.
Un segnale importante per tutti gli operatori che si sono visti ridurre gli incentivi sulla base di ragionamenti simili: il GSE deve provare l’intento elusivo con evidenze concrete, non con indizi di sistema.
Cosa cambia nella pratica
Le due sentenze fotografano un momento di chiarimento importante in un settore che vive da anni nell’incertezza normativa e giurisprudenziale. La pronuncia della Cassazione fissa un principio destinato a essere richiamato in moltissime controversie future — soprattutto nelle procedure concorsuali, dove il tema della titolarità dei proventi GSE è da sempre uno dei più controversi.
La sentenza del TAR Lazio, invece, mette un freno alle contestazioni del GSE basate su presunzioni: la vicinanza di due impianti, da sola, non è sufficiente. Serve un quadro probatorio solido. Un principio che rafforza la posizione degli operatori che hanno già subìto o temono di subire provvedimenti di rideterminazione degli incentivi.
FAQ
Cosa ha stabilito la Cassazione sul fotovoltaico e il GSE nel 2026? Con l’ordinanza n. 11085 del 25 aprile 2026, la Cassazione ha stabilito che i proventi erogati dal GSE — tariffe incentivanti e ricavi del Ritiro Dedicato — sono frutti civili dell’impianto fotovoltaico e spettano al proprietario, anche quando la gestione è affidata a un soggetto diverso.
Cosa sono i frutti civili di un impianto fotovoltaico? Sono le utilità economiche che derivano direttamente dallo sfruttamento del bene — come i canoni di affitto per un immobile. La Cassazione ha qualificato così i proventi GSE, stabilendo che seguono la proprietà dell’impianto.
Cosa ha deciso il TAR Lazio sul frazionamento degli impianti fotovoltaici? Con la sentenza n. 7600 del 27 aprile 2026, il TAR ha annullato un provvedimento del GSE che riduceva gli incentivi a un impianto accusato di artato frazionamento. I giudici hanno stabilito che vicinanza geografica, legami societari e pratiche amministrative parallele non bastano da soli: servono prove oggettive come la condivisione di cabine o sistemi di misura.
Chi è interessato dalla sentenza della Cassazione n. 11085/2026? Proprietari di impianti fotovoltaici in leasing, in affitto o coinvolti in procedure fallimentari. Chiunque si trovi in una situazione in cui proprietà e gestione dell’impianto non coincidono.
Cosa è il GSE? È il Gestore dei Servizi Energetici, la società pubblica italiana che gestisce i meccanismi di incentivazione per la produzione di energia da fonti rinnovabili, tra cui le tariffe del Conto Energia per il fotovoltaico.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






