Sondaggi politici attuali, scossa nei numeri: FdI cala al 28,8%, Pd sale al 21,8%, campo largo davanti al centrodestra e Vannacci complica la partita della Lega

Daniela Devecchi

Sondaggi politici attuali, scossa nei numeri: FdI cala al 28,8%, Pd sale al 21,8%, campo largo davanti al centrodestra e Vannacci complica la partita della Lega

Sondaggi politici, il centrodestra resta forte ma perde terreno

Non è ancora un ribaltone. Però il segnale politico c’è, ed è di quelli che nei palazzi contano.

Gli ultimi sondaggi politici aggiornati al 5 maggio 2026 raccontano una fase diversa rispetto ai mesi scorsi: Fratelli d’Italia resta il primo partito, Giorgia Meloni mantiene un vantaggio netto sugli avversari diretti, ma il centrodestra non appare più così largo, compatto e dominante come prima.

Nel dato più recente, Fratelli d’Italia scende al 28,8%, perdendo tre decimali. Il Partito Democratico sale al 21,8%, il Movimento 5 Stelle arretra leggermente al 12,4%, mentre Forza Italia cala al 7,5% e la Lega si ferma al 6,1%. Cresce invece Alleanza Verdi e Sinistra, che arriva al 6,9%.

Numeri piccoli? Presi da soli sì. Ma messi uno accanto all’altro raccontano una cosa precisa: la maggioranza perde qualche punto nei suoi partiti principali, mentre l’opposizione, pur divisa e ancora piena di nodi irrisolti, sembra guadagnare spazio.

E qui nasce la domanda vera: il campo largo è davvero davanti al centrodestra o è solo una somma buona per i sondaggi?

Fratelli d’Italia resta primo, ma il 30% sembra più lontano

La forza di Giorgia Meloni resta evidente. Fratelli d’Italia è ancora nettamente il primo partito italiano, con circa sette punti di vantaggio sul Partito Democratico. Un margine importante, che conferma il ruolo centrale della premier nel centrodestra.

Però il punto politico non è solo chi sta davanti. Il punto è il movimento.

FdI non appare più stabilmente sopra il 30%, soglia che per mesi ha avuto anche un valore simbolico: il partito dominante, il perno della coalizione, la forza capace di dettare la linea a tutto il centrodestra.

Adesso il primo posto non è in discussione, ma il margine psicologico si è ristretto. E quando il partito della premier cala, anche solo di pochi decimali, mentre gli alleati non compensano, il tema diventa subito più grande: non si guarda più soltanto al consenso personale di Meloni, ma alla tenuta complessiva della coalizione.

Forza Italia resta sopra la Lega, ma entrambe perdono qualcosa. La Lega, soprattutto, continua a vivere una fase complicata: il 6,1% fotografa un partito lontanissimo dai tempi in cui Matteo Salvini guidava la destra nei sondaggi e sembrava il leader naturale dello schieramento.

Non è curioso? In pochi anni la Lega è passata da motore del centrodestra a forza che deve difendere il proprio spazio, stretta tra Meloni, Forza Italia e la nuova variabile Roberto Vannacci.

Pd in crescita e M5S ancora decisivo: il campo largo vede il sorpasso

Dall’altra parte, il Partito Democratico prova a consolidarsi come secondo polo del sistema politico. Il dato del 21,8% conferma un Pd sopra quota 21%, non abbastanza vicino a FdI da parlare di testa a testa, ma abbastanza solido da guidare l’opposizione.

Il Movimento 5 Stelle resta sopra il 12%. Non è il Movimento dei grandi exploit elettorali, certo, ma continua a essere determinante in qualsiasi ipotesi di alternativa al centrodestra. Senza i voti del M5S, il cosiddetto campo largo non esiste. Con quei voti, invece, la partita cambia.

Il dato più pesante riguarda proprio i blocchi: il campo largo viene stimato al 45,6%, mentre il centrodestra si ferma al 44,6%. Il vantaggio è minimo, appena un punto. Ma in politica, a volte, anche un punto basta per cambiare il clima.

Attenzione però. Dire “campo largo” è facile. Farlo funzionare è un’altra storia.

Dentro quella somma ci sono Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa. Mondi diversi, leader diversi, sensibilità spesso lontane. Nei numeri possono stare insieme; nelle urne, nei programmi, nei collegi e in una campagna elettorale vera, tutto diventerebbe molto più complicato.

Ma il segnale è arrivato: il centrodestra non può più dare per scontato il vantaggio di coalizione.

Il fattore Vannacci agita la destra e mette pressione alla Lega

Il nome che più muove la fotografia politica di queste settimane è quello di Roberto Vannacci. Il suo Futuro Nazionale viene stimato intorno al 3,6%, con altre rilevazioni che lo collocano poco sopra il 4%.

Ed è qui che la questione diventa delicata.

Vannacci non sembra pescare nel campo progressista. Il suo spazio politico appare quasi tutto dentro l’area della destra. Questo significa che la sua presenza può avere due effetti molto diversi: da una parte può allargare il perimetro elettorale del centrodestra, dall’altra può togliere voti soprattutto alla Lega, rendendo ancora più debole Matteo Salvini.

Se Futuro Nazionale corre da solo, può complicare parecchio la vita alla maggioranza. Se invece entra stabilmente nel centrodestra, cambia gli equilibri interni della coalizione e apre una nuova partita tra Meloni, Salvini, Tajani e lo stesso Vannacci.

Il punto è semplice: Vannacci pesa anche quando non decide direttamente. Pesa perché sposta attenzione, voti, temi e tensioni. E in una coalizione già segnata da rapporti non sempre facili, un nuovo soggetto a destra può diventare molto più di un dettaglio.

Per la Lega, poi, il problema è doppio. Da un lato deve recuperare consenso. Dall’altro deve evitare che una parte del suo elettorato più identitario trovi altrove una casa politica più aggressiva, più diretta, più riconoscibile.

AVS cresce e si avvicina a Forza Italia

Tra i dati meno urlati ma più interessanti c’è quello di Alleanza Verdi e Sinistra. Il partito arriva al 6,9%, avvicinandosi molto a Forza Italia, ferma al 7,5%.

È un passaggio importante. AVS non è più soltanto una forza laterale dell’opposizione: nei numeri più recenti diventa un pezzo rilevante del campo progressista. Questo può rafforzare l’area di centrosinistra, ma può anche rendere più complicato il dialogo con i partiti centristi.

Ed è proprio qui che il campo largo mostra il suo doppio volto: cresce nei numeri, ma si allarga nelle contraddizioni.

Da una parte c’è chi vuole un’alleanza più netta, sociale, ambientalista, molto alternativa al governo Meloni. Dall’altra ci sono forze più moderate, che guardano con diffidenza a un asse troppo spostato verso il Movimento 5 Stelle e la sinistra.

Il risultato? Nei sondaggi la somma funziona. Nella politica reale, servirà molta più fatica.

La partita vera non è sui decimali, ma sulle alleanze

A guardare solo i singoli partiti, la fotografia sembra abbastanza chiara: Fratelli d’Italia primo, Partito Democratico secondo, Movimento 5 Stelle terzo, poi Forza Italia, AVS, Lega, Futuro Nazionale e le forze minori.

Ma la politica italiana non si decide soltanto sulla classifica dei partiti. Si decide sulle alleanze. E soprattutto sulla capacità di stare insieme senza perdere pezzi.

Il centrodestra ha un vantaggio storico: è abituato a presentarsi unito. Anche quando litiga, alla fine trova quasi sempre una formula comune. Il centrosinistra, invece, ha spesso il problema opposto: può avere numeri competitivi, ma deve trasformarli in una proposta credibile, riconoscibile e governabile.

Ecco perché questi sondaggi fanno rumore. Non perché annuncino una vittoria già pronta dell’opposizione, ma perché incrinano il racconto dell’invincibilità del centrodestra.

Meloni resta forte. Il suo partito resta il primo. Però gli alleati arretrano, la Lega soffre, Forza Italia non sfonda, Vannacci crea movimento e il campo largo torna a vedere una possibilità concreta.

In politica, a volte, basta questo per cambiare il vento.

Per Meloni è un campanello d’allarme, per Schlein un’occasione

Per Giorgia Meloni il dato non è drammatico, ma non può essere ignorato. Il suo partito resta primo, la premier conserva centralità e il centrodestra resta competitivo. Però la coalizione non sembra più avanzare con la stessa sicurezza.

Per Elly Schlein, invece, il momento è delicato ma interessante. Il Pd cresce, l’area progressista si avvicina o supera il centrodestra, ma il problema resta sempre lo stesso: trasformare una somma di sigle in una coalizione vera.

Giuseppe Conte, dal canto suo, continua a essere indispensabile per qualunque schema alternativo. Senza il Movimento 5 Stelle, il campo largo resta monco. Con il M5S, però, il Pd deve accettare una mediazione politica non semplice.

E poi ci sono i centristi, con posizioni spesso difficili da incastrare dentro un’alleanza troppo larga. È qui che il vantaggio nei sondaggi rischia di diventare fragile: non basta essere avanti sulla carta, bisogna sembrare pronti a governare.

Cosa dicono davvero i sondaggi politici del 5 maggio 2026

Il messaggio più corretto è questo: il centrodestra non è crollato, ma non domina più come prima.

La maggioranza resta forte, ha ancora il primo partito del Paese e può contare su una struttura politica più ordinata rispetto agli avversari. Ma gli ultimi dati mostrano che il vantaggio si è ridotto e che l’opposizione, se riuscisse davvero a presentarsi unita, potrebbe giocarsi la partita.

Il campo largo, però, deve dimostrare di essere qualcosa di più di una formula da sondaggio. Perché sommare Pd, M5S, AVS, Italia Viva e +Europa è semplice in una tabella. Convincere gli elettori che quella somma possa diventare governo è un’altra cosa.

E allora il punto è tutto qui: i numeri del 5 maggio 2026 non consegnano una nuova maggioranza, ma aprono una fase politica molto più incerta.

Per Meloni è un avviso. Per Schlein è una possibilità. Per Conte è una leva. Per Salvini è un problema serio. Per Vannacci, invece, è la conferma che il suo peso non si misura solo nei voti che prende, ma anche in quelli che sposta.

FAQ

Chi è il primo partito negli ultimi sondaggi politici?
Il primo partito resta Fratelli d’Italia, indicato al 28,8% nell’ultimo dato disponibile.

Il campo largo è davvero davanti al centrodestra?
Sì, nelle ultime rilevazioni aggregate il campo largo viene stimato al 45,6%, mentre il centrodestra si ferma al 44,6%. Lo scarto è ridotto, ma politicamente significativo.

Quanto vale oggi il Partito Democratico?
Il Partito Democratico viene indicato al 21,8%, in crescita rispetto alla rilevazione precedente.

Quanto pesa Roberto Vannacci nei sondaggi?
Futuro Nazionale, legato a Roberto Vannacci, viene stimato tra il 3,6% e poco più del 4%, con un impatto soprattutto sugli equilibri della destra.

La Lega è in difficoltà?
Sì. La Lega viene indicata intorno al 6%, un dato che conferma una fase difficile per Matteo Salvini e per il posizionamento del partito nel centrodestra.