Chi è Raul Esteban Calderon, il killer di Diabolik: vero nome, storia, condanna all’ergastolo e i tre omicidi del sicario argentino

Serena Comito

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Raul Esteban Calderon non esiste. Sono state queste le prime parole del pm Mario Palazzi in udienza, nel settembre 2024, davanti alla Corte d’Assise di Roma. Una rivelazione arrivata dopo anni di processo — il nome con cui quest’uomo aveva operato in Italia per decenni era semplicemente falso. Un’identità costruita dal nulla, usata per anni per muoversi nell’ombra della criminalità romana senza lasciare tracce verificabili.

Il suo vero nome, confermato da una rogatoria con le autorità argentine, è Gustavo Alejandro Musumeci. Nato a Buenos Aires il 30 aprile 1970. Un uomo che ha vissuto una doppia vita — o forse una tripla, considerando che in Argentina usava anche altri alias. E che oggi sta scontando due ergastoli in un carcere italiano.

Dal Sudamerica a Roma: la carriera di un sicario

Cresce in Argentina, dove inizia la sua carriera criminale con furti e rapine. La giustizia argentina lo conosce. Alla fine degli anni Novanta, per ragioni che non sono mai state chiarite del tutto — forse per sfuggire a qualcosa, forse per cercare nuove opportunità — arriva in Italia. Porta con sé il nome inventato, Raul Esteban Calderon, e una fredda professionalità che nel tempo diventerà il suo marchio.

In Italia ricomincia dai reati minori. Poi il profilo si alza. I magistrati della DDA di Roma lo descrivono con parole precise: «un killer che svolge la funzione di sicario in maniera professionale». Le intercettazioni, scriveva il giudice per le indagini preliminari, «hanno consegnato addirittura la programmazione di futuri fatti di sangue con la partecipazione, sempre nella qualità di sicario, dell’indagato». Non un criminale improvvisato. Un professionista del delitto su commissione.

Il suo inserimento nella malavita romana avviene attraverso i contatti con Leandro Bennato, detto “il Biondo”, e successivamente con Giuseppe Molisso, detto “Barba” — braccio destro di Michele Senese, uno dei boss più potenti della criminalità organizzata capitolina. Gli amici lo chiamano “Francisco”. Per anni rimane nell’ombra, un nome di secondo piano. Poi arriva il 7 agosto 2019.

Il Parco degli Acquedotti: l’esecuzione di Diabolik

Quel giorno Calderon si veste da runner. Scarpe da ginnastica, pantaloncini, maglietta. Si mescola tra chi fa jogging nel Parco degli Acquedotti, zona Tuscolano. Si avvicina a una panchina dove è seduto Fabrizio Piscitelli, 53 anni, capo storico degli Irriducibili della Lazio e uno dei vertici del narcotraffico romano. Un solo colpo di pistola calibro 9×21 alla testa. Poi si alza e cammina via.

Piscitelli muore sul posto. L’autista cubano che lo accompagnava da giorni non può fare nulla. Le telecamere di sorveglianza riprendono tutto — il runner che si avvicina, il gesto, la fuga — ma il volto è coperto. Un tatuaggio sul polpaccio destro, parzialmente visibile sotto una fasciatura, diventerà uno degli elementi chiave dell’identificazione. Una perizia antropometrica del Politecnico di Torino stabilirà la compatibilità tra l’uomo ripreso nel video e l’imputato.

Il prezzo pattuito per l’omicidio, secondo le dichiarazioni dell’ex compagna Rina Bussone: 100.000 euro in contanti più 4.000 euro al mese. A pagare, secondo l’accusa, i fratelli Leandro ed Enrico Bennato — rivali di Piscitelli nel controllo delle piazze di droga romane.

Il secondo ergastolo: Torvaianica e il “Passerotto”

Prima ancora della condanna per Diabolik, Calderon accumula un altro ergastolo. Il 20 settembre 2020, a Torvaianica, su una spiaggia, viene ucciso Shehaj Selavdi, detto “Passerotto”, cittadino albanese. Stesso metodo, stessa precisione. Il 5 novembre 2024 la Corte d’Assise di Frosinone lo condanna all’ergastolo anche per questo omicidio, insieme a Giuseppe Molisso come organizzatore del delitto. In aula, in videoconferenza dal carcere, Calderon appare visibilmente dimagrito.

E non finisce qui. Nel luglio 2021 — mentre le indagini per l’omicidio Piscitelli sono già in corso — si presenta in un bar del quartiere Alessandrino a Roma, cappello in testa e mascherina al volto. Avvicina i fratelli Emanuele e Alessio Costantino. Spara più volte con la sua 9×21. L’arma si inceppa. I due sopravvivono per un caso fortuito. A febbraio 2025, condannato anche per questo: 12 anni.

L’arresto: tradito da Rina Bussone

A dicembre 2021, due anni e mezzo dopo l’omicidio di Piscitelli, la Squadra Mobile di Roma lo ferma. Le intercettazioni, il video, la perizia antropometrica — ma la prova che pesa di più arriva da una voce femminile.

Rina Bussone, la sua ex compagna, soprannominata “Buscettina”, sente la notizia dell’omicidio Piscitelli in televisione. Va in giardino a controllare il suo nascondiglio segreto. Le pistole non ci sono più. Va a casa di Calderon. Lui la porta in camera da letto e le dice: «Ho ammazzato Diabolik». Lei registra tutto nella memoria. E il 13 dicembre 2021, davanti ai magistrati della DDA, parla. Ora è sotto programma di protezione.

Il processo inizia nel 2023. Oltre quaranta udienze. Calderon si dichiara innocente per tutto il tempo. Il 25 marzo 2025, dopo cinque ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Roma emette la sentenza: ergastolo. Senza aggravante mafiosa — una distinzione che la famiglia Piscitelli ha contestato con forza — ma con la premeditazione riconosciuta come aggravante. La difesa ha annunciato ricorso in appello.

Un uomo che non esiste, due ergastoli che pesano

Gustavo Alejandro Musumeci — perché quello è il suo nome vero — è oggi recluso in un carcere italiano con due condanne a vita sulle spalle. Un uomo che per decenni ha operato sotto un’identità falsa, che le autorità argentine non riconoscono nel registro anagrafico, che i colleghi di crimine chiamavano Francisco e che la giustizia italiana ha imparato a conoscere solo a processo già avviato.

Il paradosso finale è quello che lo definisce meglio di qualsiasi descrizione: l’uomo più cercato per uno degli omicidi più clamorosi della cronaca romana degli ultimi anni, tecnicamente, non è mai esistito.

FAQ

Chi è Raul Esteban Calderon? È il nome falso usato da Gustavo Alejandro Musumeci, argentino nato a Buenos Aires il 30 aprile 1970, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli “Diabolik” nel 2025 e per l’omicidio di Shehaj Selavdi a Torvaianica nel 2024.

Qual è il vero nome di Raul Esteban Calderon? Gustavo Alejandro Musumeci, come confermato da una rogatoria con le autorità argentine nel 2024. Il nome Calderon era una falsa identità usata per operare in Italia.

Quanti ergastoli ha Calderon? Due ergastoli: uno per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli “Diabolik” (marzo 2025) e uno per l’omicidio dell’albanese Shehaj Selavdi a Torvaianica (novembre 2024). Ha anche una condanna a 12 anni per il tentato omicidio dei fratelli Costantino nel 2021.

Chi ha scoperto che Calderon era il killer di Diabolik? La testimonianza decisiva è arrivata dalla sua ex compagna Rina Bussone, detta “Buscettina”, che dopo aver sentito la sua confessione diretta ha deciso di parlare con la DDA. È ora sotto programma di protezione.

Chi sono i mandanti dell’omicidio di Diabolik? Secondo l’accusa i mandanti sarebbero i fratelli Leandro ed Enrico Bennato, rivali di Piscitelli nel narcotraffico romano. Le indagini sui mandanti sono ancora in corso.