La morte di Daniele Lopetuso, a 47 anni, ha lasciato un segno profondo nella cittadina di Andria. Una perdita che è arrivata dopo una grave malattia e che ha colpito in modo silenzioso ma devastante chiunque lo conoscesse, tra affetti personali, ambiente lavorativo e mondo del tifo.
Una vita costruita con impegno e discrezione
Daniele amava costruirsi, imparare ed evolversi, fin da giovane, e aveva infatti intrapreso un percorso di studi presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Un’esperienza umana e intellettuale essenziale per formarsi, la stessa che racconta di una persona determinata, con la volontà di crescere. Di creare qualcosa di solido per il proprio futuro. Terminati gli studi, era tornato nella sua città , Andria, dove aveva deciso di mettere radici e sviluppare il proprio percorso professionale e umano.
Il lavoro e il rapporto con le persone
Nel quotidiano, Daniele era conosciuto soprattutto per la sua attivitĂ di personal trainer nella palestra Golden Boy. Non era solo un lavoro: per lui rappresentava un contatto diretto con le persone, un modo per accompagnarle nei loro percorsi di benessere.
Chi lo ha incontrato in palestra lo ricorda come una presenza costante, affidabile, capace di ascoltare e di motivare senza mai imporsi. Il suo approccio era fatto di equilibrio e rispetto, qualitĂ che nel tempo avevano costruito attorno a lui un rapporto sincero con tanti clienti e amici.
La passione per il tifo e il senso di appartenenza
Accanto al lavoro, Daniele coltivava una passione forte, quella per il calcio e per la sua città . Era infatti parte degli Andria Ultras, un gruppo con cui condivideva emozioni, trasferte e momenti di vita. Proprio gli ultras hanno voluto ricordarlo pubblicamente con un post, un gesto semplice ma carico di significato, che racconta quanto fosse presente e riconosciuto all’interno del gruppo.
Il dolore della comunitĂ
La sua scomparsa, avvenuta a causa di una grave malattia, ha lasciato un senso di ingiustizia difficile da colmare. Andria si è stretta attorno alla sua famiglia, mentre in tanti – dalla palestra agli spalti – hanno voluto esprimere il proprio cordoglio.
Resiste il suo lascito, quello di una persona riservata, gentile, sempre disponibile, capace di lasciare parte di sè, ma senza mai cercare visibilità . Un ricordo che oggi vive nelle parole di chi lo ha conosciuto e nei luoghi che ha frequentato ogni giorno, dove la sua assenza si fa sentire con forza.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
PerchĂ© l’informazione è la libertĂ di un popolo. Ed Ă© nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertĂ .
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