Chi è Sarah Borruso la ex di Genovese e cosa fa oggi? La vita dopo Alberto e l’intervista One More Time, la verità dietro lo scandalo di Terrazza Sentimento

Giorgia Tedesco

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Il nome di Sarah Borruso è entrato nelle cronache italiane non per una carriera costruita sotto i riflettori, ma per il suo coinvolgimento in uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni, quello legato all’imprenditore Alberto Genovese. Una vicenda complessa, fatta di eccessi, accuse gravissime e dinamiche personali difficili da decifrare, che oggi si intreccia con un percorso di cambiamento e di esposizione pubblica.

Sarah Borruso: le origini e la vita prima del caso

Nata a Milano il 4 agosto 1995, Borruso cresce tra Milano e Como. Di quegli anni racconta un ambiente familiare protettivo, una dimensione che, secondo il suo stesso racconto, avrebbe inciso profondamente sul modo di vivere le relazioni e sulle sue fragilità.

Ancora molto giovane si avvicina al mondo della notte milanese: locali, ambienti esclusivi, conoscenze veloci. È proprio lì che, tra il 2017 e il 2018, incontra Alberto Genovese, già noto nel settore digitale. Quell’incontro segna l’inizio di una relazione destinata a diventare sempre più intensa.

L’incontro con Genovese e la spirale degli eccessi

Il rapporto tra i due cresce rapidamente, fino a diventare totalizzante. Col tempo, però, si inserisce in un contesto sempre più estremo. Nelle ricostruzioni e nelle sue stesse parole emergono elementi ricorrenti: uso di sostanze, feste private, dinamiche fuori dall’ordinario. Borruso racconterà di aver accettato situazioni che oggi definisce degradanti, sostenendo di averlo fatto per il legame affettivo che la teneva ancorata a quella relazione. Col passare del tempo, quella che all’inizio sembrava una storia intensa si trasforma, secondo il suo racconto, in qualcosa di squilibrato, dove il confine tra scelta e condizionamento diventa sempre più sottile.

Il caso giudiziario: accuse e processo

Il nome di Sarah diventa pubblico quando esplode il caso giudiziario legato agli episodi avvenuti tra Milano e Ibiza, all’interno di quello che è stato definito l’ambiente della “Terrazza Sentimento”.

Secondo le indagini viene accusata di concorso in episodi di violenza sessuale insieme a Genovese, e uno dei fatti principali riguarda episodi avvenuti a Ibiza nel 2020: il tutto si inserisce in un contesto segnato da abuso di sostanze e feste private.

Durante gli interrogatori, racconta agli inquirenti un ambiente fatto di droga, ragazze coinvolte e situazioni fuori controllo, spiegando di aver assecondato quel mondo perché innamorata.

La condanna e la linea difensiva

Il procedimento giudiziario si conclude per lei con una condanna a circa 2 anni e 4 mesi di reclusione. La difesa ha sempre insistito su un punto centrale: Borruso si sarebbe trovata dentro un contesto fortemente condizionante, sviluppando una forma di dipendenza affettiva. Lei stessa ha più volte dichiarato di essersi illusa di poter cambiare Genovese, arrivando a immaginare una vita stabile e una famiglia insieme a lui.

“Vittima e complice”: una posizione controversa

È proprio qui che si concentra uno degli aspetti più discussi della sua vicenda. La sua figura resta sospesa tra due letture: da una parte quella di co-imputata, quindi responsabile penalmente, dall’altra quella di persona coinvolta in una dinamica emotiva e psicologica molto forte

Questa ambiguità è stata riassunta anche nel titolo dell’intervista che le è stata dedicata nel podcast One More Time: “vittima e complice”. Una definizione che riflette il dibattito acceso che continua a circondare la sua storia.

Dopo il processo: la ricostruzione personale di Sarah Borruto

Dopo il processo, Borruso prova a ricominciare. Si allontana da quel contesto e sceglie di intraprendere un percorso diverso. Oggi frequenta Psicologia giuridica all’Università La Sapienza di Roma, concentrandosi in particolare su dipendenze patologiche e devianza. Temi che, inevitabilmente, si intrecciano con ciò che ha vissuto. Accanto agli studi, si dedica ad attività di ricerca e volontariato legate alla giustizia sociale. Anche la scrittura entra nella sua vita, non come progetto editoriale definito, ma come strumento per rielaborare l’esperienza.

L’intervista a One More Time: il racconto pubblico

In questi giorni decide di raccontarsi in prima persona partecipando al podcast One More Time di Luca Casadei. L’intervista, lunga oltre due ore, rappresenta il suo racconto più completo e diretto. Nel corso della conversazione emergono diversi passaggi chiave:

  • l’infanzia e le fragilità;
  • parla di una crescita che l’ha portata a sentirsi poco autonoma, elemento che avrebbe inciso sulle sue scelte;
  • il mondo della notte: descrive un ambiente in cui certi comportamenti vengono normalizzati e spinti sempre più oltre;
  • la relazione con Genovese: racconta apertamente l’uso di droghe, l’accettazione di rapporti a tre e una dinamica emotiva sempre più dipendente. In alcune dichiarazioni, spiega di aver accettato tutto questo per amore.

Il senso di responsabilità

Non nega il proprio coinvolgimento, ma lo inserisce in un contesto che definisce distruttivo. Nella parte finale emerge la volontà di costruire una nuova identità e dare un senso a quanto vissuto. Quella di Sarah, dunque, resta una storia difficile da incasellare.