Sergio Ramelli, chi era lo studente ucciso a 18 anni nel 1975: età, aggressione, processo, condanne e commemorazioni 2026 a Milano

Daniela Devecchi

Sergio Ramelli, chi era lo studente ucciso a 18 anni nel 1975: età, aggressione, processo, condanne e commemorazioni 2026 a Milano

Chi era Sergio Ramelli, lo studente milanese morto a 18 anni

Chi era Sergio Ramelli? La sua storia torna ogni anno, puntuale, il 29 aprile. Ma nel 2026 il nome dello studente milanese ucciso nel 1975 è tornato con una forza ancora più evidente nel dibattito pubblico, tra cerimonie istituzionali, nuove intitolazioni, cortei, polemiche politiche e saluti romani che continuano a dividere.

Sergio Ramelli era un ragazzo di Milano. Aveva appena 18 anni quando morì, il 29 aprile 1975, dopo 47 giorni di agonia. Era nato il 6 luglio 1956, frequentava l’istituto tecnico “Ettore Molinari” e militava nel Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.

Il tema a scuola e l’inizio dell’isolamento

La vicenda di Sergio Ramelli comincia ben prima dell’aggressione. Uno degli episodi centrali riguarda un tema scritto a scuola, nel quale il ragazzo criticò le Brigate Rosse e ricordò due militanti missini uccisi nella sede del MSI di Padova, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci.

Quel compito, secondo le ricostruzioni emerse negli anni, fu sottratto e affisso all’interno dell’istituto. Da lì iniziò per Ramelli un periodo pesantissimo: insulti, minacce, pressioni, accuse politiche. Il suo nome venne esposto. Il suo volto, in qualche modo, diventò un bersaglio.

La tensione divenne tale che Ramelli lasciò il Molinari e si iscrisse a un istituto privato. Ma il cambio di scuola non bastò a proteggerlo.

L’aggressione del 13 marzo 1975

Il 13 marzo 1975 Sergio Ramelli venne aggredito a Milano, in zona Città Studi, vicino alla sua abitazione. Aveva 18 anni. Fu colpito violentemente alla testa con chiavi inglesi, in un attacco che le indagini e i processi avrebbero poi ricondotto ad ambienti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.

Le ferite furono gravissime. Ramelli rimase in ospedale per settimane. Quarantasette giorni di agonia, fino alla morte, il 29 aprile 1975.

Il processo e le condanne definitive

La verità giudiziaria arrivò molti anni dopo. Il processo iniziò nel 1987, a distanza di oltre dieci anni dall’omicidio. Sul banco degli imputati finirono ex militanti legati all’area di Avanguardia Operaia.

Il primo grado riconobbe l’omicidio preterintenzionale. In appello, però, la qualificazione cambiò in omicidio volontario, con riduzione delle pene per alcune attenuanti. Nel 1990 la Cassazione confermò le condanne definitive.

Il punto, dal punto di vista storico e giudiziario, è questo: Sergio Ramelli fu ucciso per ragioni politiche e la giustizia italiana arrivò a condanne definitive per omicidio volontario. Non venne riconosciuta la premeditazione, ma la responsabilità degli imputati fu accertata.

Perché Sergio Ramelli è ancora al centro del dibattito

A più di cinquant’anni dalla morte, Sergio Ramelli non è soltanto un nome del passato. È diventato un simbolo difficile, conteso, spesso scomodo.

Da un lato c’è il riconoscimento della sua storia come vittima della violenza politica. Dall’altro c’è l’uso che una parte della destra radicale continua a fare della sua memoria, soprattutto durante i cortei del 29 aprile, con il rito del “presente” e i saluti romani.

Ed è proprio qui che il caso torna a bruciare nel presente. Perché ricordare un ragazzo ucciso a 18 anni dovrebbe essere un gesto civile, condiviso, umano. Ma ogni anno la commemorazione si intreccia con immagini e rituali che riaprono la polemica politica.

La domanda, allora, resta sospesa: si può ricordare Sergio Ramelli senza trasformare il dolore in una nuova bandiera di scontro? È forse questo il nodo più delicato.

Le commemorazioni del 2026 a Milano

Il 29 aprile 2026, nel 51° anniversario della morte, Milano ha ricordato Sergio Ramelli con una cerimonia istituzionale nei giardini di via Pinturicchio a lui dedicati. Alla commemorazione era presente anche il sindaco Giuseppe Sala, insieme a rappresentanti politici e istituzionali.

Nello stesso giorno, il nome di Ramelli è stato ricordato anche in Parlamento. Alla Camera il suo omicidio è stato citato come una ferita della storia repubblicana e come esempio della violenza politica che negli anni Settanta colpì giovani di diverse appartenenze.

Ma la giornata milanese non si è fermata alla cerimonia ufficiale. In serata si è svolto il tradizionale corteo in sua memoria, partito da piazzale Gorini e diretto verso via Paladini, luogo dell’aggressione. Secondo le cronache, hanno partecipato circa duemila persone. Il corteo si è concluso con il rito del “presente” e con saluti romani, immagini che hanno riacceso le polemiche.

Il sindaco Sala ha definito quei gesti inaccettabili. Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza, ha invece legato la questione al tema della memoria condivisa del 25 aprile, con parole che hanno subito acceso il confronto politico.

L’aggressione al 33enne e le nuove polemiche

Nelle stesse ore, a Milano, si è verificato anche un altro episodio finito al centro dell’attenzione: un uomo di 33 anni è stato aggredito dopo aver strappato o maneggiato manifesti dedicati a Ramelli. Secondo le ricostruzioni disponibili, l’uomo è stato colpito da più persone ed è finito in ospedale con ferite lievi.

L’episodio ha aumentato la tensione attorno alla commemorazione del 2026. Non solo memoria, quindi, ma ancora scontro. Ancora rabbia. Ancora un clima che, mezzo secolo dopo, sembra incapace di separare il ricordo di una vittima dalla violenza del presente.

E questo è forse l’aspetto più amaro: Sergio Ramelli morì dentro una stagione in cui l’avversario politico veniva trasformato in nemico. Oggi il suo nome continua a essere pronunciato proprio mentre il Paese fatica, ancora, a trovare un linguaggio comune sulla violenza politica.

Francobollo, parchi e intitolazioni: il riconoscimento istituzionale

Negli ultimi anni la memoria di Sergio Ramelli è uscita sempre più dai confini della commemorazione militante. Nel 2025, per il cinquantesimo anniversario della morte, è stato emesso un francobollo commemorativo a lui dedicato. Un gesto simbolico forte, perché inserisce Ramelli in una memoria pubblica nazionale.

Nel 2026 sono arrivate anche nuove intitolazioni. Tra le più discusse c’è quella del parco di Pero, inaugurato alla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa. Anche Ferrara ha annunciato l’intitolazione di un’area verde. A Gallarate è stata approvata la dedica di una rotonda.

Sono scelte che raccontano un cambiamento: Sergio Ramelli non è più ricordato soltanto da una comunità politica, ma entra progressivamente nel calendario civile di amministrazioni e istituzioni.

Naturalmente non senza polemiche. Ogni intitolazione riapre discussioni, proteste, prese di posizione. Ma il punto resta: la figura di Ramelli è oggi riconosciuta come quella di una vittima della violenza politica italiana.

Vita privata e famiglia

Sergio Ramelli veniva da una famiglia normale, lontana dai riflettori. Il padre Mario, la madre Anita, i fratelli. Le ricostruzioni memoriali parlano di un ragazzo appassionato di calcio, tifoso dell’Inter, legato agli amici e alla sua vita di studente.

Aveva idee politiche, certo. Ma aveva anche una vita davanti. Ed è questa la parte che colpisce di più: non la retorica, non la contrapposizione, ma l’età. Diciotto anni. L’età in cui si fanno progetti, si sbaglia, si cambia idea, ci si innamora, si immagina il futuro.

A lui quel futuro venne tolto.

FAQ su Sergio Ramelli

Perché Sergio Ramelli fu aggredito?

L’aggressione maturò nel clima della violenza politica degli anni Settanta. Ramelli era stato preso di mira per la sua appartenenza politica e per un tema scolastico in cui aveva criticato le Brigate Rosse.

Chi fu condannato per l’omicidio di Sergio Ramelli?

Dopo il processo, diversi ex militanti dell’area di Avanguardia Operaia furono condannati. La Cassazione confermò nel 1990 le condanne definitive per omicidio volontario.

Perché si parla di Sergio Ramelli nel 2026?

Nel 2026 il suo nome è tornato al centro del dibattito per il 51° anniversario della morte, le commemorazioni a Milano, nuove intitolazioni pubbliche, il corteo serale con saluti romani e le polemiche politiche nate attorno alla memoria.