Diesel, Eni taglia 7,5 centesimi al litro ma il pieno resta sopra i 2 euro: cosa succede da oggi con prezzi, accise e rischio nuovi rincari

Daniela Devecchi

Diesel, Eni taglia 7,5 centesimi al litro ma il pieno resta sopra i 2 euro: cosa succede da oggi con prezzi, accise e rischio nuovi rincari

Diesel, arriva il taglio Eni: 7,5 centesimi in meno al litro

Una piccola boccata d’aria per chi fa rifornimento a gasolio, ma non abbastanza da far tirare davvero un sospiro di sollievo. Eni ha abbassato il prezzo consigliato del diesel di 7,5 centesimi al litro, una mossa pesante nel mercato dei carburanti e arrivata proprio mentre il governo è alle prese con il nodo delle accise.

Il taglio è scattato dal 29 aprile 2026 e riguarda il gasolio, cioè il carburante che più di tutti, nelle ultime settimane, ha fatto arrabbiare automobilisti, pendolari e autotrasportatori. Perché il punto è proprio questo: anche con lo sconto, il diesel continua a viaggiare su livelli molto alti.

Secondo gli ultimi dati nazionali, al 30 aprile 2026 il gasolio self sulla rete stradale è intorno a 2,052 euro al litro. In autostrada sale ancora: circa 2,114 euro al litro. Tradotto: il taglio c’è, si vede, ma il pieno resta caro.

Quanto si risparmia davvero con il taglio Eni

Facciamo due conti semplici, quelli che interessano davvero a chi si ferma alla pompa.

Con un ribasso di 7,5 centesimi al litro, su un pieno da 50 litri il risparmio è di circa 3,75 euro. Su un pieno da 60 litri, si arriva a 4,50 euro. Non cambia la vita, certo. Però per chi usa l’auto tutti i giorni, o per chi macina chilometri per lavoro, il segnale pesa.

Il punto, però, è un altro: il taglio Eni non arriva in un momento normale. Arriva mentre il prezzo del gasolio resta sopra la soglia psicologica dei 2 euro e mentre si avvicina una scadenza delicatissima, quella delle misure sulle accise.

Perché Eni ha abbassato il diesel proprio adesso

La riduzione decisa da Eni arriva dopo giorni di tensione sui prezzi dei carburanti e dopo il confronto istituzionale sui rincari. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva acceso i riflettori sull’andamento del mercato, anche alla luce delle quotazioni internazionali.

Secondo le ricostruzioni circolate nel settore, un taglio del diesel attorno ai 6 centesimi sarebbe stato considerato coerente con l’andamento dei prezzi all’ingrosso. Eni è andata oltre, portando la riduzione a 7,5 centesimi al litro.

Una mossa che ha un valore economico, ma anche simbolico. Perché quando a muoversi è uno dei principali operatori del mercato, il segnale finisce inevitabilmente sotto gli occhi di tutti: consumatori, concorrenti e governo.

Gli altri marchi si muovono, ma il diesel resta caro

Eni non è stata l’unica compagnia a ritoccare i listini. Nelle stesse ore sono arrivate riduzioni anche da altri operatori: IP ha tagliato la benzina, Q8 ha ritoccato i prezzi al ribasso e Tamoil è intervenuta sul diesel.

Il problema è che il mercato resta nervoso. I prezzi alla pompa non si muovono mai tutti insieme, nello stesso modo e nello stesso momento. Il prezzo consigliato è una cosa, quello praticato dal singolo distributore è un’altra. E chi fa rifornimento lo sa bene: basta cambiare quartiere, strada o tratto autostradale per trovare differenze anche sensibili.

Al 30 aprile 2026, la benzina self sulla rete nazionale è intorno a 1,746 euro al litro, mentre il diesel self resta più alto, a 2,052 euro al litro. In autostrada il divario è ancora più evidente: benzina a circa 1,801 euro, gasolio sopra 2,11 euro.

Un paradosso che molti automobilisti stanno notando: per anni il diesel è stato percepito come la scelta più conveniente, soprattutto per chi percorre tanti chilometri. Oggi, invece, il gasolio è diventato il carburante più pesante sul portafoglio.

Il nodo delle accise: cosa succede dal 1° maggio

La data da segnare è 1° maggio 2026. Fino a quel momento resta in vigore il taglio temporaneo delle accise deciso dal governo per contenere l’impatto dei rincari. La misura ha ridotto il peso fiscale su benzina e gasolio, portando l’accisa a 472,90 euro per mille litri.

Il problema è che la misura è temporanea. E se non verrà rinnovata o sostituita, il rischio è che una parte del beneficio venga riassorbita rapidamente.

Qui sta il vero nodo politico ed economico. Da una parte ci sono automobilisti e imprese che chiedono interventi immediati. Dall’altra c’è il costo per lo Stato, perché tagliare le accise significa rinunciare a entrate importanti. In mezzo, il prezzo del petrolio, che continua a restare instabile a causa delle tensioni internazionali.

Perché il gasolio è diventato così pesante per famiglie e imprese

Il diesel non riguarda solo chi ha un’auto a gasolio. Riguarda la logistica, i trasporti, i camion, le consegne, l’agricoltura, i mezzi commerciali. Quando il gasolio sale, il rincaro rischia di finire dentro i costi di moltissimi prodotti.

Ecco perché il taglio Eni viene letto con attenzione anche fuori dal mondo dell’auto. Non è soltanto una questione di pieno al distributore. È una questione che tocca spesa, trasporti, forniture e prezzi finali.

Per un pendolare, 4 euro in meno su un pieno possono sembrare pochi. Per un’impresa con decine di mezzi in circolazione, invece, ogni centesimo al litro diventa una voce di bilancio.

Le differenze tra regioni: dove il gasolio costa meno

Il prezzo del diesel non è uguale in tutta Italia. Le rilevazioni più recenti indicano valori più bassi in regioni come Veneto, Campania e Marche, dove il gasolio self si muove poco sopra i 2,04 euro al litro.

Più alti, invece, i prezzi in aree come Sardegna, Provincia di Bolzano, Calabria e Valle d’Aosta, dove il gasolio supera più facilmente quota 2,07 euro al litro.

Sono differenze che pesano, soprattutto per chi vive in zone dove l’auto non è una scelta ma una necessità. Nei piccoli centri, nelle aree interne, nelle zone meno servite dal trasporto pubblico, il prezzo del carburante diventa una tassa quotidiana mascherata.

Il taglio basta davvero?

La risposta più onesta è: aiuta, ma non basta.

Il ribasso deciso da Eni alleggerisce il prezzo consigliato del diesel e può spingere anche altri operatori a rivedere i listini. Però il quadro resta fragile. Se il prezzo del petrolio continuerà a salire, o se il taglio delle accise non verrà prorogato, il rischio è che il vantaggio venga cancellato in fretta.

Per ora l’automobilista può aspettarsi un piccolo beneficio alla pompa, soprattutto negli impianti dove il ribasso sarà recepito rapidamente. Ma nessuno può ancora parlare di ritorno alla normalità.

Il diesel resta sopra i 2 euro. E questa, più di ogni altra cifra, racconta il problema.

Una mossa che mette pressione al governo

La scelta di Eni arriva in un momento politicamente sensibile. Il governo deve decidere come gestire la scadenza delle accise e come evitare nuovi contraccolpi sui prezzi. Il taglio del diesel, in questo senso, diventa anche un messaggio: una parte del mercato si è mossa, ora la palla passa anche alla politica.

Gli automobilisti, intanto, guardano il display del distributore. Perché alla fine è lì che ogni decisione si misura davvero: non nei comunicati, non nelle formule tecniche, ma nel numero che compare prima di infilare la pistola nel serbatoio.

E quel numero, per il gasolio, resta ancora troppo alto.

FAQ

Di quanto Eni ha abbassato il prezzo del diesel?

Eni ha ridotto il prezzo consigliato del gasolio di 7,5 centesimi al litro, con effetto dal 29 aprile 2026.

Quanto si risparmia su un pieno?

Su un pieno da 50 litri il risparmio è di circa 3,75 euro. Su 60 litri si arriva a circa 4,50 euro.

Il diesel è sceso sotto i 2 euro?

No. Al 30 aprile 2026 il gasolio self sulla rete nazionale resta intorno a 2,052 euro al litro. In autostrada supera ancora i 2,11 euro al litro.

Perché il prezzo del gasolio resta così alto?

Pesano il costo del petrolio, le tensioni internazionali, la fiscalità sui carburanti e l’incertezza sulla proroga del taglio delle accise.

Cosa succede dal 1° maggio 2026?

Il 1° maggio è la data chiave per la scadenza delle misure temporanee sulle accise. Se non arriverà una proroga o un nuovo intervento, una parte del beneficio potrebbe ridursi rapidamente.