Chi è Giacomo Marchetti, l’uomo che ha allontanato il prof con la bandiera ucraina dal corteo di Bologna il 25 aprile

Serena Comito

Chi è Giacomo Marchetti, l'uomo che ha allontanato il prof con la bandiera ucraina dal corteo di Bologna il 25 aprile

Un gilet arancione, un gesto del braccio, un anziano professore con tre bandiere. Un video di trenta secondi che ha fatto il giro d’Italia e ha trasformato un attivista bolognese semisconosciuto nel nome più cercato sui social degli ultimi giorni. Giacomo Marchetti — 52 anni, redattore di Contropiano, da una vita nelle piazze della sinistra antagonista — si è ritrovato al centro di una bufera che non ha precedenti nella sua storia personale.

E lui, dopo giorni di silenzio forzato, ha deciso di parlare.

Chi è Giacomo Marchetti

Prima del 25 aprile 2026, il nome di Giacomo Marchetti circolava in ambienti molto specifici. Redattore di Contropiano, testata nata nel 1993 — prima cartacea, poi approdata online — che si posiziona nell’area della sinistra comunista e antagonista italiana. Ricercatore indipendente, giornalista freelance. Nel 2018 aveva curato per le edizioni PGreco La Sfida Catalana di Marco Santopadre, un libro sull’indipendentismo catalano.

Negli anni aveva firmato reportage e corrispondenze su temi internazionali, tra cui articoli dalla Corea del Nord — un dettaglio che i suoi detrattori hanno trasformato in uno degli argomenti d’attacco più usati in questi giorni, riducendo anni di lavoro giornalistico a un’etichetta da agitare sui social.

A Bologna è un volto noto nei circuiti dell’attivismo di sinistra. Il 25 aprile era lì in un ruolo preciso: responsabile del servizio di autotutela del corteo organizzato da Potere al Popolo e USB.

Cosa è successo quel 25 aprile

Bologna, giorno dell’81° anniversario della Liberazione. Circa 10.000 persone scendono in piazza per il corteo antagonista, partito da piazza dell’Unità e diretto al Pratello. Una manifestazione costruita nei mesi precedenti con assemblee, appelli pubblici, confronti sui contenuti — contro la NATO, contro il riarmo, contro le politiche europee di sostegno alla guerra in Ucraina. Non la manifestazione istituzionale di Piazza Maggiore: un corteo con una posizione politica dichiarata e ben definita.

A quella manifestazione si avvicina Tino Ferrari, 81 anni, ex docente di Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, militante di Italia Viva. Porta con sé tre bandiere: quella italiana, quella dell’Unione Europea, quella dell’Ucraina. Marchetti — riconoscibile per il gilet arancione — gli va incontro e lo allontana. Non lo tocca, non strappa nulla. Ma il confine è tracciato: quelle bandiere in quel corteo non possono entrare.

Il video finisce sui social. E in poche ore Marchetti diventa il nome su cui si scarica tutta la tensione politica del momento.

La conferenza stampa: “Mi assumo la responsabilità”

Quattro giorni dopo, il 29 aprile, Marchetti rompe il silenzio in una conferenza stampa. Voce ferma, nessun passo indietro. “Mi assumo la responsabilità politica dell’allontanamento di quella persona, per fare in modo che la sua incolumità venisse assicurata in quel dato tipo di contesto”, dichiara. “Si era esplicitamente detto qual era il perimetro politico della manifestazione.”

La sua tesi è semplice: ogni manifestazione ha una sua identità politica, e chi non la condivide non può pretendere di entrarci con i simboli opposti. Porta l’esempio delle bandiere palestinesi a cui tempo fa fu impedito di entrare in un corteo del PD. E poi l’ipotesi provocatoria: “Cosa sarebbe successo se in una manifestazione di Fratelli d’Italia nel giorno del ricordo delle foibe qualcuno avesse portato una bandiera della federazione jugoslava?”

Sul fatto di aver toccato Ferrari o strappato le bandiere: smentita netta. Il video originale — quello non manipolato — lo mostra a distanza, senza contatto fisico.

La foto falsa e La Repubblica

Qui la storia si complica e prende una piega che va oltre la polemica politica. Tra le immagini che iniziano a circolare in rete nei giorni successivi all’episodio, ne appare una che sembra inchiodare Marchetti: in un fotogramma estratto dal video, si vede chiaramente — o almeno così sembra — Marchetti mentre impugna le bandiere per strapparle di mano a Ferrari.

Quell’immagine viene pubblicata dall’edizione bolognese de La Repubblica. Poi il caso esplode: la foto era stata modificata con l’intelligenza artificiale. Un dettaglio aggiunto digitalmente per costruire una versione dei fatti che il video originale non mostrava. La Repubblica ha dovuto ammetterlo pubblicamente.

Per Contropiano è un punto chiave: non solo Marchetti viene accusato di qualcosa che non ha fatto, ma quella falsa accusa viene amplificata da un quotidiano nazionale. La testata annuncia che gli avvocati sono al lavoro.

Una gogna che si è riversata sulla persona

Nel frattempo, Marchetti aveva già chiuso Facebook e Instagram. Le minacce e gli insulti ricevuti — ha spiegato lui stesso — erano di un’intensità tale da renderlo impossibile continuare a tenerli aperti. Le sue foto sono apparse su siti di area neonazista. “La mia preoccupazione non è tanto per me, ma per le persone più giovani i cui volti sono stati sbattuti sul web”, ha detto in conferenza stampa.

L’attacco politico è arrivato da più direzioni. Matteo Renzi ha cavalcato subito la vicenda. La giornalista TG1 Stefania Battistini lo ha identificato pubblicamente su X, collegandolo alla sua attività su Contropiano. Adriano Sofri lo ha attaccato dalle pagine de Il Foglio. Dal centro-sinistra alle destre, praticamente nessuno si è sottratto al coro della condanna.

Solo qualcuno, tra cui il leader di AVS Angelo Bonelli, ha provato ad articolare un giudizio più sfumato — condannando l’episodio ma aggiungendo che le bandiere ucraine in quel contesto “potevano essere lette come una provocazione” — ma anche queste posizioni sono state trascinate nel fuoco incrociato.

Il caso Ferrari e il contesto più ampio

Tino Ferrari, da parte sua, ha raccontato la sua versione: bloccato, con l’ordine secco “Sei schedato, vai via”, una “brutta sensazione”. Ottantuno anni, figlio della Resistenza, respinto da un corteo del 25 aprile. L’immagine è diventata subito simbolica, usata da tutto l’arco politico per discutere di che cosa sia la sinistra oggi, di chi appartiene il 25 aprile, di dove finisce il dissenso e dove comincia l’intolleranza.

Il caso bolognese non è stato l’unico episodio di tensione in quella giornata. A Milano la Brigata Ebraica era stata respinta dal corteo. A Roma due militanti dell’ANPI erano stati feriti da spari, e l’autore — che ha poi confessato — risulta appartenere alla stessa Brigata Ebraica. Un 25 aprile che, da qualsiasi lato lo si guardi, ha lasciato dietro di sé una scia di polemiche difficile da spegnere.

Marchetti è rimasto al centro di quella scia. Suo malgrado, o forse no — lui stesso ha scelto di non sparire, di tenersi la responsabilità politica di quello che ha fatto, e di spiegare il perché davanti alle telecamere.

Che lo si condanni o lo si assolva, il suo nome in questi giorni è diventato uno specchio su cui si riflette qualcosa di più grande di lui.

FAQ

Chi è Giacomo Marchetti di Bologna? È un attivista della sinistra antagonista bolognese, redattore di Contropiano e ricercatore indipendente. Ha 52 anni ed è diventato noto a livello nazionale dopo aver allontanato un anziano professore dal corteo del 25 aprile 2026 a Bologna.

Perché Giacomo Marchetti ha allontanato Tino Ferrari? Perché Ferrari si era presentato al corteo — organizzato da Potere al Popolo e USB con contenuti anti-NATO — esibendo le bandiere di Italia, Unione Europea e Ucraina, simboli considerati incompatibili con il perimetro politico della manifestazione.

È vero che Marchetti ha strappato le bandiere a Tino Ferrari? No. Il video originale mostra che Marchetti non ha mai toccato Ferrari né le sue bandiere. La foto che sembrava dimostrarlo è stata manipolata con l’intelligenza artificiale e anche La Repubblica Bologna ha dovuto ammetterlo pubblicamente.

Cos’è Contropiano, la testata di Marchetti? È una testata online di area comunista e antagonista, attiva in Italia dal 1993, prima in formato cartaceo e poi online. Si occupa prevalentemente di politica nazionale e internazionale da una prospettiva critica verso NATO, UE e politiche di riarmo.

Cosa ha detto Marchetti in conferenza stampa? Ha rivendicato la responsabilità politica dell’allontanamento, spiegando che si trattava di tutelare sia il corteo che l’incolumità dello stesso Ferrari in un contesto potenzialmente teso. Ha annunciato azioni legali per le diffamazioni subite.