Serafino Tomi è morto a 86 anni e con lui se ne va uno dei nomi più amati e riconoscibili del ciclismo viterbese: artigiano, atleta, telaista, direttore sportivo, ma soprattutto uomo capace di trasformare una bicicletta in qualcosa di molto più grande di un mezzo a due ruote.
A Viterbo e a San Martino al Cimino il suo nome non era soltanto legato a un negozio. Era legato a un modo di vivere lo sport, alla pazienza delle mani, al rumore degli attrezzi in officina, alle geometrie dei telai, ai consigli dati con l’esperienza di chi la bicicletta l’ha capita davvero. Non è curioso come certi mestieri, quando sono fatti con amore, finiscano per diventare una specie di eredità affettiva?
Chi era Serafino Tomi, il maestro delle biciclette nato a San Martino al Cimino
Serafino Tomi era nato l’11 marzo 1940 a San Martino al Cimino, frazione di Viterbo. Aveva 86 anni. La sua vita è stata attraversata da una passione fortissima per il ciclismo, prima vissuto da sportivo e poi trasformato in mestiere, bottega, scuola, famiglia.
Negli anni è diventato una figura simbolica per tanti appassionati delle due ruote. Non solo per chi correva, ma anche per chi cercava una bicicletta costruita bene, regolata con precisione, pensata davvero per chi doveva salirci sopra.
Tomi apparteneva a quella generazione di artigiani che non separava mai il lavoro dalla responsabilità. Una bici, per lui, non era un oggetto qualunque. Era equilibrio, misura, postura, fatica, strada. Era anche fiducia. Chi entrava nella sua officina sapeva di parlare con qualcuno che non vendeva semplicemente un prodotto, ma trasmetteva una cultura.
Dalla piccola officina ai telai da corsa: così nacque il mondo Cicli Tomi
La storia professionale di Serafino Tomi comincia nei primi anni Settanta, quando aprì una piccola officina a Viterbo. All’inizio era un laboratorio come tanti, almeno in apparenza. Ma dietro quel banco da lavoro c’era già un’idea precisa: costruire biciclette capaci di unire tecnica, solidità e sensibilità artigianale.
Col tempo, quella bottega diventò un punto di riferimento. I suoi telai da corsa iniziarono a farsi notare, anche fuori dai confini locali. Il marchio Tomi cominciò a circolare tra appassionati, corridori, collezionisti e professionisti. Non era solo questione di estetica: chi conosce il ciclismo sa bene che un telaio racconta molto di chi lo ha progettato.
E i telai di Serafino Tomi avevano una firma chiara. Erano frutto di osservazione, studio, prove, mani esperte. Non uscivano da una catena impersonale, ma da una testa e da un’esperienza precise.
L’incontro con Cino Cinelli e il salto nella grande tradizione italiana
Uno dei momenti più importanti della carriera di Serafino Tomi fu l’incontro con Cino Cinelli, figura storica del ciclismo italiano e nome fondamentale nella cultura dei telai da corsa.
Negli anni Settanta, Tomi volle imparare davvero il mestiere della costruzione dei telai. Non si accontentò dell’intuito, né della pratica quotidiana. Cercò i maestri, studiò, osservò da vicino chi quel mondo lo aveva già segnato. L’esperienza con Cinelli fu decisiva: gli diede strumenti, metodo, sicurezza e una visione più ampia.
Per un artigiano della provincia viterbese, arrivare a confrontarsi con quella scuola significava entrare nel cuore della grande tradizione ciclistica italiana. E Serafino Tomi seppe riportare tutto a casa, nella sua Viterbo, trasformando quell’apprendimento in qualcosa di personale.
La Fiera del Ciclo di Milano e i telai Tomi arrivati fino agli Stati Uniti
La consacrazione arrivò anche fuori dal territorio. Nel 1983, Serafino Tomi partecipò alla Fiera internazionale del Ciclo di Milano, una vetrina importantissima per chi, in quegli anni, voleva farsi conoscere nel settore.
Da lì i suoi lavori iniziarono ad attirare attenzione anche all’estero. I telai Tomi arrivarono fino agli Stati Uniti, richiesti da negozi specializzati e appassionati che cercavano prodotti artigianali italiani di qualità.
Lo sapevi? In quegli anni il telaio italiano fatto a mano era molto più di un componente tecnico: era quasi un oggetto di culto. Racchiudeva stile, competenza, identità. E Tomi riuscì a inserirsi proprio in quella tradizione, portando con sé il nome di Viterbo.
Non solo artigiano: Serafino Tomi fu anche atleta e direttore sportivo
Ridurre Serafino Tomi al solo ruolo di costruttore sarebbe poco. Il ciclismo, per lui, non era soltanto lavoro da officina. Era esperienza vissuta. Fu anche atleta e direttore sportivo, quindi conosceva la strada da più prospettive: quella di chi pedala, quella di chi prepara, quella di chi accompagna.
Questa è forse una delle ragioni per cui tanti ciclisti si fidavano di lui. Non parlava per formule imparate. Parlava perché conosceva la fatica, le salite, le regolazioni che sembrano dettagli e invece cambiano tutto. Sapeva che una bici deve rispondere al corpo di chi la usa, non solo essere bella da guardare.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una presenza concreta, competente, appassionata. Un uomo di bottega, certo, ma anche di strada. Uno che il ciclismo lo ha respirato per una vita intera.
Il dolore del ciclismo viterbese: “Non vendeva solo biciclette”
La morte di Serafino Tomi ha colpito profondamente il mondo sportivo locale. Il Gruppo ciclistico viterbese ha espresso cordoglio alla famiglia, ricordandolo come una figura leggendaria del ciclismo laziale.
Tra le parole più belle dedicate a lui c’è un pensiero semplice, ma potentissimo: Serafino Tomi non vendeva solo biciclette, trasmetteva una cultura.
Per tanti appassionati viterbesi, passare da lui significava entrare in un luogo dove il ciclismo aveva ancora il sapore autentico delle officine di una volta: meno vetrina, più sostanza; meno parole inutili, più esperienza.
La famiglia e l’eredità di Cicli Tomi
Negli ultimi anni, l’attività era passata nelle mani dei figli, che hanno continuato a portare avanti il nome di famiglia. Nel ricordo pubblico vengono citati Sandro, Giuseppe, Tommaso, Giulio e Anna Maria, ai quali è arrivato l’abbraccio del mondo ciclistico locale.
La storia di Cicli Tomi non finisce quindi con la scomparsa del suo fondatore. Resta nei figli, nel negozio, nei clienti, nei telai ancora in circolazione, nei racconti di chi lo ha conosciuto e magari conserva una bicicletta uscita dalle sue mani.
Quando saranno i funerali di Serafino Tomi
I funerali di Serafino Tomi si terranno mercoledì 29 aprile 2026 alle ore 17 nell’abbazia di San Martino al Cimino, il luogo delle sue radici.
FAQ
Quanti anni aveva Serafino Tomi?
Serafino Tomi aveva 86 anni. Era nato l’11 marzo 1940 a San Martino al Cimino, nel Viterbese.
Perché Serafino Tomi era famoso?
Era famoso nel mondo del ciclismo viterbese e laziale come artigiano, telaista, atleta e direttore sportivo. Il suo nome è legato anche alla storia di Cicli Tomi e alla costruzione di telai da corsa.
Dove si terranno i funerali di Serafino Tomi?
Mercoledì 29 aprile 2026 alle ore 17 nell’abbazia di San Martino al Cimino.
Che legame aveva Serafino Tomi con Cino Cinelli?
Serafino Tomi ebbe un importante legame professionale con Cino Cinelli, figura storica del ciclismo italiano. Quell’esperienza fu decisiva per la sua formazione come costruttore di telai.
Chi porta avanti oggi Cicli Tomi?
L’attività di famiglia è stata portata avanti dai figli, che hanno continuato a mantenere vivo il nome Tomi nel mondo della bicicletta e del ciclismo viterbese.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






