A Seveso, nella mattinata, si è diffusa la conferma della morte del brigadiere capo dei Carabinieri Alessandro Iavarone, 55 anni, che si è tolto la vita nella caserma in via Europa Unita. Un gesto estremo che ha lasciato sgomenti familiari, colleghi e quanti lo conoscevano.
Secondo quanto emerso, il militare lascia la moglie e due figli. Attorno alla famiglia si è immediatamente stretto il cordoglio non solo dell’Arma, ma dell’intera cittadinanza, profondamente colpita dalla perdita di una figura ritenuta da tutti esemplare, sia sotto il profilo professionale che umano.
Il racconto della perdita del Brigadiere Capo Alessandro Iavarone
La notizia ha iniziato a circolare nelle prime ore della giornata, diffondendosi rapidamente tra i colleghi e negli ambienti cittadini. Il primo impatto è stato di incredulità: nessuno, tra chi lavorava con lui o lo frequentava, sembrava aver colto segnali evidenti di un disagio così profondo da condurre a un epilogo tanto drammatico.
A raccontare con lucidità e dolore il momento in cui ha appreso la notizia è un uomo noto farmacista di Seveso su Facebook, e anche, grande amico personale di Iavarone. L’uomo ha condiviso un lungo messaggio pubblico destinato a diventare una delle testimonianze più significative di queste ore. Il racconto è diretto, privo di filtri, e restituisce tutta la dimensione dello shock vissuto.
La giornata, spiega, “è iniziata nel peggior modo possibile”, con l’incontro con il comandante della Polizia Locale, visibilmente sconvolto, che quasi gli ha urlato in faccia la notizia: “È morto il brigadiere capo Alessandro Iavarone… si è ucciso”. Parole dure, senza attenuanti, che segnano l’inizio di una presa di coscienza dolorosa.
Nel suo ricordo, evita qualsiasi tentativo di spiegazione o ricostruzione delle cause: “Non mi interessa perché o per come”, scrive, sottolineando come nessuna ipotesi possa realmente comprendere la complessità dell’animo umano. Ciò che emerge con forza è invece il profilo di un uomo che, nella quotidianità, appariva sereno, disponibile, sempre attento agli altri.
“Come si faceva a non essere amici di Alessandro?”, si chiede nel suo messaggio. Il brigadiere viene descritto come una persona sempre sorridente, comprensiva, quasi timorosa di disturbare, capace persino di rendere leggere le incombenze burocratiche, affrontate con discrezione e senso del dovere.
Il problema dei suicidi nell’Arma: sempre più diffuso
Il racconto si sposta poi in caserma, dove il clima è definito surreale. Colleghi esausti, segnati da ritmi di lavoro intensi, si interrogano senza trovare risposte. Tra le immagini più forti, quella di una giovane collega, con la divisa scura “forse troppo larga”, il volto scavato dalle lacrime e la voce spezzata dal dolore. Un quadro che restituisce tutta la dimensione umana della tragedia all’interno dell’Arma.
Nel ricordo dell’amico, emerge un concetto chiave: la “normalità” di Alessandro. Una normalità fatta di presenza costante, di gesti semplici, di dedizione quotidiana al lavoro e alla comunità. È proprio questa dimensione, sottolinea, ad averlo reso un “eroe”. Non il gesto finale, ma il modo in cui ha vissuto.
Il cordoglio del comune di Severo
Alle parole degli amici si sono aggiunte quelle delle istituzioni. Il sindaco Alessia Bottoni, insieme all’amministrazione comunale di Seveso, ha diffuso un comunicato ufficiale di cordoglio, esprimendo vicinanza alla famiglia e all’Arma dei Carabinieri. Un gesto formale che riflette il sentimento diffuso di una comunità ferita.
La morte del brigadiere capo Iavarone riporta inevitabilmente l’attenzione su un tema delicato e spesso sottovalutato: il peso psicologico che grava su chi opera nelle forze dell’ordine. Donne e uomini chiamati quotidianamente a intervenire in situazioni critiche, a confrontarsi con emergenze, violenza, sofferenza, spesso senza avere adeguati spazi di elaborazione emotiva.
Una città distrutta che non trova pace
Intanto, a Seveso, resta il silenzio. Un silenzio denso, attraversato da domande che probabilmente resteranno senza risposta. Resta il ricordo di un uomo che, nella semplicità dei suoi gesti, aveva costruito relazioni autentiche e lasciato un segno profondo. Sarà possibile partecipare ai suoi funerali questo pomeriggio, alle due e mezza, nella chiesa di Barrucana.
Un carabiniere stimato, un collega rispettato, un amico sincero. E soprattutto un padre e un marito, la cui perdita segna in modo indelebile chi gli ha voluto bene.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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