Chiara Petrolini è rimasta lì, ferma. Impassibile, almeno all’apparenza, mentre nell’aula della Corte d’Assise di Parma veniva letta la sentenza che la condanna a 24 anni e 3 mesi di reclusione.
Una condanna pesantissima, anche se inferiore rispetto ai 26 anni chiesti dalla Procura. Ma non è stata solo la pena a segnare questa giornata. È stato il silenzio dell’aula, la tensione attorno ai genitori, la reazione composta della giovane, poi il crollo emotivo fuori, accanto alla famiglia. E sullo sfondo, sempre, quella domanda che accompagna il caso fin dall’inizio: com’è stata scoperta la verità sui neonati sepolti nel giardino di casa?
Tutto è partito da lì. Da un giardino. Da alcuni cani che scavano. Da una scoperta impossibile da dimenticare.
La sentenza: 24 anni e 3 mesi per Chiara Petrolini
La Corte d’Assise di Parma ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e 3 mesi. La giovane, oggi 22enne, era imputata per la vicenda dei due figli neonati partoriti e poi trovati sepolti nel giardino della villetta di famiglia a Vignale di Traversetolo, nel Parmense.
La sentenza di primo grado ha però distinto le posizioni sui due bambini.
Chiara Petrolini è stata assolta dall’accusa di omicidio del primogenito, nato il 12 maggio 2023. È stata invece condannata per la morte del secondo figlio, nato il 7 agosto 2024, e per i reati legati al seppellimento dei corpi.
I giudici hanno anche riqualificato una contestazione: per il secondo neonato, una delle accuse è passata alla forma meno grave di occultamento di cadavere.
La Corte ha disposto inoltre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per la durata della pena e, dopo l’espiazione, cinque anni di libertà vigilata. Chiara Petrolini resta ai domiciliari.
Una decisione non definitiva, perché si tratta di una sentenza di primo grado. Ma il peso, umano e giudiziario, è già enorme.
La sua reazione in aula: ferma durante la lettura, poi le lacrime
Durante la lettura della sentenza, come detto, Chiara Petrolini sarebbe rimasta impassibile. Nessun gesto eclatante, nessuna reazione visibile. Una compostezza che ha colpito chi era presente in aula, proprio perché arrivata nel momento più atteso e più duro del processo.
Poi, fuori dall’aula, il cedimento.
La giovane avrebbe pianto accanto ai genitori, mentre intorno a loro si muovevano giornalisti, telecamere e persone presenti in tribunale. Alcuni amici avrebbero fatto scudo alla famiglia, cercando di proteggerla dalla pressione mediatica.
È una scena che racconta bene il clima di questa giornata: da una parte la freddezza formale della sentenza, dall’altra una famiglia travolta da una vicenda diventata nazionale. Una storia che ha diviso, sconvolto, fatto discutere. Ma che prima di tutto ha lasciato due bambini morti e due nuclei familiari distrutti.
Le reazioni alla condanna
La condanna ha riportato in primo piano anche la posizione dell’ex fidanzato di Chiara Petrolini, Samuel Granelli, padre dei due neonati. Il ragazzo si è costituito parte civile nel processo e, secondo quanto emerso nel corso delle udienze, avrebbe scoperto di essere padre solo dopo il ritrovamento dei bambini.
La Corte ha riconosciuto una provvisionale di 100mila euro in suo favore. Altre somme sono state stabilite per i suoi genitori: 30mila euro al padre e 15mila euro alla madre.
Il punto, per la famiglia Granelli, non è stato soltanto economico. Al centro c’è sempre stato anche il riconoscimento di una paternità rimasta nascosta. Samuel, secondo la ricostruzione emersa in aula, non sarebbe stato informato delle gravidanze. Non avrebbe saputo dei parti. Non avrebbe saputo dell’esistenza dei figli fino a quando ormai era troppo tardi.
Ed è forse uno degli aspetti più dolorosi di questa storia: la verità non è arrivata con una confidenza, una richiesta d’aiuto, una frase detta in tempo. È arrivata da un ritrovamento nel terreno.
Com’è stata scoperta la verità sui neonati sepolti?
Il caso esplode il 9 agosto 2024.
Nella villetta di famiglia a Vignale di Traversetolo, i cani di casa iniziano a scavare nel giardino. È lì che viene trovato il corpo di un neonato. Secondo le ricostruzioni, a fare la scoperta sarebbe stata la nonna di Chiara Petrolini.
Quel bambino era nato appena due giorni prima, il 7 agosto 2024. Il corpo era stato sepolto nel terreno della casa familiare.
In quel momento la famiglia Petrolini si trovava già in viaggio negli Stati Uniti. La notizia del ritrovamento arriva mentre sono all’estero. Da quel momento partono gli accertamenti, le verifiche, le domande. E il giardino diventa il centro dell’indagine.
Poi, circa un mese dopo, arriva un secondo ritrovamento.
Il 7 settembre 2024, sempre nello stesso giardino, vengono trovati i resti di un altro neonato. Era il primo figlio, nato il 12 maggio 2023.
Due bambini. Due gravidanze. Due parti che, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti in solitudine e nel silenzio. Due corpi nascosti nello stesso luogo.
Il giardino di casa diventato il centro dell’inchiesta
È questo dettaglio ad aver reso il caso ancora più sconvolgente: tutto era accaduto in una casa apparentemente normale.
Un’abitazione familiare. Un giardino. Una quotidianità che, almeno dall’esterno, non sembrava nascondere nulla. Poi i cani che scavano e quel primo ritrovamento che fa crollare ogni apparenza.
Da lì gli investigatori hanno ricostruito la storia dei due neonati. Le gravidanze portate avanti senza che, secondo quanto emerso, i familiari e l’ex fidanzato ne fossero consapevoli. I parti avvenuti in casa. Il seppellimento dei corpi.
Una catena di eventi che il processo ha provato a rimettere in ordine, distinguendo però tra accuse, responsabilità accertate e punti rimasti più complessi.
I due bambini: Domenico Matteo e Angelo Federico
I due neonati sono stati chiamati Domenico Matteo e Angelo Federico. Nomi arrivati dopo la scoperta, quando i piccoli sono stati registrati all’anagrafe.
Ed è impossibile non fermarsi qui.
Perché dietro le formule giudiziarie, dietro le contestazioni, dietro la parola “sentenza”, ci sono due bambini che hanno avuto un nome solo dopo essere stati trovati. Due vite brevissime, finite prima ancora di poter essere davvero raccontate.
La Corte ha assolto Chiara Petrolini dall’omicidio del primo figlio, ma l’ha condannata per la morte del secondo. Una distinzione decisiva sul piano giuridico, che va riportata con precisione. Ma sul piano umano resta una ferita enorme.
Le parole di Chiara Petrolini durante il processo
Nel corso del procedimento, Chiara Petrolini aveva respinto con forza l’immagine di sé come “madre assassina”. Davanti alla Corte aveva detto di non aver mai voluto fare del male ai suoi bambini.
La sua versione è stata diversa da quella dell’accusa. Sul primo figlio avrebbe sostenuto che fosse nato morto. Sul secondo avrebbe raccontato di essersi sentita male dopo il parto, fino a perdere i sensi.
La sentenza sembra aver accolto solo in parte questa linea difensiva: assoluzione per l’omicidio del primogenito, condanna invece per la morte del secondo bambino.
La perizia psichiatrica e il nodo della responsabilità
Nel processo ha avuto un ruolo centrale anche la perizia psichiatrica. Gli esperti hanno stabilito che Chiara Petrolini era capace di intendere e di volere al momento dei fatti ed era anche capace di stare in giudizio.
È stata descritta come fragile, immatura, bisognosa di cure. Ma non incapace di comprendere ciò che stava accadendo.
Questo passaggio ha pesato molto nella valutazione finale. Perché una delle domande rimaste più forti, fin dall’inizio, è stata proprio questa: cosa c’era dentro quel silenzio? Paura? Negazione? Solitudine? Una frattura emotiva nascosta a tutti?
Il processo ha cercato risposte. La Corte, oggi, ha dato la sua.
Una condanna che non chiude tutto
La condanna a 24 anni e 3 mesi non chiude definitivamente il caso. La difesa potrà impugnare la sentenza. Ci saranno probabilmente altri passaggi giudiziari, altre valutazioni, altri capitoli.
Ma la giornata di oggi resta uno spartiacque.
Chiara Petrolini ha ascoltato la decisione dei giudici restando ferma, quasi senza mostrare emozioni. Poi le lacrime, fuori dall’aula, accanto ai genitori. Intorno, una tensione altissima. Davanti, una pena lunghissima. Dietro, una storia cominciata nel modo più terribile: un giardino, i cani che scavano, un corpo trovato sotto terra.
È così che è stata scoperta la verità sui neonati sepolti. Non con una confessione. Non con una denuncia. Ma con una scena domestica diventata improvvisamente orrore.
E da quel momento, nulla è più rimasto nascosto.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






