Chi è Antonio Fortebraccio, la guardia giurata che ha ucciso la moglie Stefania Rago a Foggia, sparandole con la pistola di ordinanza? La confessione, la chiamata ai carabinieri, i motivi dell’omicidio: è il terzo femminicidio in poco tempo

Giorgia Tedesco

Una lite domestica degenerata in omicidio, quattro colpi di pistola esplosi e una famiglia distrutta: è questo, allo stato attuale delle indagini, il quadro del femminicidio avvenuto a Foggia, dove Antonio Fortebraccio, ha ucciso la moglie Stefania.

Il profilo dell’uomo: Antonio Fortebraccio

Antonio Fortebraccio non è un personaggio pubblico. Dalle informazioni disponibili emerge il profilo di un quarantottenne, residente a Foggia, in via Gaetano Salvemini e che di professione è una guardia giurata, quindi autorizzato a portare un’arma per lavoro.

E proprio la sua condizione lavorativa è un elemento centrale nella vicenda: l’omicidio è stato infatti compiuto con la pistola d’ordinanza. La coppia viveva insieme nell’appartamento dove si è consumato il delitto e, secondo diverse ricostruzioni, aveva due figli.

La dinamica: dalla lite agli spari

Secondo le ricostruzioni concordanti tutto è iniziato con una lite violenta tra i coniugi, ma discussione è degenerata rapidamente, così, Fortebraccio ha impugnato l’arma e ha sparato più colpi (circa quattro) contro la moglie dentro la loro casa. La donna è morta sul posto, senza possibilità di soccorso.

Dopo l’omicidio: la confessione e il movente

Uno degli elementi più rilevanti riguarda il comportamento immediatamente successivo: dopo aver ucciso la moglie, Fortebraccio si è consegnato alle forze dell’ordine, e, sembra l’abbia fatto contattando direttamente i carabinier. Un dettaglio che potrebbe suggerire un’azione non premeditata ma maturata in un contesto improvviso e violento, anche se questo sarà oggetto di verifica da parte degli investigatori.

Sul movente, al momento, non esistono certezze definitive. Le informazioni disponibili indicano: che l’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di un litigio, quindi si tratterebbe quindi di un caso maturato in ambito familiare e relazionale, senza elementi pubblici che rimandino a dinamiche esterne. Non risultano, allo stato attuale conferme ufficiali su gelosia, separazioni o tradimenti, precedenti denunce o episodi di violenza documentati.

Gli inquirenti stanno lavorando proprio su questi aspetti per chiarire se ci fossero tensioni pregresse nella coppia o se il gesto sia stato impulsivo o frutto di una escalation già in atto.

Un contesto ancora da chiarire: una tragedia familiare

La vicenda presenta diversi punti ancora aperti, come la natura precisa della lite che ha preceduto il delitto, se ci fossero eventuali segnali di crisi nella relazione e soprattutto dare uno sguardo al quadro psicologico e personale dell’uomo.

Quello che appare certo è che si tratta di un femminicidio maturato tra le mura domestiche, in un contesto apparentemente ordinario: una famiglia, un lavoro stabile, una vita privata senza esposizione pubblica. Elementi che rendono la vicenda ancora più drammatica e difficile da comprendere.

Chi era la vittima: Stefania Rago

Stefania, 46 anni, viveva a Foggia con il marito e i loro due figli maggiorenni. Conduceva una vita privata, legata alla famiglia e al quotidiano. Una parte triste della vicenda, la si apprendere scorrendo sulle pagine network della donna. Infatti, sul suo profilo social compariva il simbolo delle scarpette rosse, legato alla lotta contro la violenza sulle donne. Ed è stata uccisa ieri, a casa sua, nella sua intimità.