Sondaggi politici, centrodestra ancora avanti ma il campo largo si avvicina: cosa dicono davvero gli ultimi numeri

Claudia D'Audino

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Sondaggi politici, centrodestra ancora avanti ma il campo largo si avvicina: cosa dicono davvero gli ultimi numeri

C’è un dato che continua a pesare più degli altri nei sondaggi politici di queste settimane: Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma il vantaggio complessivo del centrodestra non sembra più così largo come in altre fasi. Il quadro aggiornato al 23 aprile 2026 racconta una situazione molto interessante: il blocco di governo tiene, sì, però il campo largo prova ad avvicinarsi e in alcuni scenari arriva persino a giocarsela quasi alla pari.

FdI resta davanti, ma il Pd non riesce ancora a sfondare

Fratelli d’Italia resta saldamente in testa, con percentuali che oscillano attorno al 29%. È un primato che, almeno oggi, nessuno mette seriamente in discussione. Il partito di Giorgia Meloni non corre come in altri momenti, ma conserva una base molto solida e continua a mantenere un vantaggio importante sugli inseguitori.

Dietro, il Partito Democratico si conferma secondo partito, con numeri che si aggirano intorno al 22%. Il problema, semmai, è che questa crescita attesa da molti non si è trasformata in uno slancio vero. In alcune rilevazioni il Pd sale leggermente, in altre perde qualcosa. Insomma, resta lì, ma non dà ancora l’idea di poter colmare in tempi brevi il distacco dal primo posto.

Da mesi si parla della necessità, per le opposizioni, di trovare una linea più chiara e una guida più forte. Eppure, quando si va a guardare i numeri, il Pd sembra ancora in una zona intermedia: abbastanza forte per restare il principale riferimento dell’area progressista, ma non ancora abbastanza incisivo da cambiare davvero i rapporti di forza.

Il Movimento 5 Stelle tiene la posizione

Un altro dato che merita attenzione è quello del Movimento 5 Stelle, che continua a muoversi tra il 12% e il 13,5%. Non parliamo di una fiammata clamorosa, ma neppure di un partito in difficoltà strutturale. Anzi, il M5S resta centrale in qualsiasi ragionamento sulle opposizioni.

Ed è proprio qui che la lettura dei sondaggi diventa politica, non solo numerica. Perché se il Pd da solo non basta e il M5S da solo non basta, l’unica vera domanda diventa questa: insieme possono davvero impensierire il centrodestra?

Forza Italia e Lega: equilibrio delicato nel centrodestra

Dentro la coalizione di governo, dopo FdI, il confronto più interessante resta quello tra Forza Italia e Lega. I numeri più recenti mostrano Forza Italia generalmente avanti, attorno all’8%, mentre la Lega si muove più spesso tra il 6,5% e il 7,2%.
Se FdI resta il perno della coalizione, il peso specifico degli alleati contribuisce a definire gli equilibri futuri, sia sul piano politico sia su quello strategico. Forza Italia continua a difendere una sua centralità moderata, mentre la Lega cerca di non perdere contatto e di restare competitiva in una fase che non la vede più dominante come in passato.

Dunque, in sintesi: il centrodestra è avanti, ma non è un monolite immobile. Dentro l’alleanza ci sono tensioni, riassestamenti, piccoli movimenti che, alla lunga, potrebbero contare.

AVS cresce piano e i partiti centristi restano in bilico

Nella parte bassa ma non marginale della classifica si muove Alleanza Verdi e Sinistra, che in diverse rilevazioni si colloca tra il 6% e il 6,7%. Un dato che conferma una presenza ormai stabile e non più episodica. AVS, insomma, non è solo una sigla di contorno: è un tassello che può fare differenza soprattutto in un’ottica di coalizione larga.

Poi ci sono Azione, Italia Viva, +Europa e le altre formazioni minori. Qui il quadro è più frastagliato: percentuali contenute, oscillazioni frequenti, consenso distribuito in modo molto volatile. Però attenzione a sottovalutarle. Quando il margine tra gli schieramenti si riduce, anche pochi punti percentuali possono diventare pesantissimi.

È proprio questo uno degli elementi che emergono dai sondaggi di aprile: la partita delle coalizioni non si decide solo tra i partiti maggiori, ma anche nella capacità di tenere insieme, convincere e valorizzare le forze più piccole.

Coalizioni sempre più vicine: il dato che cambia tutto

Se si passa dal piano dei singoli partiti a quello delle alleanze, il quadro diventa ancora più interessante. Alcune rilevazioni raccontano un vantaggio del centrodestra, altre mostrano una forbice molto ridotta, altre ancora arrivano a segnalare una sostanziale parità tra centrodestra e campo largo.

Ed è questo, probabilmente, il punto politico più forte di queste ore.

Perché un conto è dire che FdI è il primo partito italiano. Ed è vero. Un altro conto è osservare che, sul piano delle coalizioni, il margine complessivo può restringersi fino a diventare sottilissimo. In altre parole: il centrodestra continua a partire davanti, ma non può permettersi di considerare la corsa chiusa.

Dall’altra parte, però, c’è un problema speculare. Le opposizioni per essere davvero competitive devono riuscire a presentarsi come blocco credibile, leggibile, compatto. E qui si apre la questione più delicata.

Il nodo vero è la leadership del campo largo

Oggi nei sondaggi non contano soltanto le sigle, ma sempre di più anche i nomi. E infatti, accanto alle intenzioni di voto, cresce l’attenzione sulle possibili leadership del campo progressista.

Il dibattito sulle primarie del campo largo è tornato con forza. Elly Schlein resta il volto più riconoscibile del Pd, Giuseppe Conte continua a rappresentare un pezzo essenziale dell’opposizione, ma il punto non è solo chi prende più voti nel proprio partito. Il punto è chi, davvero, può parlare a un’area più ampia.

In queste settimane si è parlato anche di altri profili potenzialmente attrattivi, segno che il centrosinistra e i suoi alleati stanno ancora cercando una formula capace di unire consenso, identità e prospettiva. E finché questa formula non sarà chiara, i sondaggi continueranno a mostrare una verità doppia: opposizioni competitive sulla carta, ma ancora non del tutto compiute nella proposta.

Gli indecisi restano tantissimi

C’è poi un altro numero da non ignorare mai: quello degli indecisi e degli astenuti. In alcune rilevazioni, la quota di chi non sceglie o non sa ancora cosa fare resta molto alta. E questo significa una cosa precisa: la fotografia di oggi è importante, ma non definitiva.

Quando c’è una fetta così ampia di elettorato non pienamente collocata, i rapporti di forza possono cambiare anche in tempi relativamente brevi. Basta poco: una crisi politica, una campagna elettorale ben fatta, una leadership che convince più del previsto, oppure al contrario un errore pesante.

Chi sale e chi scende davvero

A oggi, la tendenza generale sembra questa:

Fratelli d’Italia resta forte e stabile.
Il Pd tiene il secondo posto, ma non riesce ancora a imprimere un’accelerazione decisiva.
Il M5S continua a presidiare il suo spazio e resta essenziale in qualsiasi schema alternativo al governo.
Forza Italia mantiene una posizione importante nel centrodestra.
La Lega resta sotto osservazione, perché i suoi margini di recupero saranno decisivi per gli equilibri interni alla coalizione.
AVS consolida il proprio ruolo.
I partiti centristi, invece, continuano a muoversi in una zona in cui ogni decimale conta.

Detta in modo ancora più semplice: la leadership del primo partito non coincide automaticamente con la certezza della vittoria finale sul piano politico generale. È questo il cuore della questione.

Cosa dicono davvero gli ultimi sondaggi politici

La risposta, alla fine, è meno scontata di quanto sembri. Dicono che il centrodestra è ancora avanti, sì. Dicono che Giorgia Meloni conserva un vantaggio politico reale. Ma dicono anche che la distanza con il campo largo non è più così tranquilla da amministrare senza pensieri.

Dicono pure un’altra cosa, forse la più importante: la sfida non è chiusa, e anzi potrebbe diventare ancora più interessante nei prossimi mesi, soprattutto se le opposizioni riusciranno a presentarsi con una strategia più chiara e una leadership capace di tenere insieme mondi diversi.

Per ora, FdI resta il perno del sistema, ma intorno si sta muovendo qualcosa. E quando i sondaggi iniziano a raccontare equilibrio tra coalizioni, anche se con sfumature diverse, vuol dire che la politica è già entrata in una fase nuova.

FAQ sui sondaggi politici

Chi è il primo partito nei sondaggi politici al 23 aprile 2026?

Al momento Fratelli d’Italia resta il primo partito in tutte le rilevazioni più recenti, con percentuali attorno al 29%.

Il Pd sta recuperando davvero su FdI?

Il Pd si conferma secondo partito, ma non mostra ancora uno slancio sufficiente per ridurre in modo netto il distacco da Fratelli d’Italia.

Quanto vale oggi il Movimento 5 Stelle nei sondaggi?

Il M5S si muove in una fascia compresa tra circa il 12% e il 13,5%, restando un attore centrale per gli equilibri dell’opposizione.

Centrodestra e campo largo sono davvero vicini?

Sì, in alcune rilevazioni recenti il margine tra le due aree si riduce sensibilmente, fino ad arrivare in certi casi a una situazione di quasi parità.

I sondaggi politici possono ancora cambiare molto?

Assolutamente sì. Il numero elevato di indecisi e astenuti rende il quadro ancora aperto e potenzialmente molto mobile.