Salerno si risveglia sotto il segno del dolore e dello sgomento per la perdita di Alessandro Pfeifer, giovane e adorato ragazzo della zona. A volte, soprattutto ora, in queste circostanze, le parole ci sembrano davvero superflue, quindi, questa sera, ci limiteremo a dar voce al dolore che sta inondando la rete.
La notizia della scomparsa di Alessandro Pfeifer
La notizia della sua morte, diffusasi rapidamente nelle ultime ore, ha scatenato un’ondata di commozione sui social network, dove amici, conoscenti e semplici cittadini stanno condividendo messaggi di cordoglio, incredulità e ricordi personali. Un dolore collettivo, amplificato dal fatto che, al momento, non sono ancora state rese note le cause del decesso. Questo elemento contribuisce ad accrescere il senso di smarrimento che attraversa la comunità salernitana, ancora incapace di trovare risposte davanti a una perdita così improvvisa.
Una vita semplice, radicata nel lavoro e nella città
Alessandro viveva a Salerno e lavorava come piastrellista, un mestiere duro e spesso invisibile, fatto di fatica quotidiana, precisione e sacrificio. Aveva una compagna e due splendidi bambini. Era uno di quei giovani che, lontano dai riflettori, costruiscono giorno dopo giorno il proprio percorso affettivo e lavorativo attraverso la fatica, quella vera, contribuendo concretamente al territorio.
Nato il 16 settembre 1990 era conosciuto da tutti, fin da bambino, con il soprannome di “Maradona”. Un nomignolo che racconta già molto della sua storia personale: quella di un ragazzo cresciuto tra i vicoli e i campetti della città, dove il calcio rappresentava un linguaggio universale.
Il ricordo degli amici: “Un ragazzo vero”
Sui social si moltiplicano i messaggi che restituiscono il ritratto umano di Alessandro. Parole che parlano di un ragazzo “vero”, disponibile, sempre pronto a dare una mano. C’è chi ricorda le partite giocate insieme da bambini, chi le serate trascorse in compagnia, chi sottolinea la sua capacità di far sorridere anche nei momenti difficili.
Molti post sono accompagnati da fotografie che lo ritraggono in contesti quotidiani. Un ragazzo semplice, sorridente, circondato dagli amici. Immagini che oggi assumono un valore ancora più forte, diventando frammenti di memoria condivisa.
Nessuna notizia sulle cause della perdita: solo tanto dolore
Uno degli aspetti più drammatici della vicenda è l’assenza, almeno per ora, di informazioni ufficiali sulle cause della morte. Questo vuoto informativo lascia spazio a interrogativi e ipotesi, ma soprattutto alimenta il senso di incredulità tra chi lo conosceva.
Adesso c’è solo una piccola, e pesante, consapevolezza: con la morte di Alessandro, Salerno è più sola, più fragile. Questa perdita brilla solo di una speranza: si dimostra, ancora una volta, quanto una comunità possa stringersi attorno al ricordo di uno dei suoi giovani. Non si tratta solo della perdita di un singolo individuo, ma della frattura improvvisa di una rete di relazioni, affetti e quotidianità.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
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