È morto il generale Maurizio Stefanizzi: l’addio al carabiniere “Più vecchio d’Italia” un uomo dell’Arma che aveva dedicato la vita al servizio

Claudia D'Audino

È morto il generale Maurizio Stefanizzi: l’addio al carabiniere "Più vecchio d'Italia" un uomo dell’Arma che aveva dedicato la vita al servizio

Per il generale di corpo d’armata Maurizio Stefanizzi è andata così: dopo ore di incertezza e rettifiche, nella giornata di oggi, 22 aprile 2026, la sua scomparsa è stata confermata, chiudendo una lunga mattinata di dolore e verifiche.

Maurizio Stefanizzi era un nome molto conosciuto dentro l’Arma dei Carabinieri, ma non solo. Per anni ha rappresentato una figura di riferimento in territori delicati e vastissimi. Questo fino a guidare il Comando interregionale “Vittorio Veneto”, con competenza su Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna. Era entrato in quiescenza da poco, dopo una carriera lunghissima, vissuta praticamente tutta in uniforme.

Chi era Maurizio Stefanizzi

Stefanizzi era nato a Bisignano, in provincia di Cosenza, il 29 aprile 1960. È un dettaglio importante anche per evitare errori: oggi, 22 aprile 2026, il generale aveva 65 anni, non 66, perché avrebbe compiuto gli anni soltanto pochi giorni dopo.

La sua storia personale era intrecciata da sempre con quella dell’Arma. In una cerimonia pubblica del 2025 aveva raccontato che il padre era carabiniere e che lo era stato anche il nonno. In quella stessa occasione spiegò di essersi arruolato il 26 settembre 1976 e si definì, con una battuta che dice molto del suo carattere, “il carabiniere più vecchio d’Italia” per anzianità di servizio, non certo per età anagrafica.

Una carriera lunghissima, tra comandi operativi e formazione

La carriera di Stefanizzi è stata ampia, stratificata, costruita in tanti incarichi diversi. Nel suo percorso compaiono la Scuola Marescialli e Brigadieri di Firenze, il V Reparto relazioni esterne e comunicazione, l’Ufficio addestramento e regolamenti del Comando generale, la guida della Legione Campania, dei Comandi provinciali di Milano e Messina, del Gruppo di Monreale, del Radiomobile di Palermo, della Compagnia Milano Porta Monforte e del Nucleo operativo Roma Celio. Non è il classico curriculum da liquidare in due righe. È il percorso di un ufficiale che ha attraversato territori, reparti, responsabilità operative e funzioni di vertice.

Nel 2021 era stato nominato comandante della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Firenze, uno degli incarichi più delicati dell’Arma, perché legato alla formazione delle future figure di comando sul territorio. Poi, nel 2023, aveva assunto la guida del Comando interregionale “Vittorio Veneto” con sede a Padova. Da lì ha coordinato quattro regioni del Nord Italia, un ruolo che gli ha dato una visibilità istituzionale ancora più forte negli ultimi anni della sua vita professionale.

Nel 2025, ormai vicino al congedo, era stato salutato pubblicamente in più occasioni. A Trieste aveva ricevuto, per conto dell’Arma, la cittadinanza onoraria conferita alla Benemerita. A Padova, invece, il sindaco gli aveva consegnato il Sigillo della Città in un momento molto sentito, quasi un abbraccio pubblico prima della pensione. Sono scene che oggi tornano inevitabilmente alla mente di chi lo aveva incontrato proprio in quei mesi.

Le ore della confusione e poi la conferma

La vicenda di oggi è stata segnata anche da un passaggio delicato. Già ieri, 21 aprile, avevano cominciato a circolare post e messaggi che annunciavano la morte del generale. Poi, però, sono arrivate correzioni e smentite: in un primo momento si è parlato di Stefanizzi come gravissimo ma ancora in vita, con precisazioni attribuite alla famiglia. Solo in un secondo momento è arrivata la conferma definitiva del decesso.

Nelle prime ore si è creato un cortocircuito doloroso, con annunci prematuri e successive rettifiche. Poi, nella giornata di oggi 22 aprile, il quadro si è chiarito in modo netto e la scomparsa del generale è stata confermata anche attraverso messaggi di cordoglio ufficiali.

Il ricordo che resta

A colpire, oggi, non è solo il profilo dell’alto ufficiale. Colpisce il modo in cui viene descritto da chi lo ha conosciuto: uomo delle istituzioni, certo, ma anche persona concreta, disponibile, capace di tenere insieme fermezza e umanità.

C’è poi un altro aspetto che rende questa morte particolarmente sentita: Stefanizzi era uscito dal servizio attivo da pochissimo. Non era una figura lontana, affidata ai ricordi di molti anni fa. Era ancora, per tanti, il comandante salutato da poco, la presenza istituzionale vista nelle cerimonie ufficiali, il volto di un’Arma che nel Nord-Est aveva avuto in lui uno dei suoi riferimenti più riconoscibili.

Quello che ancora non si sa

Al momento non risultano ancora dettagli ufficiali sulla causa della morte, sul luogo esatto del decesso o su eventuali funerali e camera ardente.

FAQ

Quanti anni aveva Maurizio Stefanizzi?
Aveva 65 anni: era nato il 29 aprile 1960 a Bisignano, in provincia di Cosenza.

Qual era il suo ultimo incarico?
L’ultimo grande incarico operativo è stato quello di Comandante interregionale Carabinieri “Vittorio Veneto”, con competenza su quattro regioni del Nord Italia.

Da quando era in pensione?
Era andato in quiescenza alla fine di giugno 2025, dopo il saluto pubblico ricevuto anche a Padova.

Perché nelle prime ore c’era stata confusione sulla notizia?
Perché tra il 21 e il 22 aprile erano circolati annunci prematuri, poi corretti con messaggi che lo indicavano ancora vivo ma in condizioni gravissime, prima della conferma definitiva arrivata oggi.

Cosa manca ancora all’appello?
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali su causa del decesso, funerali o camera ardente.

Posso anche fartene una seconda versione con un titolo più forte e più da home page.