Chi era Claudia Laganà la studentessa del Liceo Cutelli di Catania morta suicida a causa del bullismo: il corteo, la protesta, le accuse e il ruolo della scuola

Giorgia Tedesco

La dolorosa vicenda di Claudia Laganà ha inizio qualche settimana fa, quando, in un giorno qualunque, decide di togliersi la vita. Una morte che ha scosso una città intera, trasformandosi in rabbia collettiva, dolore condiviso e richiesta di cambiamento. La tragedia che ha colpito questa studentessa del liceo classico Liceo Cutelli e Salanitro, è diventata il simbolo di un disagio più profondo che attraversa il mondo giovanile e il sistema scolastico.

La storia di Claudia Laganà: una sofferenza rimasta senza risposta

Claudia frequentava il quarto ginnasio quando, nelle settimane precedenti al corteo, ha deciso di togliersi la vita. Una tragedia che, secondo il racconto di compagni e studenti, non sarebbe stata improvvisa né incomprensibile, ma il risultato di un malessere crescente.

Secondo quanto denunciato dagli stessi ragazzi, la giovane sarebbe stata vittima di bullismo, isolamento e pressioni psicologiche, vissute in un contesto in cui, sostengono, sarebbe mancato ascolto e supporto reale. Non solo episodi espliciti, ma anche quelle forme di violenza più sottili e quotidiane: esclusione, umiliazioni, senso di inadeguatezza. Dinamiche che, secondo chi la conosceva, avrebbero contribuito a creare una condizione di fragilità progressiva, mai realmente intercettata.

Il corteo: dolore, rabbia e denuncia

Ieri, però, Catania si è fermata. Centinaia di studenti, insieme a genitori e insegnanti, sono scesi in strada per ricordare Claudia e chiedere risposte. Il corteo è partito da largo Rosolino Pilo, attraversando il centro cittadino fino a piazza Santa Maria di Gesù, passando proprio davanti al liceo che la ragazza frequentava.

La manifestazione ha avuto un duplice volto: da un lato il ricordo di Claudia, dall’altro una protesta dura contro un sistema ritenuto incapace di comprendere il disagio giovanile. Il momento più significativo si è registrato proprio davanti alla scuola: serrande abbassate, porte chiuse, e dall’esterno una folla che chiedeva dialogo. Un contrasto che ha alimentato ulteriormente la tensione.

Le accuse: “Non è stata solo una tragedia personale”

Dal corteo è emersa una posizione netta: per molti studenti, la morte di Claudia non può essere ridotta a un gesto individuale. Le responsabilità, secondo le voci scese in piazza, sarebbero diverse. I ragazzi chiedono una scuola più attenta, che non ignori il disagio, che non si focalizzi sul rendimento e sui voti sollecitando una competizione sempre più feroce. Una scuola che non deleghi il dolore a terapeuti esterni che, oggigiorno, sembrano diventare sempre più costosi. Inoltre, alcune scelte della dirigenza avrebbero alimentato polemiche, come presunte comunicazioni interne giudicate dagli studenti come tentativi di contenere o silenziare la vicenda.

Una protesta perché non accada più

Per molti, Claudia rappresenta solo la punta di un iceberg. La sua morte viene letta come il segnale di un disagio diffuso tra i giovani, spesso invisibile agli adulti. Durante la manifestazione, diversi interventi hanno sottolineato come casi simili siano più frequenti di quanto si pensi non essendo il bullismo sempre evidente, soprattutto nel silenzio istituzionale che spesso aggrava le situazioni. “Non deve succedere mai più” è stato uno degli slogan più ripetuti.

Dopo Claudia Laganà: memoria e cambiamento

La comunità scolastica ora si scopre profondamente divisa tra dolore, difesa e accuse. La dirigenza dell’istituto ha parlato di una perdita che ha segnato profondamente studenti e personale, ma il confronto con una parte degli studenti resta aperto. La storia di Claudia non è quindi un fatto personale, ma un caso che ha aperto una frattura profonda. Il corteo di Catania non è stato soltanto un momento di commemorazione, ma una presa di posizione: una generazione che chiede di essere vista, ascoltata e riconosciuta prima che sia troppo tardi.