Da mezzanotte di lunedì 20 aprile i camion italiani hanno spento i motori. Per 144 ore — sei giorni operativi, fino alle 24 del 25 aprile — il trasporto merci su gomma si ferma in tutta Italia. Non è una minaccia, non è un’anticipazione: lo sciopero è partito, e le conseguenze si faranno sentire.
La protesta nasce da lontano e ha radici precise. Il diesel è diventato inaccessibile per troppi. Le aziende dell’autotrasporto, grandi e piccole, dicono di lavorare in perdita. E il governo, secondo le categorie, non ha risposto.
Come è iniziato tutto: dalla Sicilia al resto d’Italia
La miccia si è accesa in Sicilia. Gli autotrasportatori dell’isola avevano avviato un fermo di cinque giorni che ha coinvolto porti e trasporto intermodale, con l’obiettivo di interrompere i rifornimenti alla grande distribuzione. Un segnale chiaro, diretto, che non lasciava spazio a interpretazioni.
Lo sciopero nazionale era inizialmente previsto tra il 14 e il 18 aprile, in concomitanza con quello siciliano, ma la Commissione di Garanzia per gli scioperi lo ha rimandato per preavviso insufficiente. Nel settore dei trasporti su gomma servono 25 giorni di preavviso. Le sigle hanno riorganizzato, riproclamato, e sono andate avanti lo stesso.
Il gasolio e lo stretto di Hormuz
Dietro tutto c’è un numero: due euro al litro. Secondo l’Osservatorio dei prezzi del Ministero del Made in Italy, il diesel ha raggiunto quota 2,055 euro al litro, con punte ancora più alte in autostrada e in alcune regioni. Un prezzo che fino a qualche anno fa sarebbe sembrato fantascienza, e che oggi è la normalità.
Le aziende dell’autotrasporto denunciano il comportamento della committenza, accusata di comprimere i margini fino a determinare una riduzione dei compensi che può arrivare a 40 centesimi al litro. Tutto questo, spiegano le sigle, è figlio diretto della crisi dello Stretto di Hormuz: il blocco di quel passaggio cruciale per il trasporto globale di petrolio ha spinto al rialzo le quotazioni internazionali, e nonostante gli interventi del governo — tra cui il taglio delle accise — gli autotrasportatori denunciano misure insufficienti.
Il risultato? Unatras lo ha detto senza giri di parole: “Il silenzio assordante del governo in questa fase drammatica sta determinando l’impossibilità di proseguire l’attività di trasporto merci per migliaia di imprese italiane.”
Chi protesta e cosa chiede
In campo ci sono due fronti distinti. Sul sito del MIT lo stop proclamato da Trasportounito è registrato come fermo nazionale dei servizi di autotrasporto merci di 144 ore, dal 20 al 25 aprile. Parallelamente, il 17 aprile il Comitato Esecutivo di Unatras ha proclamato un secondo fermo nazionale, con date da comunicare al Garante: con il preavviso obbligatorio di 25 giorni, il blocco potrebbe scattare a partire dal 15 maggio.
A guidare la prima mobilitazione è Trasportounito, il cui presidente Franco Pensiero parla apertamente di una situazione di “assoluta emergenza”: per molte imprese, i costi energetici sono ormai insostenibili, tanto da rendere più oneroso lavorare che fermarsi.
Le richieste sul tavolo sono precise. Le associazioni di categoria, tra cui Anita, chiedono al governo il credito d’imposta per recuperare i mancati rimborsi sulle accise nel periodo tra il 19 marzo e il 1° maggio 2026, la proroga del taglio delle accise per calmierare i prezzi alla pompa e misure specifiche a sostegno del settore. Unatras chiede inoltre ristori compensativi del mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni 1.000 litri di gasolio acquistato, la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali e un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo.
Cosa rischia chi fa la spesa
Il nodo più concreto, per i cittadini, è quello degli scaffali. Il trasporto su gomma copre circa l’85% della movimentazione delle merci in Italia: un blocco prolungato potrebbe causare ritardi nelle consegne, difficoltà negli approvvigionamenti e, in alcuni casi, scaffali vuoti nei supermercati, soprattutto per i prodotti freschi.
I prezzi hanno già cominciato a muoversi anche prima dello sciopero. Assoutenti segnala rincari significativi nel comparto alimentare spinti dai costi di trasporto: le melanzane segnano un +21,5%, i piselli +19,6%, i frutti a bacche +16,3%, le zucchine +11,1%. Numeri che si sentono al banco del supermercato, anche senza rendersene conto.
Tra il terzo e il quinto giorno di stop la pressione si estende alle filiere industriali con logistica just-in-time: automotive, farmaceutica, elettronica, manifattura ad alta rotazione. Le linee produttive che lavorano senza scorte tampone rischiano di fermarsi.
Il Garante, i vizi formali e la categoria che va avanti lo stesso
La Commissione di Garanzia ha motivato il suo invito alla revoca con la violazione della regola del preavviso minimo e il mancato rispetto della regola della rarefazione oggettiva, con riferimento al fermo siciliano già in corso. In parole semplici: troppi scioperi ravvicinati, procedura non rispettata.
Le sigle hanno ascoltato, ringraziato e sono andate avanti. Perché quando un settore dice di stare lavorando in perdita, i tecnicismi procedurali diventano un lusso che non ci si può permettere.
Un mese nero, con un altro blocco in arrivo
Dal 14 aprile al 25 aprile si contano già dodici giorni di fermi tra Sicilia e nazionale. Se Unatras conferma il blocco di maggio, l’economia italiana dovrà gestire tre ondate di interruzione logistica nel giro di cinque settimane.
Secondo l’allarme lanciato dalla CGIA di Mestre, la crisi energetica alimentata dalle tensioni in Medio Oriente e dal blocco dello stretto di Hormuz rischia di far chiudere circa 13.000 imprese dell’autotrasporto entro la fine dell’anno, su un totale di 67.000.
Non è uno sciopero simbolico. È una categoria che sta contando i soldi e non tornano.
FAQ
Quando è lo sciopero dei camionisti 2026? Dal 20 al 25 aprile 2026, proclamato da Trasportounito. Un secondo blocco, promosso da Unatras, potrebbe scattare a partire dal 15 maggio.
Perché scioperano i camionisti? Per il caro gasolio, stabilmente oltre i 2 euro al litro a causa delle tensioni internazionali e del blocco dello Stretto di Hormuz, e per la mancanza di interventi concreti da parte del governo a sostegno delle imprese di autotrasporto.
Ci saranno scaffali vuoti al supermercato? Il rischio c’è, soprattutto per i prodotti freschi e deperibili. Il trasporto su gomma copre l’85% della movimentazione delle merci in Italia, quindi un blocco prolungato ha effetti diretti sulla distribuzione.
Cosa chiedono i camionisti al governo? Credito d’imposta da almeno 100 milioni di euro, ristori sulle accise, sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, proroga del taglio delle accise e misure di supporto alla liquidità delle imprese.
Lo sciopero è legale? Trasportounito ha proceduto nonostante i rilievi formali della Commissione di Garanzia, che aveva segnalato la violazione del preavviso minimo. Le sigle hanno confermato il fermo ritenendo l’emergenza del settore prioritaria rispetto ai vizi procedurali.
Ci saranno altri scioperi dei camionisti? Unatras ha già annunciato un secondo blocco nazionale, le cui date saranno comunicate al Garante il 20 aprile. Con il preavviso obbligatorio di 25 giorni, l’appuntamento potrebbe essere intorno al 17 maggio 2026.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






