Alpinista bolzanino di 20 anni muore sul Sassolungo: l’ancoraggio cede durante la salita sulla via Harrer-Wallenfels, volo di 20 metri senza scampo

Serena Comito

Alpinista bolzanino di 20 anni muore sul Sassolungo: l'ancoraggio cede durante la salita sulla via Harrer-Wallenfels, volo di 20 metri senza scampo

Aveva vent’anni, stava salendo da primo di cordata su una delle vie classiche della Punta Grohmann, e un ancoraggio che ha ceduto non gli ha lasciato nessuna possibilità. Questa mattina, 18 aprile 2026, un giovane alpinista di Bolzano è morto sul Sassolungo, in Val Gardena, in quello che è uno degli incidenti più dolorosi degli ultimi mesi sulle Dolomiti.

Il ragazzo era in cordata con un coetaneo. Stavano affrontando la via Harrer-Wallenfels sulla parete sud della Punta Grohmann — chiamata anche Sasso Levante, Grohmannspitze in tedesco — a 3.126 metri di quota. Lui era il primo di cordata, il punto avanzato, quello che apre la strada. A un certo punto della salita, uno degli ancoraggi di progressione ha ceduto improvvisamente. La caduta è stata di una ventina di metri. Abbastanza da non lasciare scampo.

Sul posto sono intervenuti i soccorritori del Soccorso Alpino della Val Gardena e l’elicottero Pelikan 2. I rilievi di rito sono affidati ai carabinieri di Canazei. Le cause esatte del cedimento dell’ancoraggio sono ancora in corso di accertamento.

La via e la montagna

La Punta Grohmann è una delle cime del Gruppo del Sassolungo, un massiccio che da sempre calamita gli alpinisti di tutta Europa per le sue pareti alte e verticali, la roccia dolomitica quasi sempre buona, ma anche per una complessità che non perdona gli errori. La via Harrer-Wallenfels sulla parete sud non è tra le più difficili del gruppo, ma è tutt’altro che banale: circa 750 metri di sviluppo, difficoltà che oscillano tra il III e il IV grado con un tratto di V, e la caratteristica di richiedere un buon senso dell’orientamento perché la linea non è sempre evidente, specie nei primi tiri dove la roccia è più discontinua.

Fu aperta nell’estate del 1936 da Heinrich Harrer — poi diventato celebre per la prima scalata della parete nord dell’Eiger nel 1938 e per il libro “Sette anni in Tibet” — insieme a Kurt Wallenfels. Una via che porta in sé quasi novant’anni di storia alpinistica. Raramente ripetuta rispetto alla più frequentata via Dimai sullo stesso versante, richiede esperienza, attrezzatura adeguata e la consapevolezza che si tratta pur sempre di una montagna oltre i tremila metri, con una discesa lunga e articolata attraverso corde doppie e tratti di arrampicata.

Una tragedia che si aggiunge a una lista troppo lunga

Il Sassolungo e le vette del suo gruppo hanno già visto troppe morti. Nel 2020 Viktor Pilz, un alpinista austriaco di 36 anni, precipitò per un centinaio di metri sulla via normale, lasciando la vita sulla stessa montagna. Nel 2013 tre rocciatori tedeschi morirono sulla via Pichl della parete nord, trascinati a valle dall’errore del primo di cordata che scatenò un volo di oltre 300 metri per tutta la cordata. Nel 2012 Marcello Adorni, 59 anni, di Fidenza, perse l’appiglio sulla via della Rampa mentre scendeva dalla vetta. Ogni volta le cause sono diverse — un passo falso, una roccia che cede, un errore di progressione. Questa mattina è stato un ancoraggio.

Vent’anni è un’età in cui la passione per la montagna può diventare grandissima in fretta, e così può accadere anche che si finisca su vie impegnative prima ancora di aver maturato del tutto l’esperienza tecnica per gestire ogni imprevisto. Non ci sono ancora elementi per sapere se fosse così anche in questo caso, e non spetta a nessuno giudicarlo oggi. Quello che resta è la notizia di un ragazzo di Bolzano che questa mattina non tornerà a casa.

FAQ

Cos’è la via Harrer-Wallenfels sul Sassolungo? È un itinerario alpinistico sulla parete sud della Punta Grohmann, aperto nell’estate del 1936 da Heinrich Harrer e Kurt Wallenfels. Circa 750 metri di sviluppo, difficoltà tra III e IV grado con un passaggio di V.

Dove si trova esattamente la Punta Grohmann? Nel Gruppo del Sassolungo, tra Val Gardena e Val di Fassa, Alto Adige. La cima è a 3.126 metri, situata tra la Torre Innerkofler e la Punta delle Cinque Dita.

Chi ha soccorso il giovane alpinista? Il Soccorso Alpino della Val Gardena e l’elicottero Pelikan 2. I carabinieri di Canazei si occupano dei rilievi.

Cosa significa “cedimento dell’ancoraggio” in alpinismo? Gli ancoraggi sono i punti di sicurezza fissati alla parete — chiodi, spit, cordini su clessidre — ai quali il primo di cordata si aggancia durante la progressione. Se cedono, la caduta non viene arrestata.

Ci sono altri casi di morte sul Sassolungo? Sì, diversi negli anni: nel 2020 un alpinista austriaco, nel 2013 tre rocciatori tedeschi sulla parete nord, nel 2012 un arrampicatore di Fidenza. Il gruppo del Sassolungo è una delle zone con più incidenti mortali in Alto Adige.