Franco Sartori trovato morto sul Monte Lefre, aveva 60 anni: l’allarme della compagna nella notte, le ricerche all’alba e il dramma nel Lagorai

Serena Comito

Franco Sartori trovato morto sul Monte Lefre, aveva 60 anni: l’allarme della compagna nella notte, le ricerche all’alba e il dramma nel Lagorai

L’uomo era uscito il 15 aprile per aprire una nuova via di arrampicata. Non vedendolo rientrare, la compagna ha dato l’allarme. Il corpo è stato trovato la mattina dopo ai piedi di una parete. La dinamica resta da chiarire.

Quando in montagna sparisce uno come Franco Sartori, il silenzio pesa subito di più. Non perché fosse soltanto un escursionista esperto, ma perché nel mondo dell’alpinismo trentino il suo nome era conosciuto davvero. Aveva compiuto da poco 60 anni, viveva a Borgo d’Anaunia ed era considerato un riferimento per chi frequenta la roccia da una vita, non per moda ma per mestiere, passione e ossessione. Giovedì 16 aprile quel nome si è trasformato in una notizia che nessuno avrebbe voluto leggere: Sartori è stato trovato morto sul Monte Lefre, nella catena del Lagorai.

Era uscito il giorno prima, mercoledì 15 aprile, con un obiettivo preciso: attrezzare una parete e aprire una nuova via di arrampicata. Una di quelle giornate che per lui non avevano nulla di eccezionale, almeno in apparenza. Poi però le ore sono passate, e a casa non è tornato. A quel punto la compagna ha capito che qualcosa non stava andando nel verso giusto. Attorno all’1:30 di notte è partita la chiamata di emergenza e con quella si è messa in moto tutta la macchina dei soccorsi.

Le prime verifiche sono state avviate durante la notte da carabinieri e vigili del fuoco. Con il buio, il lavoro è stato inevitabilmente più complicato, ma la ricerca non si è fermata. All’alba sono entrati in azione anche gli uomini del Soccorso Alpino e Speleologico, insieme alle unità cinofile, e la svolta è arrivata quando è stata individuata l’auto di Sartori. Da lì il raggio si è stretto fino alla zona del Monte Lefre, dove l’alpinista si era diretto e dove i soccorritori hanno concentrato uomini e mezzi.

La scoperta è arrivata intorno alle 8:15 del mattino. Il corpo di Franco Sartori è stato trovato alla base di una parete, proprio nell’area in cui stava lavorando. Sul posto è intervenuto anche l’elicottero sanitario per la constatazione del decesso e il successivo recupero della salma. La scena, da quel momento, ha lasciato spazio solo al dolore e alle domande. Perché quando muore in montagna un uomo esperto, uno che conosce i tempi, i gesti e i rischi, il primo impatto è sempre lo stesso: incredulità.

Sulla causa della morte non c’è ancora una versione definitiva. Le ricostruzioni diffuse nelle ore successive parlano di accertamenti ancora in corso. Tra le ipotesi considerate c’è quella di un malore, ma al momento non risulta una dinamica chiusa in modo ufficiale. Quello che si sa, adesso, è che Sartori è stato trovato senza vita ai piedi della parete su cui stava lavorando. Il resto dovrà essere chiarito.

La notizia ha colpito in pieno non soltanto la sua famiglia, ma tutto l’ambiente dell’alpinismo trentino. Il Club Alpino Italiano, attraverso Lo Scarpone, ha ricordato Sartori come uno dei suoi accademici, una figura quindi riconosciuta e stimata dentro il mondo della montagna. Non era uno dei tanti. Era uno che aveva costruito negli anni un percorso solido, fatto di uscite vere, esperienza sul campo e credibilità.

C’è poi un elemento che aiuta a capire meglio chi fosse Franco Sartori. Una presentazione pubblica organizzata dalla SAT di Cavalese nel 2023 lo descriveva come un alpinista trentino e accademico del Cai con cinquanta nuove vie all’attivo, molte aperte in solitaria, oltre a oltre trent’anni di attività alpinistica ad alto livello e alle ripetizioni delle grandi classiche delle Dolomiti. Non un profilo da semplice frequentatore della montagna, quindi, ma quello di un uomo che in parete aveva lasciato davvero una traccia.

Nelle ore successive al ritrovamento si è allargato anche il cordoglio in Val di Non, dove Sartori era conosciuto bene. La notizia ha attraversato in fretta il territorio, fino agli avvisi funebri pubblicati online, che indicano la nascita a Cles il 31 marzo 1966 e il funerale fissato a Fondo sabato 18 aprile, con successiva cremazione. Segni concreti, freddi sulla carta, che però danno la misura di quanto la tragedia sia ormai entrata nella vita vera di una comunità intera.