Alessandra, “la Coniglietta”, è morta a 47 anni. A Napoli il dolore della comunità trans e la denuncia di ATN sui manifesti funebri: “non rispettata neppure nell’ultimo saluto”

Daniela Devecchi

Alessandra, “la Coniglietta”, è morta a 47 anni. A Napoli il dolore della comunità trans e la denuncia di ATN sui manifesti funebri: “non rispettata neppure nell’ultimo saluto”

Napoli, quando vuole, sa stringersi attorno a una persona con una delicatezza che lascia il segno. È quello che sta succedendo in queste ore dopo la notizia della morte di Alessandra, conosciuta da tante persone come “la Coniglietta”. Aveva 47 anni e il suo nome sta passando di bocca in bocca tra messaggi di affetto, ricordi condivisi e parole che fanno male anche solo a leggerle.

Non è solo una notizia di dolore. È anche una storia che riapre una ferita più grande, una di quelle che non riguardano soltanto una persona ma un intero pezzo di società. Perché insieme al lutto è arrivata anche una denuncia forte: secondo l’Associazione Transessuale Napoli, Alessandra non sarebbe stata rispettata neppure nell’ultimo saluto, con manifesti funebri riportati al maschile in base ai documenti, nonostante avesse sempre vissuto e mostrato la propria identità al femminile.

Il ricordo di Alessandra, “la Coniglietta”

Per l’ATN era un’amica storica. Una persona presente, affettuosa, capace di dare sostegno, dolcezza e forza. Parole semplici, sì, ma pesanti. Perché quando chi resta sceglie proprio quei termini, vuol dire che dietro non c’era una conoscenza superficiale, ma un legame costruito nel tempo.

Il soprannome “la Coniglietta” racconta già qualcosa. Dice familiarità, vicinanza, memoria condivisa. Non è il nome con cui ti chiamano da lontano. È quello con cui ti portano dentro una comunità.

La denuncia di ATN sui manifesti funebri

Il punto che ha colpito di più, e che sta facendo discutere, è quello legato ai manifesti funebri. Nel messaggio diffuso dall’associazione, il dolore per la scomparsa di Alessandra si intreccia alla rabbia per un ultimo saluto ritenuto non rispettoso della sua identità.

È qui che la vicenda smette di essere solo privata. Perché il tema non riguarda soltanto una formula usata su un manifesto, ma qualcosa di molto più profondo: il riconoscimento di una persona per come ha vissuto, per come si è presentata al mondo, per come è stata conosciuta da chi le voleva bene.

ATN lo dice con amarezza: il fatto che Alessandra sia stata riportata al maschile viene letto come il segno di una legge ancora troppo legata a un sistema binario che non riesce a rappresentare tutte le vite reali. E la domanda, a quel punto, arriva da sola: com’è possibile che neppure la morte riesca a mettere fine a questo tipo di cancellazione?

Una ferita che va oltre il singolo caso

La vicenda di Alessandra tocca un nervo scoperto. Per chi vive sulla propria pelle il problema del riconoscimento identitario, il rischio di essere chiamatə nel modo sbagliato non è una questione formale. Non è un dettaglio. È qualcosa che pesa, che umilia, che nega.

Ecco perché questa storia sta facendo così rumore nella comunità trans napoletana. Non solo per il dolore della perdita, ma perché in tante e in tanti ci hanno letto l’ennesimo episodio in cui la vita reale di una persona viene schiacciata da procedure, carte, definizioni fredde.

Così, proprio nel momento in cui ci si dovrebbe fermare davanti alla dignità di una persona, riaffiora invece tutta la rigidità di un sistema che continua a non vedere davvero chi ha davanti.

Il dolore della comunità trans a Napoli

Napoli ha una storia complessa, vivissima, anche sul fronte delle identità di genere e delle soggettività trans. Non sempre facile, non sempre lineare, ma profondamente radicata. Per questo la morte di Alessandra non è stata percepita come la scomparsa di una figura lontana. Al contrario, è sembrata subito la perdita di un volto conosciuto, di una presenza che apparteneva a un tessuto umano preciso.

I messaggi di queste ore raccontano soprattutto questo: un vuoto. Non un ricordo astratto, ma l’assenza concreta di una persona che c’era, che partecipava, che lasciava un’impronta nelle relazioni.

In fondo è questo che colpisce più di tutto. Quando qualcuno se ne va, restano le parole. E quelle dedicate ad Alessandra parlano di affetto vero.

Perché questa storia pesa così tanto

Ci sono notizie che fanno rumore per un giorno e poi spariscono. Altre restano. Questa rischia di restare, perché tocca qualcosa che va oltre la cronaca: il diritto di essere riconosciuti fino in fondo, senza eccezioni, senza parentesi, senza correzioni imposte dall’esterno.

Il dolore per Alessandra, allora, si mescola a una domanda che non riguarda soltanto Napoli: quanto è lontano il momento in cui una persona trans potrà essere rispettata davvero, sempre, anche nei passaggi più delicati della vita e della morte?

È una domanda scomoda. Ma è proprio quella che questa vicenda costringe a fare.

Il ricordo che resta

Alla fine, dentro tutto questo, resta una certezza semplice. Alessandra non viene ricordata come un caso. Viene ricordata come una persona amata. Come un’amica. Come una presenza che ha lasciato qualcosa.

E forse è da qui che bisognerebbe ripartire. Dal nome con cui era conosciuta. Dall’identità con cui ha vissuto. Dal rispetto dovuto a chi non può più difendersi da sola, ma continua a esistere nel ricordo di chi le ha voluto bene.

Napoli oggi piange Alessandra “la Coniglietta”. E insieme al dolore, lascia uscire anche una rabbia precisa, nitida, umanissima. Quella di chi non accetta che una persona possa essere cancellata proprio nell’ultimo gesto pubblico che dovrebbe onorarla.

FAQ

Chi era Alessandra “la Coniglietta”?

Alessandra, soprannominata “la Coniglietta”, era una figura conosciuta nella comunità trans napoletana e ricordata con affetto come amica storica dell’Associazione Transessuale Napoli.

Quanti anni aveva Alessandra?

Aveva 47 anni.

Perché si parla dei manifesti funebri?

Perché l’ATN ha denunciato che Alessandra sarebbe stata riportata al maschile nei manifesti, nonostante avesse sempre vissuto e mostrato la propria identità al femminile.

Cosa ha detto l’Associazione Transessuale Napoli?

L’associazione ha ricordato Alessandra come una persona dolce, forte e presente, denunciando allo stesso tempo il mancato rispetto della sua identità nell’ultimo saluto.

Perché questa vicenda sta facendo discutere?

Perché non riguarda soltanto un lutto personale, ma anche il tema del riconoscimento dell’identità di genere e del rispetto dovuto alle persone trans, anche dopo la morte.