Ci sono storie che non si riescono a ridurre a poche righe di cronaca: quella di Luigi Celeste è una di queste. Una vicenda dura, complessa, che torna oggi a far parlare attraverso una lunga intervista nel podcast One More Time, condotto da Luca Casadei.
Un gesto disperato: la storia di Luigi Celeste
Nel 2008, quando aveva 23 anni, Celeste uccise suo padre. Un gesto estremo, che all’epoca sconvolse chiunque ne venne a conoscenza. Oggi, a distanza di anni, è lui stesso a raccontare cosa c’era dietro quella tragedia. Non cerca giustificazioni, ma prova a spiegare il contesto in cui tutto è maturato.
Gli anni prima della tragedia, gli anni della paura
Parla di un’infanzia e di una giovinezza segnate dalla violenza domestica. Racconta di una casa in cui la paura era quotidiana, fatta di minacce, tensioni continue, momenti difficili da dimenticare. Un clima che, giorno dopo giorno, avrebbe lasciato segni profondi.
Nel suo racconto emerge anche la figura della madre, un punto di riferimento importante in mezzo a tanta sofferenza. Il loro legame, racconta, è stato una delle poche certezze in un ambiente familiare complicato.
La redenzione: lavorare per perdonarsi
L’intervista si sofferma poi su ciò che è accaduto dopo: il carcere, il tempo per riflettere, per fare i conti con quanto successo. E infine il tentativo, non semplice, di rimettere insieme i pezzi di una vita segnata da un evento così grave.
Una storia che ha colpito a tal punto da arrivare anche al cinema, ispirando il film Familia, che riprende temi simili, legati ai drammi familiari e alle loro conseguenze.
Più che un racconto di cronaca, quello di Luigi è un racconto umano. Di quelli che non danno risposte facili, ma che invitano a fermarsi un attimo in più per capire quanto possano essere profonde certe ferite.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
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