Morto Marcello Loparco a Foggia: dolore e sconcerto per la giovane perdita

Giorgia Tedesco

Ci sono notizie che arrivano all’improvviso e fanno più rumore del silenzio che lasciano dopo, quella della morte di Marcello Loparco è una di queste. Aveva appena 29 anni e se n’è andato il 6 aprile, lasciando dietro di sé una ferita difficile da spiegare, prima ancora che da accettare.

La notizia della morte di Marcello Loparco

A Foggia la notizia ha iniziato a circolare piano, tra messaggi, telefonate, parole sussurrate. In poco tempo si è trasformata in un dolore condiviso. Perché Marcello, anche senza essere un personaggio pubblico, era uno di quelli che si fanno voler bene. Un ragazzo normale, nel senso più vero del termine: semplice, alla mano, con quello sguardo un po’ timido e un sorriso che non aveva bisogno di forzature.

Guardando la sua foto, viene naturale pensare a tutte le cose che restano sospese quando una vita si interrompe così presto. Progetti, abitudini, sogni magari ancora in costruzione. E soprattutto i legami: quelli con la famiglia, con gli amici, con chi lo incontrava anche solo ogni tanto ma oggi sente comunque il peso della sua assenza.

L’ultimo momento: le lacrime più dure

L’ultimo saluto si è tenuto lo stesso giorno, nel pomeriggio, nella chiesa della Sacra Famiglia, nella cappellina del Policlinico Riuniti. Un momento raccolto, senza bisogno di troppe parole. C’erano gli sguardi, gli abbracci, le lacrime trattenute e quelle lasciate andare. C’era soprattutto quel senso di incredulità che accompagna sempre le perdite improvvise.

Ricordare, per continuare a vivere

In queste ore, i messaggi per lui e per la sua famiglia continuano ad arrivare. Non frasi costruite, ma ricordi, pensieri semplici, frammenti di vita condivisa. È lì che si capisce davvero quanto una persona abbia lasciato il segno. Perché alla fine restano proprio queste cose: i momenti vissuti, le risate, le parole dette magari senza pensarci troppo ma che oggi tornano alla mente con un peso diverso. Marcello non c’è più, ed è difficile dirlo senza che suoni irreale. Ma in qualche modo continuerà a esserci, nei ricordi di chi gli ha voluto bene. Ed è forse l’unica forma di consolazione possibile, in giornate come queste.