A Nocera Superiore la morte di Corrado Carratù ha lasciato un segno profondo. Il suo nome, in città, era legato da tempo al volontariato e alla Protezione Civile Comunale, dove veniva indicato come il numero 2 del gruppo. La notizia della sua scomparsa è stata accompagnata da parole molto sentite, che restituiscono bene il peso umano della perdita e il legame che Carratù aveva costruito nel tempo con tante persone del territorio. I funerali si sono svolti ieri 2 aprile 2026.
Non si parla soltanto di un uomo impegnato nel sociale, ma di una presenza familiare per molti. Una di quelle figure che, in un paese o in una città, finiscono per diventare parte del paesaggio umano quotidiano. Persone che si incontrano per anni, che si associano subito a un volto disponibile, a un gesto concreto, a una forma di aiuto silenziosa ma costante.
Chi era Corrado Carratù
Corrado Carratù viene ricordato come una figura molto conosciuta a Nocera Superiore, attiva da anni nel mondo del volontariato.
Il suo nome era legato soprattutto alla Protezione Civile Comunale di Nocera Superiore, dove occupava un ruolo di rilievo. Ma attorno a lui emerge anche qualcosa di più personale, che rende il ritratto ancora più vivo. Nel ricordo diffuso in queste ore si parla infatti di una persona vista “crescere”, inserita dentro una rete di relazioni che attraversa scuola, famiglia, amicizie, volontariato e memoria cittadina.
È proprio questo a rendere la sua scomparsa particolarmente sentita. Quando viene a mancare qualcuno che ha attraversato così tanti momenti della vita pubblica e privata di una comunità, il dolore si allarga naturalmente. Non resta confinato alla cerchia stretta della famiglia, ma tocca colleghi, conoscenti, amici e tanti cittadini che quel nome lo avevano imparato a conoscere nel tempo.
Il ruolo nella Protezione Civile comunale
Uno dei punti più chiari del ricordo di Corrado Carratù riguarda il suo impegno nella Protezione Civile Comunale di Nocera Superiore, dove viene indicato come il numero 2. g
Nel volontariato locale, e in particolare nella Protezione Civile, i ruoli non sono mai soltanto formali. Dietro ci sono turni, presenza sul territorio, disponibilità, capacità di intervenire quando serve. Per questo la scomparsa di una figura così conosciuta assume un significato che va oltre il semplice annuncio di un lutto. Diventa la perdita di un punto di riferimento per chi condivideva con lui attività, iniziative e momenti di servizio.
Il ricordo di Carratù come uomo “sempre in prima linea” rafforza proprio questa immagine. Non una figura marginale, ma una presenza concreta, operativa, abituata a stare dentro le cose, accanto agli altri, nei momenti in cui c’era bisogno.
Il volontariato accanto alla moglie Rosalia
Un altro aspetto che emerge con forza è il legame con la moglie Rosalia, citata come compagna di impegno oltre che di vita. Il ricordo li unisce nel volontariato, raccontandoli come una coppia presente “per ogni forma di volontariato”. È una frase semplice, ma dice molto.
Racconta un impegno condiviso, vissuto non come episodio isolato ma come stile di vita. E racconta anche un modo di stare dentro la comunità fatto di partecipazione vera, di presenza, di disponibilità concreta. In certi contesti locali questo conta moltissimo, perché il volontariato non è qualcosa di astratto: ha volti, mani, relazioni, tempo donato.
Il ricordo della famiglia e delle origini
Nel post presente sui social si ricorda che ricorda Corrado Carratù sia stato salutato per l’ultima volta dalla moglie, dai figli, dal fratello e dalle sorelle, dagli amici. Un passaggio che rende il lutto ancora più concreto e vicino.
Vengono citati in particolare il fratello Andrea e le sorelle Costanza e Sara, nomi che danno corpo a un dolore familiare molto forte, ma anche a una storia radicata nella comunità. Non è il ricordo distante di una figura pubblica: è il saluto a una persona inserita in una famiglia conosciuta, in una rete di legami riconoscibili, in una memoria condivisa.
C’è poi un dettaglio molto bello, quasi da album di famiglia cittadino, che riguarda la madre di Corrado, Titina Di Florio, ricordata come insegnante alle elementari. Il racconto riporta anche l’immagine di un bambino seduto senza fiocco, più piccolo degli altri, che ascoltava le lezioni della madre. Quel bambino era proprio Corrado. È uno di quei particolari che danno spessore a una figura e la riportano a una dimensione profondamente umana: prima ancora del volontario, prima ancora del ruolo pubblico, c’è il ragazzo cresciuto in una comunità che lo ha visto diventare uomo.
Un lutto che tocca tutta Nocera Superiore
Quando una persona viene ricordata in questo modo, diventa chiaro che il lutto non riguarda soltanto gli affetti più stretti. Riguarda una città intera, o almeno una parte importante del suo cuore civile. Nocera Superiore oggi saluta una figura che negli anni aveva costruito una reputazione fatta di presenza, disponibilità e impegno costante.
Il tono del ricordo diffuso in queste ore è quello di chi non sta semplicemente comunicando una notizia, ma sta salutando qualcuno che apparteneva alla memoria viva del territorio. E questo, forse, è l’aspetto più forte dell’intera vicenda. Corrado Carratù non viene raccontato solo attraverso un incarico o una qualifica, ma attraverso relazioni, ricordi, fotografie, scuola, famiglia, volontariato.
È così che una persona resta nella memoria collettiva. Non solo per ciò che ha fatto, ma per il modo in cui è stata percepita dagli altri.
FAQ
Chi era Corrado Carratù?
Corrado Carratù era una figura conosciuta a Nocera Superiore per il suo impegno nel volontariato locale e nella Protezione Civile Comunale.
Che ruolo aveva Corrado Carratù nella Protezione Civile?
Nel ricordo diffuso dopo la sua morte viene indicato come il numero 2 della Protezione Civile Comunale di Nocera Superiore.
Corrado Carratù era sposato?
Sì, viene ricordato accanto alla moglie Rosalia, con cui condivideva anche l’impegno nel volontariato.
Chi sono i familiari ricordati nel messaggio di cordoglio?
La moglie, i figli, il fratello Andrea e le sorelle Costanza e Sara.
Chi era Titina Di Florio?
Titina Di Florio era sua madre ed è stata insegnante alle elementari.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






