Antonino Di Marco perde la vita in un’incidente sul lavoro: lutto nella cittĂ  di Enna

Giorgia Tedesco

Non si può morire lavorando: queste le parole della famiglia di Antonino Di Marco, morto lunedì scorso a seguito di un tragico incidente sul lavoro.

Il comunicato del sindaco Maurizio Dipietro

Le parole rivolte ai concittadini raccontano di uno smarrimento collettivo, di una ferita che non riguarda soltanto chi ha perso un affetto diretto, ma un’intera comunità che si riconosce nel dolore dei familiari. In momenti come questi, ogni distinzione si annulla: resta solo il senso di ingiustizia per una vita spezzata troppo presto, mentre si stava semplicemente lavorando, cercando di costruire il proprio futuro e quello dei propri cari.

Quella di Antonino Di Marco è una storia che, purtroppo, si aggiunge a un elenco sempre più lungo. Una “guerra non dichiarata”, come spesso viene definita, che si consuma ogni giorno nei luoghi di lavoro di tutta Italia. Incidenti, fatalità, ma anche responsabilità che interrogano profondamente il sistema nel suo complesso. Dietro ogni numero ci sono volti, famiglie, progetti interrotti. E il rischio è che, con il passare dei giorni, tutto venga assorbito dalla normalità, dimenticato troppo in fretta.

Una falla del sistema: Antonino Di Marco non è il solo

Eppure, tragedie come questa impongono una riflessione che non può essere rimandata. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un aspetto secondario, né un costo da contenere. Deve essere, al contrario, una priorità assoluta, un impegno concreto e quotidiano che coinvolga tutti: datori di lavoro, lavoratori, istituzioni e organi di controllo. Ogni misura di prevenzione, ogni verifica, ogni investimento in sicurezza rappresenta un passo in più per evitare che altre vite vengano spezzate.

Nel messaggio di cordoglio emerge anche un appello chiaro, che va oltre il dolore del momento. Un invito rivolto a tutte le parti coinvolte affinché questa ennesima tragedia non resti senza conseguenze, ma diventi un monito. Perché nessun’altra famiglia debba trovarsi ad affrontare lo stesso strazio, nessun’altra comunità debba fermarsi a piangere un proprio concittadino morto mentre lavorava.

Un dolore che non passerĂ : una perdita che resta

Nel frattempo, resta il raccoglimento. Resta il bisogno di stringersi attorno alla famiglia Di Marco, di condividere il peso di una perdita che nessuna parola può davvero alleviare. In questo silenzio carico di significato, la memoria di Antonino diventa anche responsabilità: quella di non dimenticare e di trasformare il dolore in impegno, affinché tragedie come questa non si ripetano più.