In questa storia c’è una figura che rimane in piedi, mentre tutto il resto si è spezzato, è Giovanni Di Vita, il padre di Sara e marito Antonella. Un uomo che fino a pochi mesi fa conduceva una vita normale, conosciuto nel suo paese, inserito nella comunità, e che oggi si ritrova al centro di una vicenda difficile persino da raccontare.
Cosa sappiamo di Giovanni Di Vita?
A Pietracatella il suo nome non è sconosciuto. Per anni ha avuto anche un ruolo pubblico, è stato sindaco, una presenza attiva nella vita del paese. Una famiglia come tante, senza segnali evidenti che potessero far immaginare quello che sarebbe accaduto dopo. Poi sono arrivati i giorni delle feste. I pasti in casa, i momenti condivisi. E subito dopo, il malessere.
Non è stato l’unico a stare male. Anche lui ha accusato sintomi importanti, tanto da essere ricoverato. Per un po’ si è pensato davvero che fosse stata una tragica coincidenza, qualcosa legato al cibo, un’intossicazione che aveva colpito tutti nello stesso modo. In quel quadro, la sua presenza tra i ricoverati sembrava confermare l’ipotesi più semplice, quella meno inquietante. Ma quella versione, oggi, non regge più.
La nuova verità: è omicidio
Le analisi hanno cambiato tutto: non un incidente, ma un avvelenamento. Una verità che pesa, che sposta ogni dettaglio sotto una luce diversa. E inevitabilmente, anche la sua figura assume un significato nuovo.
Non perché ci siano accuse nei suoi confronti — questo è un punto fermo — ma perché era lì. Perché ha vissuto quegli stessi momenti, ha condiviso quello che è accaduto dentro quelle mura. È una delle poche persone che può aiutare a ricostruire cosa sia successo davvero.
Il lavoro di indagine: chi era l’obiettivo, perché è successo?
Gli investigatori stanno cercando risposte: capire come sia stato possibile, da dove sia arrivata la sostanza, chi possa aver avuto accesso a ciò che è stato consumato. Domande ancora aperte, che ruotano tutte attorno a quella casa e a quei giorni.
Nel frattempo, resta la dimensione più umana, quella che spesso passa in secondo piano ma che è impossibile ignorare. Un uomo che ha perso moglie e figlia, che si è ammalato insieme a loro, e che oggi si trova a fare i conti non solo con il dolore, ma anche con un mistero ancora irrisolto. È da lì che ripartono le indagini. E, in qualche modo, anche la ricerca di una verità che ancora manca.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
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