Un messaggio semplice, diretto, carico di dolore: quello per Luca Martignago. È così che Mattia ha scelto di salutare suo fratello, scomparso tragicamente dopo essere precipitato dal terzo piano delle scuole Mantegna. Parole che raccontano più di qualsiasi ricostruzione: “Caro Luca, fratello mio, lo sai che nel profondo ti ho già perdonato, ma non dovevi andartene così. Fatti vedere in sogno ogni tanto, perché mi mancherai”.
L’addio a Luca Martignago
Un addio pubblico, affidato ai social, che restituisce tutta la fragilità e l’intensità di un legame spezzato troppo presto. Sotto quel post, in poche ore, si è raccolta una comunità intera: amici, conoscenti, semplici cittadini. Commenti brevi, spesso senza parole, ma pieni di partecipazione e vicinanza.
Cos’è successo?
La tragedia si è consumata nella notte, lasciando sgomento e interrogativi. Le scuole Mantegna, luogo quotidiano di studio e vita, si sono trasformate improvvisamente in teatro di un evento drammatico. Le autorità stanno lavorando per chiarire con esattezza la dinamica dell’accaduto, mentre la notizia si è rapidamente diffusa in città , colpendo profondamente chi conosceva Luca e la sua famiglia.
Resta, soprattutto, il dolore di chi resta. Un dolore che non trova spiegazioni, ma solo modi per essere raccontato. Come quello di Mattia, che in poche righe ha dato voce a un vuoto immenso, fatto di ricordi, rimpianti e di un amore che neppure la morte riesce a cancellare.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà .
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