Negli ultimi mesi il nome del giovane Ivan Bonnin ha iniziato a circolare con maggiore frequenza, soprattutto in relazione a temi politici e sociali. Non si tratta, però, di un personaggio nato sotto i riflettori, attenzione. Anzi, il suo percorso affonda le radici in anni di impegno lontano dalla ribalta: tra attivismo, ricerca indipendente e partecipazione diretta a iniziative solidali.
Chi è Ivan Bonnin?
Bonnin si definisce prima di tutto un attivista. Nel corso del tempo ha preso parte a diverse realtà impegnate sul territorio, tra cui le Brigate Volontarie per l’Emergenza, un’esperienza nata durante la pandemia. Un impegno che racconta molto del suo approccio. Un uomo diretto, operativo, spesso lontano dalle logiche istituzionali..
Accanto all’attività sul campo, Bonnin ha sviluppato anche un percorso come ricercatore indipendente. I suoi interessi si concentrano su:
- questioni politiche,
- diritti civili
- e dinamiche sociali contemporanee, ambiti che affronta con uno sguardo critico e spesso controcorrente.
Il rapporto con Ilaria Salis
A portarlo all’attenzione di un pubblico più ampio è stata anche la sua attività di autore. In particolare, il libro “Vipera”, scritto insieme a Ilaria Salis, rappresenta uno dei punti più significativi del suo percorso recente. L’opera affronta una vicenda giudiziaria e politica complessa, offrendo una narrazione diretta e personale, capace di intrecciare esperienza individuale e riflessione collettiva.
Il libro non è solo un racconto, a onor del vero. E’ una vera presa di posizione. Attraverso le sue pagine emerge una visione del mondo ben definita, che mette al centro temi come la giustizia. Così, Ivan, si inserisce in una tradizione di scrittura militante, dove la parola diventa mezzo di denuncia e al tempo stesso di costruzione di consapevolezza.
Un uomo discreto: una crepa nella quotidianità
Nonostante la crescente attenzione mediatica, resta una figura distante dai circuiti più tradizionali della notorietà. La sua presenza pubblica è legata soprattutto a contesti specifici: presentazioni, incontri, dibattiti, spazi in cui il dialogo diretto con le persone ha ancora un valore centrale.
Ivan rappresenta così una voce particolare nel panorama italiano: non quella di un protagonista da prima pagina, ma di chi opera ai margini, contribuendo a costruire riflessioni e percorsi alternativi. Una figura che divide, che suscita interesse e talvolta polemiche, ma che difficilmente lascia indifferenti.
In un’epoca in cui il confine tra attivismo, informazione e narrazione è sempre più sottile, il suo percorso offre uno spaccato di come sia possibile incidere nel dibattito pubblico anche partendo da realtà meno visibili, ma non per questo meno significative.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
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